Israele Arte contemporanea

agosto 24, 2007 in Arte da Gabriella Grea

GrossLa letizia è il passaggio dell’uomo da una minore ad una maggiore perfezione (Spinoza), l’atto creativo per l’artista israeliano è sempre accompagnato da una gioia profonda che costituisce un trampolino per l’immaginazione.

Tuffiamoci, dunque, in questa nuova avventura proposta da palazzo Bricherasio, consapevoli che nuoteremo tra le acque a volte placide e tranquille, a volte profonde e tormentate, della tradizione culturale ebraica, stimmate e leitmotiv di tutti gli artisti presentati in mostra, malgrado le loro diverse individualità.

Il curatore della mostra Arturo Schwarz sottolinea i due tratti caratteristici dello spirito ebraico: un forte individualismo che conduce a rifiutare il principio di autorità ed un’ardente esigenza di socializzare, per sublimare tutte le pulsioni interiori in attività socialmente importanti”. Pertanto l’artista partecipando ad un movimento artistico, non vi aderisce completamente in modo acritico, ma lo rivisita secondo la sua individualità offrendone la sua interpretazione.”- Secondo Schwarz in questa peculiarità “risiede il fascino dell’arte israeliana”, “l’arte è un’attività troppo privata per conformarsi ai dettami di un gruppo.”

Immaginiamo di interrogare in proposito il primo artista in mostra Avigdor Arikha (1929, Bukovina, Romania): “ Sebbene io sappia che nulla è raffigurabile, che non ha senso dipingere un’apparenza su una tela, non riesco a resistere a tale impulso. Le relazioni sulla superficie dipinta si rivelano in modo assolutamente imprevedibile. […] La pittura nasce laddove finiscono le parole.”

Potrebbe intervenire Michel Gross “In effetti la preoccupazione principale dell’ artista non dovrebbe essere rappresentare l’apparenza del suo modello con verosimiglianza fisica; dovrebbe piuttosto sforzarsi di esprimere la sua essenza interiore, il suo spirito. L’artista deve raggiungere una risonanza spirituale con il modello; “chi basa la valutazione di un dipinto sulla somiglianza delle forme rende il suo giudizio immaturo come quello di un bambino” (Su Tung-p’o).

NikelAbbandoniamo i pittori profondamente influenzati dalla saggezza orientale e avviciniamo Lea Nikel (1918, Zhitomir, Ucraina) che sembra invece condividere l’antico pensiero greco secondo cui i colori – attraverso Iris, dea dell’arcobaleno- sono i figli della Meraviglia (Thaumas). “Il lavoro dell’arte è in se stesso una realtà astratta, deve essere costituito da elementi inventati. Già da bambina non avevo nessun interesse al disegno dal vero, lascio che la mia mano, le dita e i pennelli siano guidati dalla mente e dal cuore. Io penso con il cuore e sento con la mente.” “Oso utilizzare colori che altri non osano per non risultare rozzi. Ma nel mio lavoro sta bene. Il mio colore preferito è il “color sporco”, perché dentro un universo caotico può esistere armonia, così elementi conflittuali nella mia opera divengono complementari”. “La stessa finalità dei cabalisti, degli alchimisti suoi antenati” aggiungiamo noi.

Avival“L’artista deve avere il dono di vedere quel che non è visibile (Breton). L’errore sta nel pensare che il modello possa essere scelto solo dal mondo esterno”, sostiene Aviva Uri (1927, Safed, Israele), “Io indago la mia interiorità , obbedisco ai dettami dell’inconscio per dar voce ai miei sentimenti più intimi. La carta è il mondo, la linea è un sentimento, un raggio di cui non conosciamo ancora l’essenza. La linea sono io.”

Mentre Lei, Pinchas Cohen Gan (1942, Meknés, Marocco) che cosa ne pensa? “Non costringo il fruitore a guardare un’opera. Gli fornisco delle alternative e lo influenzo, senza forzarlo ad entrare in indeterminato sistema di immagini. L’arte è un servizio e l’artista è il curatore delle memorie collettive, Tutto svanisce, ma l’arte è sempre in attesa, silenziosamente, indifferentemente, ma fiduciosamente (Orphan’s Kaddish,1992).

Cohen

Con ugual fiducia lo spettatore deve avvicinarsi alla mostra, perché gli artisti presentati danno voce ai loro conflitti, ai loro sogni e alle loro speranze, che sebbene radicati nell’esperienza israeliana, possono tuttavia essere condivisi universalmente.

ISRAELE Arte contemporanea

dal 22 Giugno al 2 Settembre 2007

Palazzo Bricherasio

Via Teofilo Rossi angolo Via Lagrange – TORINO

Tel. 011 57 11 811 – Fax 011 57 11 850

www.palazzobricherasio.it

lunedì: chiuso

da martedì a domenica: 15.30 – 22.30

giovedì e sabato: 10.30 – 22.30

Curatore: Arturo Schwarz

Collaborazione: AMATA – TEL AVIV MUSEUM OF MODERN ART

Direzione e organizzazione: Daniela Magnetti, Giulia Zani,Fondazione Palazzo Bricherasio

Ufficio stampa: Vittoria Cibrario, Paola Varallo, Fondazione Palazzo Bricherasio

Catalogo: Silvana Editoriale, Milano

Didascalie:

  • Michael Gross, Tura II, 1987, olio su lino, 130 x 89 cm,

  • Lea Nikel, Painting, 1969, olio su tela, 89 x 116 cm;

  • Aviva Uri, Who are the winners? Who are the defeated?, 1983, gesso, collage su carta, 153 x 100 cm

  • Pinchas Chen Gan, Confrontations of Painting and Formula, 1982 5 fogli acrilico e penna su carta 100 x 70 cm cad.

    di Gabriella Grea