Il ritorno al castello maledetto

febbraio 14, 2002 in Technology da Redazione

25418Dieci anni fa (tondi tondi) ID Software rese disponibile la versione shareware di un gioco che, forse anche a loro insaputa, avrebbe rivoluzionato il mondo dei videogiochi. Il titolo in questione è Wolfenstein 3D, dove per la prima volta si era “nel gioco”, con la visuale posizionata in prima persona, del proprio corpo si poteva vedere solo l’arma utilizzata: erano nati i First Person Shooter (Sparatutto in prima persona).La trama del gioco era molto semplice: ambientato negli anni del nazismo, il nostro compito era di esplorare il vastissimo castello, uccidendo tutti i soldati nemici per arrivare, alla fine, al cospetto di Hitler in persona, il nostro ultimo obiettivo.

I progetti successivi della ID Software spinsero sempre al limite le risorse dei nostri poveri PC con le fortunate seri di Doom e Quake, e il successo derivato da questi titoli si può verificare guardando il numero esorbitante di Ferrari parcheggiate davanti agli uffici della software house, ma un sequel ufficiale del capostipite di tutto era rimasto celato nell’ombra.

Dieci anni dopo ID Software ci riporta nel famigerato castello con Return to Castle Wolfenstein, un titolo che ben poco ha da spartire con il suo antesignano, soprattutto dal lato tecnico, ma non solo.

25417(1)RTCW (lo chiameremo così d’ora in poi) è l’ultima evoluzione dello strepitoso motore grafico di Quake 3. Con un computer di fascia medio-alta potremo ammirare le grandiose architetture degli interni del castello e delle desolate lande che dovremo percorrere per poter raggiungere il nostro obiettivo, naturalmente mentre schiviamo i proiettili che i (poco) simpatici soldati del terzo reich ci vomitano addosso in quantità. Il nostro alter ego, un agente segreto che risponde al nome di B. J. Blazkowicz, si trova in una cella del castello, da cui, una volta evaso, dovrà riuscire a fermare non solo l’ondata nazista, ma anche degli esseri demoniaci che stanno tentando di emergere dalle viscere della terra con lo sconsiderato aiuto dei soldati tedeschi.

Come da copione l’arsenale a nostra disposizione, all’inizio abbastanza scarso, si arricchirà di ogni possibile gingillo d’epoca, dal fucile da cecchino alle granate, per poi arrivare ad armi sperimentali delle SS molto ma molto potenti…

L’anima di RTCW però è duplice. Se quella appena accennata è (più o mano) l’esperienza in single player, l’altra faccia della medaglia è una sezione multiplayer decisamente ben congeniata.

25416(2)ID Software aveva rilasciato come primo demo pubblico proprio un Multiplayer test, in modo da saggiare non solo il motore grafico, ma anche la bontà delle mappe e della struttura del multiplayer stesso. Appena collegati infatti a uno dei numerosissimi server disponibili (ne sono nati decine e decine per qualsiasi tipo di competizione) si deve scegliere se impersonare uno degli alleati o un nazista, il ruolo (soldato, medico, ufficiale etc…) e poi si viene catapultati nella battaglia, dove la scelta più sbagliata è sempre quella di credersi dei Rambo e uscire allo scoperto sparando all’impazzata, subendone in questo modo solo le conseguenze. RTCW è un gioco di team, dove chi impersona il medico deve preoccuparsi di curare i feriti, l’ufficiale di dare ordini e il buon esempio e così via.

Non è difficile collegarsi ad un server e trovare una ventina di soldati alleati che sbarcano sulla costa sotto il fuoco incrociato dei mitragliatori nazisti, mentre alcuni cadono sotto i colpi, altri riescono ad infiltrarsi nei bunker e a prendere il controllo dell’area. E’ molto esaltante e il bello è che tutti i soldati che incontrate sono persone “fisiche” che in quel momento sono collegate per vivere insieme la stessa avventura. Fantastico!

Beh, avrete capito che questa nuova fatica di Carnack e soci ci è piaciuta molto e già non vediamo l’ora di mettere le mani sul prossimo attesissimo progetto di questi terribili ragazzi: il terzo capitolo di Doom.

di Davide ‘Zak’ Moretto