Hostages

maggio 6, 2004 in Punti di Vista da Simona Margarino

English Version
Versione Italiana

“Met ripe pine-apple for the first time. –

On the road to day passed a skeleton tied up to a post. Also white man’s grave – No name. Heap of stones in the form of a cross.

Health good now.


Joseph Conrad, The Congo Diary, 7/29/1890.

ostaggi_IraqMay 1st, 2004

[1] A pile of naked bodies bent against the white wall. Plastic bags masking their head. Two soldiers in uniform taking photographs, I know them both. Laughters coming from somewhere. The sound of male genitals from somewhere else. Night-time: too dark to understand all this. Must save the questions for later.

[2] Left the barracks behind at dawn. It’s a long walk. Soon I’ll come back, maybe.

[3] Met the guy along the uneven path, he has a van. Blind-folded, arrived at the camp place at 10.30 a.m. He sets my eyes free. Position: south of any logic, a strip of deserted, sticky earth tightened by stones and a narrow river. The upper reaches disappear in the horizon. Weather: windy. Currents could change ny time, it seems.

We get off and enter a tent, the guy is taking me to the Commander’s. Here he is in front of me, with a beard, a gun and bare feet; he stares at me and orders me to sit down on the floor (mud, to be honest). He keeps the hostages I’m here for. Got to wait. A prayer, first. An endless hour to listen. Then they come. A puree of corpses. Again.



40 degrees in the shade. It’s damn cold: my heart’s already frozen.

His hand slowly approaches my face, I wonder how strong it can beat, and lifts a piece of the tent’s cloth on my left. Our gaze turns outwards: no movement there, just some bullets bursting in the still air, water runs calmly. Must cross it to march towards home. A finger points at it. Where is the right course?, the Commander asks. It depends. Which bank are we looking from? They’ve become the same to me. I can’t almost see the river any more.

(1890-2004: what has changed?)

Ostaggi

“Incontrato per la prima volta ananas maturo. –

Sulla strada oggi passato davanti a uno scheletro legato a un palo. Anche alla tomba di un bianco – Nessun nome. Mucchio di pietre in forma di una croce.

Salute buona adesso.


Joseph Conrad, Diario del Congo, 29/7/1890.

1° Maggio, 2004

[1] Un mucchio di corpi nudi piegati contro la parete bianca. Sacchetti di plastica a mascherare le teste. Due soldati in divisa che fanno foto, conosco entrambi. Risate che vengono da qualche parte. Il suono di genitali maschili da qualche altra. Notte: troppo scuro per capire tutto questo. Devo risparmiare le domande per dopo.

[2] Lasciata dietro la caserma all’alba. È una lunga camminata. Presto tornerò, forse.

[3] Incontrato l’uomo lungo la strada dissestata, ha un furgoncino. Bendato, arrivo al campo alle 10.30 di mattina. Mi libera gli occhi. Posizione: a sud di ogni logica, una striscia di terra deserta e appiccicosa stretta da pietre e un fiume angusto. I tratti superiori scompaiono nell’orizzonte. Tempo: vento. Le correnti potrebbero cambiare ad ogni momento, pare.

Scendiamo ed entriamo in una tenda, l’uomo mi sta portando dal Comandante. Eccolo davanti a me, con la barba, un’arma e i piedi scalzi; mi fissa e mi ordina di sedermi sul pavimento (fango, a essere onesti). Lui tiene gli ostaggi per cui sono qui. Devo aspettare. Una preghiera, prima. Un’ora infinita ad ascoltare. Poi vengono. Un purè di cadaveri. Di nuovo.



40 gradi all’ombra. Fa dannatamente freddo: il mio cuore è già gelato.

La sua mano si avvicina lenta alla mia faccia, mi domando quanto forte possa colpire, e solleva un pezzo del tessuto della tenda alla mia sinistra. I nostri sguardi si girano insieme verso l’esterno: nessun movimento lì, solo alcuni proiettili che scoppiano nell’aria immobile, l’acqua scorre calma. Devo attraversarla per marciare verso casa. Un dito la indica. Dov’è il corso giusto?, chiede il Comandante. Dipende. Da quale riva stiamo guardando? Sono diventate la stessa cosa per me. Non riesco quasi più a vedere il fiume.

(1890-2004: cosa è cambiato?)

di Simona Margarino