Imperium

luglio 2, 2001 in Libri da Stefano Mola

Ryszard Kapuscinski, “Imperium”, Universale Economica Feltrinelli, pagine 276, lire 14.000

24749(1)Parigi. Jardin de Luxembourg . È mattino, inverno, il sole ancora non è alto. Però la luce già si fa strada, arriva da sotto l’orizzonte, da dietro le file di tetti che solo a Parigi, invade il cielo, il blu notte non è più. I rumori della città che si sveglia arrivano attutiti, alle spalle il palazzo del Senato, se non fosse per chi lotta con l’aria nei movimenti al rallentatore del tai chi o per i joggers sbuffanti, non stupirebbe una parrucca libertina, una dama dall’ampia gonna, un Luigi XV.

E qui, ai miei piedi, una cartina del mondo, enorme, è un gioco educativo per le scuole, ci sono anche delle ciabatte da indossare per camminarci sopra. È più grande di una stanza, sono dalla parte che per noi europei è il sopra, è come se i miei piedi fossero il polo nord. Visto che è una carta e non una sfera, il polo più che un punto è un bordo, cammino lungo il bordo, come non essere sorpresi dall’enormità della Russia, sono metri e metri, abbasso lo sguardo a leggere qualche nome. Dove sarei, cosa farei, adesso, se fossi nato a Verkhojansk, oppure a Olenëk, oppure a Atbasar, a Vitim? Città perse in mezzo a distanze enormi, colmate di steppe, o monti, o tundra. Sarei un pastore di yak? Un minatore? Un raccoglitore di cotone?

Come si può tenere insieme un paese così grande? Adesso, c’è il telefono, internet, la televisione. Quanto tempo, a cavallo, per portare una notizia da Mosca a Krasnojarsk? Quanti popoli e quante etnie? Uzbeki, tartari, baskiri, altaici kirghisi (e si potrebbe continuare)… Quante lingue?

24751Ryszard Kapuscinski ha conosciuto l’impero russo fin da piccolo. Nato in Bielorussia, vive l’invasione del paese nel settembre del 1939, le divise azzurre della NKVD , l’imposizione dello studio del russo, i distintivi di Molotov, Zdanov, Chrushev, Stalin da appuntare sul vestito, scambiati coi compagni come oggi quelli dei calciatori.

Questo libro raccoglie le impressioni, le visite, le conoscenze fatte durante i suoi viaggi nell’Unione Sovietica prima, nella CSI poi: il prosciugamento del Lago d’Aral; le visite ai lager di Vorkuta , della Kolyma ; il tour di tutte le repubbliche musulmane coi loro mille conflitti etnici; l’attenzione alle devastazioni dell’ambiente; un viaggio in transiberiana; Mosca al tempo di Gorbacev…

Non è la presunzione di dipingere un affresco, impresa forse impossibile per un paese così grande, piuttosto il tentativo di raccontare un paese attraverso una serie di istantanee, prese in momenti diversi della vita dell’autore e dell’evoluzione del paese, basti guardare alle date delle diverse sezioni del libro: 1939, 1958, 1967, 1989-1991, 1992-1993.

Al di là del piacere della scoperta di realtà sconosciute, una delle cose più belle del libro è l’inesauribile curiosità umana dell’autore, la sua voglia di capire parlando con la gente: desiderio anche difficile da soddisfare quando parlare con uno sconosciuto, in Unione Sovietica, poteva significare parlare con una spia. Un grande reportage, ma anche una grande testimonianza umana.

E per chi avesse ancora voglia di Russia, sempre sulle pagine del Traspi, potete anche trovare la recensione di “Babylon”, Viktor Pelevin e “A tavola con gli Zar”, Dada Rosso.

Altri link:

– Un’ intervista all’autore

– Una mappa della Russia Cronaca e foto di un viaggio in transiberiana

– Un sito di curiosità sulla Russia di uno studente

di Stefano Mola