Da Rousseau a Ligabue

ottobre 27, 2002 in Arte da Sonia Gallesio

32206Gli artisti abitualmente considerati naifs, provenienti da contesti culturali e realtà sociali piuttosto marginali, sono in prevalenza pittori e scultori autodidatti o che comunque non hanno compiuto un percorso formativo di tipo canonico. Veri e propri “maestri popolari della realtà”, come sono stati battezzati sul finire degli anni trenta da uno dei maggiori esperti dell’intero ‘fenomeno’, Maximilien Gauthier, rappresentano ed incarnano la genuinità della gente comune, la profonda esigenza di esprimersi specifica del genere umano, l’innocenza di un impulso assecondato senza impedimenti. L’odierna esposizione torinese ospitata da Palazzo Bricherasio, attraverso la presentazione di più di cento opere, indaga l’evolversi dell’arte naif in Europa (ad esclusione di un piccolo rimando al made in U.S.A. con un pezzo della popolarissima Grandma Moses), soffermandosi sulla produzione di due dei suoi maggiori esponenti, il francese Rousseau il Doganiere e il padano Antonio Ligabue, passando per un discreto numero di autori francesi, russi, croati. In merito a questi artisti, come sarà facile constatare, la varietà di percorsi ed esperienze professionali è sorprendente. Ad esempio, André Bauchant – che arrivò persino ad occuparsi dei decori e dei costumi di un balletto del scenografo russo Diaghilev – era vivaista. Camille Bombois, dal canto suo, fu manutentore della metropolitana a Parigi e a vent’anni lavorò anche in un circo – esperienza che lo segnò profondamente e che influenzò non poco la sua pittura (“Il clown Footit e un venerando sconosciuto”). Anna Mary Robertson, in arte Grandma Moses, bracciante e poi madre e casalinga tra New York e la Virginia, divenne addirittura simbolo del mito della vecchia America contadina – comparendo spesso in televisione o sulle copertine di grandi testate quali Life o Time e divenendo la protagonista di svariati film e libri.

32208Tra le opere presenti in mostra, si segnalano le tele di Henry Rousseau provenienti dal Musée Picasso di Parigi (proprio Picasso fu un grande estimatore del Doganiere) e i lavori di Orneore Metelli – uno dei massimi esponenti italiani dell’arte naif insieme a Ligabue – i quali rimandano, anche grazie alle particolari cromie, alle vedute aeree di Paolo Uccello. Emerik Fejes interpretò il mondo reale con estrema libertà trasformando edifici celebri, chiese e teatri, in vivaci mosaici di colore a tempera. Utilizzando la carta carbone soltanto per produrre le matrici, sconvolse con audacia ed allegria le forme e stravolse l’elemento prospettico generando composizioni fantastiche tuttavia sempre riconducibili ai modelli originari. Infinite tesserine multicolori rivestono le facciate di capolavori quali la Basilica di San Marco a Venezia o il Duomo di Milano e le statue in essi presenti risultano rappresentate mediante figure stilizzate, omini che tanto assomigliano a quelli disegnati dai bambini… Anche Louis Vivin si lasciò sedurre da alcune rinomate bellezze architettoniche ricreando suggestive cartoline, da un Phanteon piuttosto diverso da com’è in realtà alla Stazione di Montparnasse, passando per la Chiesa della Trinità di Parigi. Tra le opere di Matija Skurjem, involontariamente riecheggianti suggestioni simboliste e surrealiste e spesso caratterizzate da un tratto tipicamente divisionista, da ricordare “Gagarin ritorna dallo spazio” (1962). L’ultima sala appartenente al percorso espositivo è dedicata alle tele di Ivan Rabuzin: in esse ritroviamo la dolcezza di aurore fiabesche, colline e campi fioriti, nuvole rosa puntellate di sogno, piccoli tocchi delicati di colore pastello a formare foglie, boccioli, steli d’erba.

32207(1)Un riconoscimento particolare è dovuto alle opere di Antonio Ligabue (vedi approfondimento), personaggio negli ultimi tempi largamente celebrato – si pensi alle recenti esposizioni di Roma e Mantova – al quale Palazzo Bricherasio riserva ben due sale. In merito alla sua produzione, le scene con animali, che ci riportano al legame indissolubile esistente tra la vita e la terra, sono piuttosto frequenti: ritroviamo serpenti, uccelli, tigri in posizione d’attacco, con le zanne in vista, o che già balzano in avanti verso un’ipotetica preda. In lavori come “Leopardo” e “Il re della foresta” sono presenti alcuni simboli ricorrenti: scorpioni, scarafaggi e insetti di varie specie, felini, scheletri e teschi umani che emergono dalla vegetazione. Spesso, per via delle sue condizioni psichiche, il percorso di Antonio Ligabue è stato paragonato, e ciò avviene tuttora, a quello del grande Vincent Van Gogh. E come non scorgere – in effetti – un’impalpabile corrispondenza, che pare andare piuttosto oltre ad una certa somiglianza delle fisionomie, tra il dipinto “Autoritratto con berretto da motociclista” (1954-1955) ed alcuni autoritratti dell’illustre maestro olandese? Tra le tele di Ligabue raccolte per l’allestimento, si segnalano “Aquila con volpe”, dal cielo che ricorda certi turbinii espressionisti e “Vedova nera”, del 1951. Il rapporto dell’inquieto artista con la natura, come svelano i suoi soggetti, fu diretto, intenso, carnale: nella sua personale dimensione, amore e morte coesistettero misteriosamente, come accade da sempre, senza la necessità di troppe risposte… In fondo, ciò che fa di un uomo un artista non è tanto il sapere, il virtuosismo del pensiero, quanto l’impulso creativo, la necessità di esprimersi e comunicare, il cosiddetto ‘fuoco dentro’ (e Ligabue ne è un valido esempio). Per questo l’arte dei ‘primitivi moderni’ è stata alacremente valorizzata: perché nasceva da un’esigenza spontanea e sincera, senza eccessive pretese ma anche con un’importante privilegio – la mancanza di corruzione. Dopo aver girovagato tra atmosfere surreali, ingenue seduzioni e fantasiose esplosioni di colore, non ci resta che chiederci quale potrebbe essere il vero significato del temine ‘naif’. Personalmente, credo possa essere ravvisato nel più esteso concetto di ‘libertà’.

Ligabue: genio e follia

La rivincita della disconoscenza

Da Rousseau a Ligabue: Naif?

Palazzo Bricherasio

Via Teofilo Rossi angolo Via Lagrange, Torino

Dal 6 settembre al 24 novembre 2002

Orari: lun. 14.30 – 19.30; mart., merc. e dom. 9.30 – 19.30; gio., ven. e sab. 9.30 – 22.30

Ingresso: intero € 6,20; ridotto € 4,20

Catalogo: Electa, Milano

Infoline 011 5711888

Sito consigliato: www.palazzobricherasio.it

di Sonia Gallesio