Ed è subito Martini

dicembre 5, 2001 in Libri da Gustare da Stefano Mola

Lowell Edmunds, “Ed è subito Martini”, Archinto, pagg. 153 Lire 30.000

24489Di ogni cosa esiste un duplice aspetto: quello funzionale e quello simbolico. La proporzione tra i due (la tentazione irresistibile è subito dire, il cocktail tra i due) è molto variabile. Pensiamo ad esempio alla cravatta: ascrivendola alla specie dei vestiti e se l’aspetto funzionale del vestito è riparare il corpo, non sarebbe una forzatura definire nullo il contenuto protettivo della cravatta. Il suo contenuto simbolico è invece elevatissimo: se abitualmente non ce l’ho e la indosso vuol dire che è un’occasione speciale (e viceversa) se la porto e sono insieme a un gruppo di persone che non la porta posso sentirmi a disagio (o niente affatto, se il gruppo è composto da donne che solitamente non la portano…) oppure farlo apposta per rivendicare la mia diversità, e poi ancora il messaggio è diverso a seconda del tipo di cravatta che indosso…

Per un cavatappi? Verrebbe da dire che l’oggetto si esaurisce nel suo contenuto funzionale. Eppure ci sono cavatappi e cavatappi, mi parlavano tempo di un cavatappi da sommelier: se ne faccio uso la componente simbolica non è trascurabile.

Tutto questo discorso , che potrebbe andare avanti a lungo, è uno degli aspetti più affascinanti dell’umanità (non lo stappare le bottiglie, sia chiaro, ma l’oscillazione tra simbolo e funzione). Qualunque cosa io faccia, mangi, indossi, comunica un messaggio, che io ne sia consapevole o no. Mi definisce rispetto al resto del mondo, caratterizza la mia appartenenza a questo o a quel gruppo, esplicita le mie intenzioni (presentarsi con un maglione a collo alto di lana grezza o con un vestito da sera scollatissimo, ad esempio, fa una certa differenza relativamente alla volontà di sedurre).

Quindi (e finalmente, diranno molti) anche scegliere cosa bere e quando e con chi, con tutto quello che comporta. Questo piccolo, documentatissimo, interessantissimo libro altro non è che la fenomenologia del Martini. O più precisamente, la fenomenologia del Martini nella cultura americana. L’introduzione si apre con queste due citazioni: “il massimo contributo americano alla cultura universale” (B. DeVoto); “l’unica invenzione americana perfetta come un sonetto” (H. L. Mencken). E più oltre, si dice: “è un elemento imprescindibile, nel quotidiano e nell’immaginario degli americani, oltre che all’immagine degli Stati Uniti nel resto del mondo”.

(chi è passato almeno una volta a Pessione davanti agli stabilimenti della Martini & Rossi non può non avere un sussulto: ma occorre appunto distinguere tra il cocktail e il vermouth; si veda poi la parte finale del libro, ove si cerca di tracciare l’origine del nome del cocktail: pare che la prima volta sia stato preparato su un treno diretto alla città californiana di Martinez, ma non è l’unica leggenda, anch’essa comunque affetta da varianti).

Che cos’è il Martini? È americano, urbano, borghese, civile, maschile, ottimista, adulto, riferimento al passato. Ma ogni messaggio non è esente da sfumature, così al tempo stesso, al di là di questa su netta definizione, presenta alcune ambiguità (può essere bevuto da soli, con tutto quel che ne consegue: solitudine, primo passo verso la sbronza, che dunque è il contrario del civile eccetera). Lowell Edmunds passa in rassegna caratteristiche e ambiguità del messaggio Martini ricercandone le tracce nei libri, nei film, nelle riviste. La cosa migliore da fare è leggerlo, per capire, eventualmente, cosa abbiamo in mano oltre a un bicchiere.

di Stefano Mola