Il sudore nelle canzoni di Guccini

febbraio 8, 2003 in Sudate Carte da Stefania Martini

32751(1)Il sudore è un concetto che ritorna spesso anche nei testi di uno dei cantautori italiani più impegnati, canzoni entrate nella storia della nostra musica leggera.

Amerigo

[…]

L’America era allora per me provincia dolce, mondo di pace

Perduto un paradiso, malinconia sottile, nevrosi lenta

E Gunga-Din e Ringo, gli eroi di Casablanca e di Fort Apache

Un sogno lungo il suono continuo ed ossessivo che fà il Limentra (Tronto)

Non sò come la vide quando la nave offrì New York vicino

Dei grattacieli il bosco, città di feci e strade, urla, castello!

E Pavana (Ascoli) un ricordo lasciata tra i castagni dell’Appennino

L’inglese un suono strano che lo feriva al cuore come un coltello

E fu lavoro e sangue, e fu fatica eguale mattino e sera

Per anni la prigione, di birra e di puttane, di giorni duri,

Di negri ed irlandesi, polacchi ed italiani, nella miniera

Sudore d’antracite, in Pennsylvania, Arkansas, Texas, Missouri

Tornò come fan molti, due soldi e giovinezza ormai finita

L’America era un angolo, l’America era un’ombra, nebbia sottile

L’America era un’ernia, un gioco di quei tanti che fà la vita

E dire boss per capo, e ton per tonnellata, rifle per fucile.

[…]

Primavera di Praga

[…]

Son come falchi quei carri appostati

e corron parole sui visi arrossati

corre il dolore bruciando ogni strada

e lancia grida ogni muro di Praga

Quando la piazza fermò la sua vita

sudava sangue la folla ferita

quando la fiamma col suo fumo nero

lasciò la terra e si alzò verso il cielo

Quando ciascuno ebbe tinta la mano

quando quel fumo si sparse lontano

Janus ancora sul rogo bruciavo

all’orizzonte del cielo di Praga

[…]

Signora Bovary

[…]

Ma che cosa c’è in fondo a questa notte,

quando l’ora del lupo guaisce

e il nuovo giorno non arriva mai

e il buio è un fischio lontano che non finisce;

di minuti lunghi come il sudore

di ore che tagliano come falci

e i tuoi pensieri solo un cane in chiesa

che tutti prendono a calci.

Ma cosa c’è, cosa c’è…

atrii a piastrelle di stazioni secondarie,

strade più strade di avventure solitarie,

clown della notte,

valigie vuote,

piene di trucchi per tragedie immaginarie…

telecomandi per i quotidiani inferni,

battute argute di architetti postmoderni,

amanti andate,

piaceri a rate,

pallottolieri per contare estati e inverni.

[…]

Venezia

[…]

Stefania era bella,

Stefania non stava mai male

ma è morta di parto gridando

in un letto sudato di un grande ospedale

Aveva vent’anni, un marito, e l’anello nel dito

mi han detto confusi i parenti che quasi il respiro

inciampava nei denti.

Venezia è una albergo,

San Marco è senz’altro anche il nome di una pizzeria,

la gondola costa, la gondola è solo un bel giro di giostra.

Stefania d’estate

giocava con me nelle vuote domeniche d’ozio.

Mia madre parlava,

sua madre vendeva Venezia in negozio.

[…]

di Stefania Martini