Incontri per non dimenticare

aprile 25, 2001 in Attualità da Claris

L’Assessorato alla cultura della Provincia di Torino, in occasione del 25 aprile, festa della Liberazione, propone una serie di manifestazioni che non hanno carattere puramente celebrativo, ma vogliono essere occasioni d’approfondimento e concorrere a mantenere viva la memoria di un periodo cruciale della storia italiana. Anni che hanno cambiato il nostro modo di essere, la quotidianità di tutti e che, col passare dei decenni, non devono cristallizzarsi nei ricordi delle generazioni datate, ma essere sempre vivi anche nelle nuove.

Ieri e ier l’altro a Palazzo Cisterna sono stati proposti due volumi di indubbio interesse storico e documentale, che arricchiscono in maniera profonda il patrimonio letterario a supporto delle vicende a cavallo della fine della seconda guerra mondiale.

Il calendario di celebrazioni ed attività educative promossi dalla Provincia di Torino continua fino al 4 maggio. Fra i molti eventi in calendario, si segnalano in particolare quelli che valorizzano il significato storico e culturale degli ecomusei della Resistenza. In val Pellice, val Sangone e al Colle del Lys, in collaborazione con gli enti locali, si svolgono numerose iniziative, fra le quali segnaliamo, all’Ecomuseo della Resistenza del Colle del Lys, la mostra di disegni dell’artista Fritz Baumgartner “I nuovi disastri della guerra”.

Fuori davanti alla porta di Wolfang Borchert

Alla presentazione di “Fuori davanti alla porta” di Wolfang Borchert, edito dalla Umberto Allemandi, sono intervenuti il professor Roberto Rizzo dell’Università di Bologna (che ne ha curato l’introduzione e la traduzione), lo storico Nicola Tranfaglia e il critico d’arte Franco Fanelli.

L’opera di Wolfgang Borchert, morto nel 1947, è rimasta una voce pacifista di intensità unica da parte di un giovane reduce della seconda guerra mondiale, la cui salute fu gravemente compromessa durante il conflitto. La portata educativa delle sue parole, cui si desidera dar nuovamente voce in Italia (essendo attualmente esaurita le pubblicazioni precedenti), ha condotto a maturazione il progetto di ripubblicazione delle opere. I suoi racconti ed il suo teatro, apertamente antibellici, sono caratterizzati da una scrittura espressionista, mai retorica, intrisa di una solida morale pacifista e coniugano, nel lettore, partecipazione emotiva e riflessione etica. Il testo è accompagnato da una “prefazione figurativa” composta da otto disegni concepiti dall’artista Francesco Barocco.

Una Storia nella Storia e altre storie di Foglia e Molinero

Gli autori Francesco Foglia, sacerdote di Chiara Sasso, e Massimo Molinero hanno invece commentato, insieme a Gino Cattaneo, Italo Tibaldi, Ferruccio Maruffi e Don Gianluca Popolla, il volume “Una Storia nella Storia e altre storie”. Durante l’incontro l’attore Marco Alotto ha letto alcuni brani del libro, una storia di confini, sia geografici che di scelte di vita, un percorso che si snoda tra Novalesa (val di Susa ), St. Jean (Francia), Dachau (Germania), Rolandia (Brasile), Hauzenberg (Germania). Una storia che, attraverso diari, documenti inediti ed importanti testimonianze, traccia il percorso, di estremo impegno sociale, di partigiani e deportati, e che ha suscitato l’interesse e la partecipazione del Vescovo di Susa e della Curia.

Le vicende di don Francesco Foglia sono eccezionali. Nato a Novalesa nel 1912, diventa sacerdote francese nel 1935. Rientrato in Italia si arruola come cappellano militare con gli alpini per i Balcani. In Montenegro il 5 maggio del ’42 partecipa attivamente ad uno scontro, rimane ferito e viene in seguito decorato con medaglia d’argento al valor militare. Fino a quando lo arrestano risulta una figura leggendaria, per i suoi travestimenti e le sue capacità politico militari: entra in contatto con il primo gruppo partigiano e conosce l’ingegner Sergio Bellone con cui organizza varie azioni militari. Una di queste, il più grande sabotaggio in Europa, è la distruzione del ponte dell’Arnodera (nel 1997 il presidente Scalfaro è stato sul posto per inaugurare una lapide in ricordo). Arrestato a Torino ad inizio ’44 viene spedito a Mauthausen e poi a Dachau fino alla liberazione.

Dopo la guerra, tornato in Italia, riprende il posto al Moncensio (territorio italiano legato alla diocesi francese) come parroco fino al ’47 quando sceglie il Paranà, Rolandia, dove condivide la sorte dei campesinos senza risparmiarsi. Per motivi di salute torna dopo quasi venti anni in val Susa, ma non riesce più ad inserirsi. Decide a questo punto di partire per la Germania, rifiuta la Croce al valor militare nel 1968. Rimane ad Hauzenberg fino alla morte nel ’93.

I nuovi disastri della guerra, mostra di disegni di Fritz Baumgartner

I disegni, d’ispirazione goyesca, narrando i drammatici eventi bellici rievocano aberranti memorie che nella loro inaccettabilità offrono un momento di riflessione sul tema della pace, contro la disumanità di tutte le guerre. I 43 fogli disegnati furono presentati per la prima volta a Torino nel marzo del 1976 presso la Galleria d’arte moderna, in occasione della pubblicazione del libro di Gino Nebiolo I nuovi disastri della guerra, ed. Priuli & Verlucca, dove vengono messe a confronto l’opera di Goya e quella di Baumgartner. La serie, acquistata dalla Provincia di Torino, venne esposta nel novembre del 1983 a Palazzo Cisterna in occasione del convegno “Per la democrazia, per il progresso civile e sociale, per la pace nella sicurezza”.

Come ben scrive Marisa Vescovo, nella prefazione, “I disegni dei “Nuovi disastri della guerra”, pubblicati in questo catalogo che accompagna la mostra organizzata dalla Provincia di Torino presso l’Ecomuseo della Resistenza al Colle del Lys, sono ovviamente quelli del 1974-1975, ma oggi li leggiamo con un occhio più disincantato, abituato alle violenze di eventi cruenti che sbocciano come fiori velenosi ormai ovunque. Ciò che colpisce subito di queste opere è il segno deformante e decisamente concitato di memoria espressionista, che arriva ad essere aggressivo, e talora, pure regressivo. Non si tratta infatti di deformazioni solo ottiche, ma deformazioni determinate soprattutto da fattori soggettivi, quale l’intenzionalità con cui l’artista affronta temi violenti e tragici, come quello dei soldati in battaglia, e poi uccisi, dei forni crematori nei campi di sterminio, delle torture, delle donne usate come oggetto per esperimenti, delle bombe, della fame patita nei lager, in cui si sente una tensione così aspra quasi come se quella guerra avesse finito per distruggere l’umanità intera”.

di Claris