Falstaff

ottobre 3, 2007 in Spettacoli da Stefano Mola

UNA NUOVA STAGIONE AL VIA

VergnanoDomenica 7 Ottobre, alle 19:00, si alza il sipario sul primo spettacolo della stagione 2007-2008 del Teatro Regio di Torino. In un certo senso, si inizia con una fine: Falstaff ovvero con l’ultimo capolavoro partorito da Giuseppe Verdi, ovvero uno dei motivi per cui il nuovo direttore artistico del Regio, il maestro Gianandrea Noseda, si dichiara fiero di essere italiano. Queste le sue parole nell’incontro con i protagonisti dell’opera, Martedì 2 Ottobre, nel foyer del Regio. Non solo questo ha detto Noseda e ne renderemo conto più avanti. Ma adesso, partiamo dall’inizio, dall’intervento del sovrintendente Walter Vergnano. Come abbiamo già avuto modo di scrivere in passato, a noi piace molto come Vergnano parla, perché sembra aver sempre molto chiaro e teso il filo del discorso, perché sa prendere delle posizioni decise esponendole con concisa urbanità. Ma veniamo ai contenuti. Vergnano ha dapprima parlto dell’emozione che come di consueto circola in teatro a poche ore dall’inizio di una nuova stagione, dell’attenzione ai particolari da parte di tutti colori che stanno in e dietro la scena, perché l’opera è un prodotto collettivo, che prende vita e forma dal lavoro e dalla passione di quasi quattrocento persone. Una stagione che si apre all’insegna di novità, consolidamenti e conferme. Prima di tutto, come già anticipato, il 2007-2008 sarà la prima annata del Regio con Noseda direttore musicale e artistico. Vergnano ha tenuto a sottolineare come ogni stagione sia costruita sulle precedenti. Perché per avere grandi voci e grandi registi è necessario che questi artisti scelgano di venire a Torino invece di andare altrove. Scelta per nulla scontata, ma che dipende dal prestigio e dall’autorevolezza che un teatro riesce a conquistarsi con il lavoro fatto nelle stagioni passate.

Già nel Falstaff i nomi non mancano: regia, scene e costumi sono firmati dal maestro Pier Luigi Pizzi; sul palco saliranno il baritono Ruggero Raimondi e la soprano Barbara Frittoli. Il 2007-2008 è poi l’anno del ritorno al Regio del Bol’šoj (già tutto esaurito); delle regie di Robert Carsen (Salomé, che personalmente aspetto con moltissimo interesse dopo aver assistito alla stupenda Rusalka dello scorso anno) e di Graham Vick (per la mozartiana Clemenza di Tito). Il problema del Regio è paradossalmente il non poter soddisfare la grande richiesta di pubblico, nonostante l’aumento del 15% del numero degli spettacoli.

Dopo aver ringraziato la SAI che per la quarta volta offre il suo supporto alla prima della stagione, Vergnano ha affrontato la parte per così dire politico-economica del suo intervento. Oltre alla SAI e alle due fondazioni bancarie (S. Paolo e Unicredit), il nulla. Un silenzio troppo assordante da parte del mondo imprenditoriale, soprattutto a fronte di un impegno concreto e consistente degli enti locali. Investire in cultura non è soltanto immagine. Offrire mostre e spettacoli di alto livello significa anche mettere in moto un sistema economico. Non possiamo che essere d’accordo. Torino in questi ultimi anni grazie alla cultura sta diventando un posto dove andare, sta cambiando la sua immagine, e di questo non può non beneficiare anche la realtà produttiva. Pertanto…

FALSTAFF

NosedaAbbiamo già dato qualche anticipazione sul cast e sulla regia. Sappiamo che Pizzi ha scelto una ambientazione tardo ottocentesca, in rima con il periodo in cui Verdi scrisse l’opera, architetture edoardiane con spruzzi di Tudor. Una cosa dell’intervento di Pizzi ci ha colpito e trovato d’accordo: l’accento sullo stupore. Su quel momento in cui in sala si fa buio e lentamente il sipario si apre. Sulla carica di curiosità che c’è, su quell’oh! che spesso nasce spontaneo. È bene non intaccarlo troppo, è bene che non sia troppo rosicchiato dalle briciole di anteprima. Detto che Ruggero Raimondi sarà Falstaff e Barbara Frittoli Alice, il cast richiesto da un’opera che non si regge tanto sui numeri singoli quanto su una accurata integrazione di tutti gli interpreti. Ecco allora gli altri nomi: Natale De Carolis (Ford), Francesco Meli (Fenton), Laura Giordano (Nannetta), Elisabetta Fiorillo (Quickly), Manuela Custer (Meg), Luca Casalin (Cajus), Stefano Consolini (Bardolfo) e Federico Sacchi (Pistola).

Per presentare l’opera, nulla di meglio che le parole di Gianandrea Noseda. In pochi minuti ne ha fatto una disamina puntuale, partecipata e sintetica. Secondo Noseda, uno dei grandi pregi di Verdi è la stringatezza. Raramente il compositore di Busseto è prolisso. La sua arte sta nel creare il cambio di emozione in mezzo secondo. Per analogia, la sua musica è allora bacio, carezza, essere presi sotto braccio, un’immediatezza che viene forse anche dalla sua parmigianità, dall’intensità verso i piaceri della vita. Ed è sorprendente che questa stringatezza si accentui ancor più verso la fine della sua carriera, quando ci si potrebbe aspettare una maggiore rilassatezza, o prolissità. Sempre secondo Noseda, in Falstaff, in poco più di due ore di musica si racconta la storia di un uomo che improvvisamente si rende conto di essere invecchiato, di non essere più in grado di fare alcune cose. E Verdi lo fa quasi con auto ironia, con una commedia, aiutato dalla grande forza drammaturgica del libretto, dove nulla è superfluo. In questo senso, in quella capacità di raccontare intrecciando le voci e non tanto isolandole, questa è la prima opera del novecento, è un salto in avanti, un esempio di visionarietà. Non tutti i compositori per Noseda sono in grado di fare questo, di andare oltre al proprio tempo, di immaginare altre vie. Falstaff è un’opera che fa riflettere sullo scorrere del tempo, sull’importanza del rendersi conto e di vivere appieno la transitorietà. In un’epoca dove sembra che tutto debba essere cristallizzato in una illusoria e prolungata giovinezza, ascoltare Falsaff può essere uno di quei momenti in cui l’arte ci interpella e ci fa riflettere. Be’, noi non possiamo far altro che dire chapeau: non solo con Noseda il Regio acquisisce un grande direttore, ma anche un uomo di cultura a tutto tondo. Aspettiamo di poter veder il sipario lentamente dischiudersi e raccontarvi così il nostro stupore di fronte a un’altra stagione d’opera, a Torino.

INFORMAZIONI

Undici recite, dal 7 al 24 Ottobre

Per informazioni e vendita biglietti

Biglietteria del Teatro Regio

Piazza Castello 215

Tel. 011.8815.241/242

[email protected]

www.teatroregio.torino.it

di Stefano Mola