Francesco Attesti al Sarajevo Winter Festival

febbraio 15, 2010 in Musica da Stefano Mola

SARAJEVO WINTER FESTIVAL

Sarajevo è una macchia nera nella memoria dell’Europa. Un assedio lungo quasi quattro anni, 12.000 i morti stimati. Una tragedia a due passi da noi, successa appena due passi indietro nel tempo: dal 1992 al 1996. Dove eravamo, cosa facevamo, quali ricordi abbiamo, di noi e della nostra attenzione? Domande che possiamo farci, ogni tanto, che forse dovremmo, come per i tanti altri luoghi nel mondo dove, come dice il poeta, life is evil now.

Di fronte a questo velo pesante e nero possiamo distenderci e lasciarci coprire, oppure cogliere con forza ciò che rimane e che continua. Per esempio, il Sarajevo Winter Festival è una manifestazione in cui artisti e cittadini di tutto il mondo si incontrano, fin dal 1984.

In questi 25 anni, si sono tenuti ben 3100 eventi, con oltre 27.000 artisti e addirittura 3 milioni di spettatori. Numeri importantissimi, da tenere in mano, segni di speranza, perché dove le persone si incontrano per assistere a uno spettacolo, una mostra, un concerto, non può non esserci la speranza d’una comunicazione.

Sono parole che suonano retoriche, probabilmente. Eppure le riteniamo ostinatamente vere, ed è per questo che riteniamo valore, seppur piccolo, dare spazio qui alla notizia della sua esistenza, o al suo memento qualora chi legge sapesse già.

L’edizione di quest’anno si apre sulle parole: what now? quanto mai appropriate in un periodo dove i riferimenti più saldi sembrano venire meno. Un momento in cui l’arte stessa non può sottrarsi a una ridefinizione, alle domande sulla sua stessa essenza in un contesto mondiale in così rapida e per certi versi drammatica evoluzione.

UNA PRESENZA ITALIANA

attestiCi piace quindi citare il contributo di Francesco Attesti. Il prossimo 23 febbraio si esibirà, come unico pianista solista italiano, con un programma dedicato a Chopin. Ecco nelle sue parole le ragioni di questa scelta: considero Chopin come il compositore per eccellenza del pianoforte; è il primo che mi ha colpito in senso assoluto e l’unico a portare il pianoforte alla più elevata espressività. Con la sua musica è riuscito a superare tutti i limiti fisici che la natura gli aveva imposto: il suo fraseggio sembra, a volte, rispecchiare la difficoltà respiratorie della tubercolosi. Egli era affascinato dai cantanti e ammirava Bellini di cui aveva ascoltato le opere a Parigi; in quest’aspetto, ritrovo un po’ di italianità e, in particolare, melodie stupende su un tappeto sonoro sempre denso e geniale. Poi c’è l’aspetto tattile: noi pianisti viviamo del contatto sui tasti del pianoforte, e ogni volta che studio un nuovo brano è come “ritrovarmi” nelle intenzioni stesse del compositore, lo sento e lo interiorizzo come se fosse mio. Il concerto a Sarajevo sarà un dono per la città e il Festival, in occasione del duecentesimo anniversario della nascita del compositore polacco (1 Marzo 1810), farà riflettere su ciò che la popolazione ha sofferto nel corso della terrificante guerra. Per questo ho scelto, come omaggio alle vittime del conflitto, la Sonata Op. 35 n. 2 con la celebre “Marcia Funebre”.

Francesco Attesti, nato a Cortona nel 1975, è un pianista italiano con carriera internazionale, considerato uno dei migliori interpreti della sua generazione nel repertorio romantico e del primo novecento. Inizia lo studio del pianoforte a 6 anni e si esibisce nel primo concerto pubblico all’età di 11 anni. A 16 anni incontra Sergio Perticaroli che lo invita ai corsi estivi presso il Mozarteum di Salisburgo, dove approfondisce il repertorio pianistico romantico, in particolare di Chopin e Liszt. La frequentazione delle lezioni con il Maestro Perticaroli proseguirà, poi, a Roma e lo porterà a vincere vari premi in concorsi pianistici nazionali e internazionali. Attesti è stato, inoltre, vincitore per tre anni consecutivi (2003, 2004 e 2005) della “Borsa di Studio per Giovani Talenti” offerta della Fondazione “Ursula Ströher” di Basilea (Svizzera). Nel 1998 si diploma con la massima votazione presso il Conservatorio “L. Cherubini” di Firenze, sotto la guida del Maestro Luigi Tanganelli. Successivamente, frequenta masterclass con Jacques Rouvier e Hector Moreno. Nello stesso anno, registra un CD di musica contemporanea per Rugginenti Editore su testi del poeta Edoardo Sanguineti. Da quel momento, molte sono le collaborazioni e registrazioni per varie case discografiche con compositori contemporanei del calibro di Silvia Bianchera Bettinelli, Biagio Putignano, Raoul De Smet, che culmineranno nel 2008 con l’esecuzione in prima europea con la Czech Chamber Philharmonic Orchestra di Praga del concerto per pianoforte e orchestra “Chiavi in mano” del compositore Premio Pulitzer Yehudi Wyner. Nel 2007 registra in prima mondiale, per “Le Voci della Città”, una trascrizione inedita per pianoforte e organo del Requiem di Verdi con il collega organista Matteo Galli. Nel 2008 con l’etichetta Drycastle produce un CD dal titolo “Feeling Chopin”, interamente dedicato al compositore polacco. Attratto dalla perfezione assoluta nel fraseggio e nella sonorità dello strumento, Francesco Attesti sviluppa modalità espressive particolari e uniche, che esprime in un’intensa attività concertistica con esibizione in prestigiose sale di tutto il mondo.

di Stefano Mola