Islam e Occidente

ottobre 27, 2002 in il Traspiratore da Redazione

Islam e Occidente. Due mondi diversi, ma non inconciliabili. Dalle tragedie della storia recente nasce la domanda, che ha dato il titolo alla conferenza tenuta dal giornalista Igor Man al Sermig di Torino: “L’Islam minaccia l’Occidente?”.

Profondo conoscitore ed esperto della galassia islamica, Igor Man analizza diversità e possibili punti di contatto tra questi due mondi: “Chi si interessa all’Islam non potrà non scoprire, innanzitutto, una fede. Una vocazione a strutturare il politico nel sociale, vale a dire un’ideologia religiosa di organizzazione della società”.

La religione come legge e ordine della società, parametro unico e imprescindibile per valutare valore e meriti del singolo. Emblematica la considerazione, fatta nel 1980, dall’Ayatollah iraniano, massima carica dello Stato: “Alcuni dicono che le persone osservanti, purché competenti, possono partecipare alla gestione del potere. Noi siamo del parere opposto”. Se sei un puro, un religioso, puoi fare tutto. Soltanto gli islamici ortodossi posseggono la virtù.

Per gli integralisti, i regimi laici, e tutto l’Occidente in particolare, commettono peccato. I simboli dell’Occidente sono impuri. Igor Man ricorda scene paradossali accadute in Afghanistan: i talebani prendevano i televisori e li fucilavano in piazza.

Dalla necessità degli integralisti di affermare il valore, il primato assoluto dell’ortodossia islamica, nasce la contrapposizione con l’Occidente. Hussein Massaoui, ideologo dei kamikaze, chiarisce quello che, nella visione integralista della realtà, è lo scopo ultimo della vita del credente islamico: “L’originalità dell’Islam non consiste nell’aver scoperto la funzione salvifica dell’intelligenza, della volontà, della parola, bensì nell’averne fatto il punto di partenza per una prospettiva di salvezza attraverso il martirio”.

In realtà l’idea del martirio per ottenere la salvezza è una chiave di interpretazione distorta della religiosità islamica. Il Corano condanna il suicidio come peccato mortale. L’ “inventore” del martirio è stato l’Ayatollah Khomeini, che negli anni ‘80, durante la guerra con l’Iraq, forte di un’autorità e di un carisma indiscussi, disse: “E’ vero che il suicidio è peccato mortale, ma se tu ti uccidi per eliminare un infedele vai dritto in Paradiso perché sei un martire”. Con occhi lucidi di orrore Igor Man ricorda: “Io ed altri giornalisti abbiamo visto bambini di dieci anni correre scalzi sulle mine”. Gli iraniani facevano sminare il terreno ai bambini, tutti martiri dell’Islam.

Questo è il volto terribile e pauroso dell’integralismo islamico, distorto al punto da divenire disumano. “Non c’è metal detector che tenga. Se decidono di morire per uccidere lo fanno” ammonisce Igor Man.

Come confrontarsi con questa gente? La via d’uscita è interpretare il Corano secondo i valori più profondi, principi tanto antichi quanto attuali. Dall’attenta lettura del testo sacro dell’Islam emergono sorprese inattese. Nel Corano, infatti, Gesù è omaggiato come grande profeta e figlio di Dio ed è riconosciuta la verginità feconda di Maria. Quindi un legame tra Islam e Occidente esiste, è praticabile. Per smorzare la carica di odio degli integralisti, Igor Man suggerisce di “evitare di applicare in modo rigido al mondo musulmano i nostri modelli di primato dell’efficienza, della produttività a tutti i costi. Altrimenti il pericolo è che, da un lato, una massa frustrata, delusa, si accoppi definitivamente con il terrorismo, dall’altro, come sta già avvenendo, nell’immaginario occidentale Islam e terrorismo si identifichino”.

Il Traspiratore – Numero 39

di L. Stra