Colpa è di chi m’ha destinato al foco

febbraio 10, 2011 in Libri da Redazione

Titolo: Colpa è di chi m’ha destinato al foco
Autore: Aurelio Amendola
Casa editrice: Carlo Cambi Editore
Prezzo: € 30,00
Pagine: 116

Al cor di zolfo, a la carne di stoppa,

a l’ossa che di secco legno sièno;

a l’alma senza guida e senza freno

al desir pronto, a la vaghezza troppa;

a la cieca ragion debile e zoppa

al vischio, a’ lacci di che ‘l mondo è pieno;

non è gran maraviglia, in un baleno

arder nel primo foco che s’intoppa.

A la bell’arte che, se dal ciel seco

ciascun la porta, vince la natura,

quantunche sé ben prema in ogni loco;

s’i’ nacqui a quella né sordo né cieco,

proporzionato a chi ‘l cor m’arde e fura,

colpa è di chi m’ha destinato al foco.

Michelangelo Buonarroti

carlo cambiIl volume di cui parliamo oggi è il catalogo della mostra omonima tenutasi a Firenze nel 2008, in cui il fotografo Aurelio Amendola ha accostato immagini di sculture michelangiolesche a scatti che ritraggono in azione l’artista Alberto Burri mentre crea una delle sue famose combustioni.

Un accostamento a prima vista ardito, ma assai fecondo. Michelangelo che fa del levare il fulcro della sua concezione artistica: l’opera viene liberata dal marmo. Burri che crea per sottrazione bruciando, dunque grazie al foco: lo stesso elemento che per l’artista aretino è urgenza creativa indifferibile. Il cellotex foglio bianco come il blocco intonso.

Come affronta Amendola questi due artisti? Il lavoro che fa sulle sculture di Michelangelo è di grandissima suggestione. La sua attenzione è al dettaglio: i particolari anatomici sono isolati ed esaltati, sbalzati in primo piano sopra un nero unito e fondo, quasi materico e acquistano un valore assoluto, misterico ed emblematico.

amendolaLavora molto sull’inquadratura, che si fa quasi cinematografica, esaltando gli spunti drammatici delle posture. Una grande dimostrazione dell’arte che nasce appoggiandosi ad altra arte, riuscendo non soltanto ad esaltare l’opera originaria, ma estraendone frammenti dotati di vita nuova e propria.

Le immagini di Burri al lavoro sembrano un tentativo di catturare l’etere creativo, quella vibrazione che genera l’opera. In questo caso la suggestione sta proprio nel foco, in quella fiamma maneggiata che scioglie il cellotex, che talora si sovrappone alla figura intera dell’artista rendendola tremolante, fino a farla coincidere col gesto e con lo stesso velo trasparente.

La ricerca di Amendola si esplicita secondo molteplici angolazioni, come se il fare di Burri fosse particolarmente inafferrabile.

La qualità del volume è ottima, rendendole perfettamente fruibili le fotografie di Amendola anche al di là della mostra.

Aurelio Amendola nasce a Pistoia. Nel 1994 il suo volume Un occhio su Michelangelo vince il Premio Oscar Goldoni. Nel 1997 gli viene conferito il Premio Cino da Pistoia. Importante la sua lunga frequentazione con artisti contemporanei da De Chirico a Warhol, da Lichtenstein a Pomodoro. Amendola ha dedicato numerose monografie ai maggiori scultori e pittori contemporanei (Marino Marini, Burri, Kounellis…) collaborando con varie case editrici. Nel 2007 è stato il primo artista a presentare una mostra fotografica sulle opere scultoree di Michelangelo al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo.

di Leobeste