I’ll be your mirror

febbraio 8, 2011 in Arte da Benedetta Gigli

nan goldinMartedì 15 febbraio, alle ore 20.30, presso il Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, verrà presentata l’opera autobiografica I’ll be your mirror (dal titolo di una canzone dei Velvet Underground & Nico), della fotografa statunitense Nan Goldin.

Si tratta di un documentario girato insieme ad Edmund Coulthard nel 1998, vincitore del Premio Speciale della Giuria al Prix Italia e del Miglior Documentario al Montreal Festival of Films and Art. E’ il racconto della vita dell’artista, che combinando riprese video e fotografia, dipinge il ritratto di una generazione vissuta tra i party selvaggi dell’esuberante New York degli anni Settanta e Ottanta e il periodo dell’impatto devastante dell’Aids. Sulle note dei Velvet Underground, Patti Smith, Television e Eartha Kitt, gli amici più intimi della Goldin vengono intervistati raccontando storie con un’umanità e sincerità sorprendenti: David, che per primo la soprannominò Nan introducendola ai drag clubs, Sharon, che accudì la sua migliore amica Cookie nelle fasi terminali dell’Aids, Bruce e il suo racconto di lotta con la sieropositività.

La serata, promossa dallo studio torinese P E P E fotografia in collaborazione con Guido Costa Projects e il supporto del Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, si concluderà con la performance live di Fabrizio Modonese Palumbo ed Ernesto Tomasini, ALMAGEST!

Ingresso gratuito

Museo Regionale di Scienze Naturali, via Giolitti, 36, Torino

Tel. 011/8159058

Nan Goldin

Nata a Washington nel 1953, è cresciuta a Boston, dove ha frequentato la School of the Musem of Fine Arts. Vive a New York dal 1978, dove si afferma, negli anni ‘80 e ‘90, come una delle maggiori esponenti di un’arte che ha rifiutato formalismi astratti e concettuali in favore di una identificazione totale con la vita, attraverso una completa immersione nelle culture delle minoranze sessuali e sociali. Gli eccessi di alcool, droga, dell’amore e del sesso, le relazioni etero ed omosessuali, la costruzione delle identità sessuali nelle serie fotografiche dedicate alle sue amicizie nelle comunità delle drag queens di Boston e New York, si alternano nella sua opera ad immagini disarmanti che non risparmiano i momenti di maggiore vulnerabilità personale.Negli ultimi anni, Nan Goldin ha rivolto il proprio occhio ad altre culture alternative o “irregolari”, come il mondo della prostituzione nelle Filippine o i giovani protagonisti della ventata di liberazione sessuale in Giappone forse ricercando, in senso lato, i perduti compagni di strada.

di Benedetta Gigli