I predatori del libro perduto – I

dicembre 5, 2007 in Cinema da Redazione

KubrickCon l’avanzare degli anni, l’aumento della tecnologia, la diffusione di immagini televisive a livelli ridondanti, l’antico e sano piacere per la lettura diventa sempre più una tendenza “alternativa”. Colui che ama e corteggia il libro, viene spesso visto come un alieno o un intellettuale (foss’anche estimatore di Kinsella, la pseudo-scrittrice autrice della serie “I Love Shopping”).

Eppure, senza la scrittura la nostra società sarebbe diversa. E’ stata uno dei primi tentativi di comunicazione, dopo la parola e qualcosa dovrebbe pur dire.

Invece, oggi, aumentano i venditori di nulla, soprattutto mediatici, e diminuiscono coloro che si lasciano trasportare dalla propria immaginazione e dalle parole di qualcuno che avrebbe tanto desiderato lasciare qualcosa.

Se a guardarlo, un libro, sembra noioso e sterile, quanto divertimento potrebbe scaturire da un buon romanzo di avventura, o d’amore, o. Ce n’è per tutti i gusti: abbiamo Hornby per il ragazzo che ama la musica e legge per rilassarsi, Eco per chi vuole mescolare avventura e storia, Bukowski per chi vorrebbe ottenere qualcosa di più di una semplice storia con capo e coda.

Insomma, se abituassimo i più alla lettura, le sorprese sarebbero molte.

Non per niente, sono proprio i libri la maggiore fonte d’ispirazione di un’altra arte, il Cinema.

Se ci pensiamo bene, il Cinema potrebbe risultare la massima via d’espressione. In esso sono contenute la fotografia, la dialettica, l’arte visiva (soprattutto), l’espressione corporea, la musica. Un connubio di tutto ciò che l’uomo ha creato in secoli e secoli di ispirazione artistica.

Eppure ha una strana limitazione: non è in grado di trasformare le parole in immagini.

Mi spiego meglio. Anzi, pongo la domanda essenziale: quanti di noi si sono ritrovati ad assistere al saccheggio selvaggio del proprio libro preferito? Quante volte ci siamo detti “Ma questo non era così!” oppure “io me l’ero immaginato differente”… e, per quanto ci potesse anche piacere quel film, alla fine ne usciamo stravolti, quasi violentati, perché i nostri amici (quelli della storia, che abbiamo sempre custodito con una certa gelosia. Abbiamo sempre consigliato, certo, il romanzo, ma con riserbo. In fondo sapevamo benissimo che, oltre noi, nessuno avrebbe colto certe profondità racchiuse nell’opera in questione. Perché sembrava proprio scritto da noi o da qualcuno molto affine) sono stati uccisi dalla pseudo-creatività del regista (o dello sceneggiatore, spesso).

Insomma, per essere laconici: i film tratti dai libri non sono all’altezza dell’opera.

Salvo poche e misere eccezioni. Misere per la quantità, non per la qualità. Stanley Kubrick ha basato quasi l’intera sua opera sulla trasposizione di libri. Lolita, per esempio. E che dire de “”2001, Odissea nello Spazio”, tratto da un libro noioso, che cade facilmente nel dimenticatoio? Tuttavia, traendo concetti basilari del romanzo e aggiungendo simbolismi e soprattutto il genio di cui era capace, risulta assolutamente un Capolavoro del cinema mondiale.

Kubrick è riuscito pure nell’impossibile: ha trasportato nel mondo del cinemascope anche un libro di Stephen King, da sempre l’autore più cercato e filmato. Shining supera di molte spanne l’idea dell’orrore del Re, mantenendo dei ritmi lenti, quasi realistici, di quanto nell’Hoverlook Hotel stava accadendo.

Anche qui, si può parlare di capolavoro assoluto.

Kubrick non è l’unico. Altri film degni di nota sono “Il pianeta delle scimmie” (quello degli anni ’70, naturalmente) il cui libro è un romanzetto di fantascienza di serie B. “Dracula” di Coppola. Sempre di Coppola, troviamo la Trilogia del Padrino, che tocca quasi l’apice della bellezza cinematografica.

Come dicevo poche righe fa, si tratta di casi sparuti, che si possono contare sulle dita delle mani. Per il resto, pattume e piattume.

Cito dei film a caso, senza alcun ordine, se non mentale (soprattutto è l’ordine delle mie sofferenze letterarie): “The Hours” di Cunningham, “La colazione dei campioni” di Kurt Vonnegut; “La storia infinita” di Michael Ende e “Il nome della Rosa”, di Umberto Eco, ridotto ad un’accozzaglia di frati freak, pazzi ed omicidi, con Guglielmo reso a vate scemotto con sorriso sornione.

Per non parlare del flop più terribile che mai uomo abbia potuto concepire: “It”, tratto dal capolavoro di Stephen King.

..continua…

I predatori del libro perduto – II

di Alice Suella