Emmaus

febbraio 5, 2010 in Libri da Stefano Mola

Titolo: Emmaus
Autore: Alessandro Baricco
Casa editrice: Feltrinelli
Prezzo: € 13,00
Pagine: 139

Premesse:

Mio Bariccoromanzo preferito: City

Mio Bariccoromanzo odiato: Seta

Mio Bariccoalsuobest: Barnum I

Svolgimento: come e dove si posiziona Emmaus?

EmmausSta sul versante serio. Mancano l’ironia e il divertimento che sono in Oceano mare, o in City. I tempi e i luoghi non sono indefiniti, pur non essendo nominati esplicitamente. Ci sono agganci a cose e persone e stagioni che più o meno potremmo aver vissuto.

La vicenda mette le mani in una spaccatura sociale. C’è un gruppo di ragazzi che vengono da famiglie normali, quelle abituate a fare i conti con i centesimi, quelle per cui l’impegno e la dedizione sono tutto, quelle per cui è importante non far rumore, quelle che il dolore privato non viene vissuto in pubblico, quelle per cui la religione è un modello almeno ancora formale.

Siamo molto normali, non è previsto un altro piano che essere normali, è un’inclinazione che abbiamo ereditato nel sangue. Per generazioni le nostre famiglie hanno lavorato a limare la vita fino a toglierle ogni evidenza – qualsiasi asperità che potesse segnalarci all’occhio umano.

(quelle famiglie che non ci sono più, verrebbe da dire)

E dall’altra parte c’è un altro mondo, quelle delle famiglie che invece i soldi li hanno, quelle per cui i drammi strani sono la normalità, così come l’eccentricità ( chimica della vita non produce formule esatte ma spettacolari arabeschi).

Questi due mondi vengono a contatto attraverso i figli di queste famiglie: quattro ragazzi del primo gruppo, una ragazza del secondo. Luca, Bobby, il Santo e l’anonimo narratore. E Andre (che è il nome, già esso stesso inesatto, della ragazza). La parrocchia e il volontariato contro la bellezza che non ha bisogno di ostentazione, la tragicità quotidiana, la sensualità disinibita, il denaro, forse la follia.

È interessante che non ci sia alcuna esplicita velleità di analisi politica. Il romanzo incede piuttosto come un teorema. Date certe premesse, vediamo cosa ne discende. Il percorso è esistenziale, e privo di giudizi. Non c’è un punto di vista morale esterno da cui le vicende vengono analizzate. In questo modo Baricco racconta l’Italia, l’antecedente dell’Italia che siamo adesso, l’ipotesi da cui si arriva alla tesi attuale.

La contaminazione che Andre produce nei quattro, in tutti e quattro, è il simbolo di quanto ci circonda. Andre rompe il confine, o meglio, i quattro non riescono a tenere l’argine che credevano invece di avere. Incontreranno il sesso, la morte e la morte su un piano dove i loro riferimenti sono scomparsi, oppure si rivelano inconsistenti. In questo senso il romanzo è tragico, e la tragicità nasce proprio nel punto dove il Dio si sottrae, o meglio, dove il filo che lega a Dio si fa lento, scivola tra le dita, mentre i genitori progressivamente arretrano, fortezza che si fa miraggio.

Ciò che non mi ha convinto del tutto è la cupezza di fondo. Non c’è quasi nessun momento dove la trama respira, nessun momento in cui venga in superficie che la vita è anche un incredibile miscuglio di opposti, dove la tragicità è una delle componenti, ma non la sola. Questo però può essere soltanto un problema mio, e sono comunque convinto che il libro valga, soprattutto rispetto a tanta altra narrativa contemporanea ben più evanescente. E l’analisi che Baricco fa, nelle pagine finali, dell’episodio evangelico di Emmaus, vale da sola la lettura.

di Stefano Mola