Etnica 2001

febbraio 16, 2001 in Enogastronomia da Claris

Etnica 2001, quaranta ristoranti stranieri a Torino: è appena uscita la seconda guida sulla ristorazione straniera a Torino. Per presentarla non abbiamo trovato di meglio delle parole della prefazione di Bruno Gambarotta. “Il trio cus-cus, a distanza di un anno, ha colpito ancora. Torna a proporsi come guida preziosa nell’intricata mappa dei ristoranti etnici a Torino. Più agguerriti, più disinvolti e sicuri sia nel rilevare difetti che nell’esaltare pregi. Gli autori hanno avuto il coraggio e l’onestà intellettuale di ritornare sui loro passi e di rivedere giudizi dati l’anno scorso, sia in positivo che in negativo. Non sono molti i critici gastronomici di cui si possa dire altrettanto. Costante rimane la ricerca puntigliosa dell’autenticità.”

Il panorama della ristorazione straniera che emerge da questa seconda edizione di Etnica è profondamente mutato. Qualche ristorante ha chiuso, molti hanno aperto e altre etnie hanno presentato le loro credenziali gastronomiche. Il cambiamento è stato ben recensito dai quattro autori, tre medici appassionati di enogastronomia e viaggi ed una pubblicitaria veneziana, che hanno rinnovato la copertura di circa il 50%.

Complessivamente emerge una situazione migliorata non solo per la qualità gastronomica, ma anche per gli arredi, il servizio e i vini. La guida è un utile strumento per orientare i consumatori a scegliere in maniera consapevole la cucina straniera. Passiamo dalla cucina africana, ivoriana e keniana in particolare, a quella maghrebina (tunisina, marocchina), da quella dell’estremo oriente, giapponese, indiana e cinese (sappiamo che l’Asia in città è la padrona per quanto riguarda i ristoranti stranieri) a quella mediorientale (iraniana, giordana, libanese). Proprio El Mir, in p.zza Corpus Domini, è il locale che ha ottenuto il giudizio più alto, con 15,5/20. Sull’altro fronte della classifica, contrasta il rumeno Nuova Dacia, in via Berthollet, a cui gli autori hanno preferito evitare di dare un giudizio troppo sconsolante!

Non mancano i locali dell’America latina, messicani soprattutto, con la loro atmosfera rumorosa e allegra, e qualcos’altro europeo, greco e spagnolo.

Eccellente la scelta del formato pocket della pubblicazione, anche se un appunto alla guida lo muoverei: perché non mettere nell’indice, o in una tabella a parte, la provenienza etnica del locali recensiti? O, meglio, perché non suddividerli per aree geografiche o per voto? Forse la statistica non va d’accordo con la passione culinaria.

Buon appetito!

di Claris