Finestra sulla Goliardia

agosto 10, 2001 in il Traspiratore da Redazione

Parlantina sciolta, modi eleganti e decisi, battute taglienti, capacità di visione allargata ed acuta, ecco in sintesi la presentazione di A. D., goliarda piemontese di “alto rango” che ha gentilmente concesso al Traspi un’intervista esclusiva.

Esiste un periodo della propria vita particolarmente adatto per diventare goliardi?

La vita di un uomo non si può facilmente sezionare, tagliare a pezzi, perché i giorni che la costituiscono si susseguono, quasi solidali, come anelli di un’immensa ed infinita catena. Il periodo goliardico non è che un momento nella continuità della creatura. Di tutte le ore vissute, forse, quella goliardica è una delle più importanti, delle più dense, delle più grondanti gioia di vivere. E’ l’ora che, secondo Claudel, “segna un punto tra la primavera e l’estate”.

Non è, quindi, una data; è un periodo durante il quale l’intero essere si trasforma e si dirige verso una vita interiore profonda.

Quali sono gli stimoli propulsivi necessari per aderire alla Goliardia?

Sicuramente lo spirito d’opposizione, che, per altro, è senza dubbio il fattore più importante nella formazione sociale. In certi momenti della propria vita non si può ignorare l’esigenza di dover compiere atti di autonomia, anche costituiti da qualche atteggiamento di ribellione.

L’appartenenza alla Goliardia, che cosa rappresenta?

Per chi l’ha vissuta o la vive, significa possibilità di tutto, esuberanza di vita in un mantenimento di emozioni capaci di esplodere in gioie che non potranno giammai essere analizzate.

La Goliardia, appunto, consente al giovane un meraviglioso gioco di opposizione a tutti i “falsi perbenismi”, a tutti i “dovuti”, a tutti gli “schemi di vita” ed ai vari “totem”.

Ci sono limiti comportamentali in un goliarda?

Ad eccezione di Bacco, Tabacco e Venere, tutto può essere dissacrato. E nessuno può negare che all’origine di quel gioco di opposizione alla sacralità non vi sia il gusto di creare.

Agli albori del nuovo millennio, qual è lo spirito degli studenti verso l’istituzione goliardica?

Ora possiamo dire di trovarci di fronte ad una gioventù diversa che, forse, essendo senza prospettive per il futuro, di tutto ha voglia meno che di ridere.

I nostri atti, anche questa intervista e la ricerca storica condotta da Il Traspiratore sulle condizioni e le motivazioni goliardiche nei secoli passati, vogliono essere una reazione all’attuale condizione della gioventù. Una reazione di fiducia, però, fiducia nella rinascita della spensieratezza, fiducia nella funzione educativa della Goliardia.

Possiamo allora affermare che la forte tradizione goliardica italiana non rischia di terminare il suo ciclo vitale?

In mezzo a tanti elementi negativi, a tante divinità intellettualistiche infette da sistemi mentali decadenti, da cervellotiche astrazioni ed eccessiva tracotanza, si affaccia qualche isolata burla goliardica, come recentemente quella dei quattro giovani livornesi.

Sono sintomi collegati a quel gioco di opposizione prima menzionato; sono messaggi che devono essere raccolti da chiunque desideri una gioventù migliore, il cui spirito riesca a sottomettere ogni artificiosità della vita con creatività e fantasia.

Un messaggio, per concludere.

Un mondo muore; un mondo nascerà, poiché la speranza è nel domani.

E poi, è davvero morta la Goliardia? Da sempre il goliarda ha cantato: “No, non è morta la Goliardia; viva l’amore, viva l’amore. No, non è morta la Goliardia; viva l’amore e la libertà”.

Il Traspiratore – Numero 31-32

di G. Ruotolo