Corti d’Autore 4

gennaio 20, 2011 in Cinema da Benedetta Gigli

Spero di restare sempre fedele ad André Breton che rifiutava di pensare che la vita immaginaria non facesse parte della vita reale

Alain Resnais

resnaisVenerdì 21 gennaio, il Centro Nazionale del Cortometraggio presenta Corti d’autore4, l’appuntamento mensile con i più bei cortometraggi della storia del cinema, firmati dai più importanti cineasti di ieri e di oggi.

La serata, che si svolgerà al Cinema Massimo Tre di Torino, sarà dedicata al regista francese Alain Resnais e verranno proiettati i suoi corti d’esordio, a metà tra surrealismo dolce e liturgia della memoria e della conoscenza:

  • Van Gogh (Francia 1948, 20’) Un viaggio verso l’assoluto, la vita di “un uomo nuovo alla ricerca di un’arte nuova” raccontata attraverso l’unica biografia possibile di un pittore: i suoi quadri. È attraverso la loro lettura, non filologica, che esprime la follia (vortici, occhi spiritati, immagini in nero). In un’implosione che è virtù di montaggio.
  • Guernica (Francia 1950, 12’) Il film-urlo di Resnais che scompone e ricompone la devastazione della città basca attraverso i quadri di Picasso e il canto “infernale” di Paul Éluard. Più che mai, in Guernica non gli basta mostrare: si tratta di far davvero vedere allo spettatore. Di scomporre e ricomporre. Così fa agire figure clown e “povera gente”- tratti da quadri realizzati da Picasso tra il 1902 e il ’49 – su sfondi estranei, soprattutto muri coperti da graffiti infantili crivellati di colpi.
  • Les statues meurent aussi, codiretto con Chris Marker (Francia, 1950/53, 30’) La scoperta dell’art nègre che rimanda ai misfatti del colonialismo in un film-scandalo creato a quattro mani e bloccato dalla censura perché “denigratorio dell’opera francese in Africa nera”.
  • Nuit et brouillard (Francia 1955, 32’) Notte e nebbia è un luogo della memoria: quei 32 minuti in cui si uniscono il passato di sconvolgenti, allucinati documenti sui campi di sterminio, scoperti a fatica in archivi cinematografici spesso ostili, e il presente a colori dei luoghi della deportazione, i luoghi ripercorsi in carrellate pregne della stessa consapevolezza che hanno i materiali autentici, sono un vero antidoto al “turismo del ricordo”, al museo di un orrore che il tempo non può che rendere astratto
  • Le chant du styrène (Francia 1958, 19’) Un film “industriale” realizzato su commissione, un altro capolavoro in cui Resnais, con la complicità di Raymond Queneau, trasforma la prosaicità della materia in sublime “esercizio di stile”(in proiezione la copia italiana con la traduzione di Italo Calvino, per gentile concessione della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia – Archivio Nazionale del Cinema d’Impresa di Ivrea)

    Alla serata interverrà Gianni Volpi, critico e storico del cinema.

    INFORMAZIONI

    Cinema Massimo Tre

    ore 20.30

    Ingresso euro 3

    info: tel. 011 5361468

    [email protected]

    www.cnc-italia.it

    di Benedetta Gigli