Colore nei colori

maggio 30, 2003 in Libri da Redazione

La rivincita del colore – segno di vita, di entusiasmo, di gioia – quest’anno l’ha sancita la Fiera del Libro di Torino. E così l’effetto cocorita, già annunciato dalle frivolezze della moda, è esploso fra le pagine scritte investendo allegramente i visitatori. Un’idea simpatica, una reazione opportuna al grigio plumbeo dei tempi correnti che non entusiasmano nessuno.

Colori e sfumature erano annunciati in tutte le pieghe del programma. Ma qualche colore non ufficiale e imprevisto è schizzato fuori e si è potuto cogliere. Era verdastro il sorriso rassegnato dei titolari di una casa editrice che durante i preparativi a porte chiuse si sono visti sparire sotto il naso una delle due prestigiosissime sedie da ufficio che si erano trasportate insieme ai volumi da esporre. Era violetto il flusso di fragolino, vino dal gusto e dal profumo speciale, dispensato in uno stand lievemente improprio, dove assaggi e prezzi altrettanto speciali facevano girare la testa. Sfumature lunari balenavano dalle borsette con pareti metallizzate, dove figuravano caratteri stampati a ricordare che la scrittura e la lettura sono una gran bella cosa.

Tripudio di colori era il teatrino spontaneo che hanno fornito inconsapevolmente i minuscoli visitatori con i baffi di gatto dipinti sotto il naso. Dietro al sorriso di Anna Pironti, curatrice espressa dal Castello di Rivoli di quella piccola meraviglia che era il parco infantile, hanno tessuto il più bell’arcobaleno della Fiera. Supervariopinti anche i più grandi, dotati di zainetti, maglie e cappellini, felici di non sentirsi sequestrati in aula.

Tinte sobrie negli atteggiamenti compunti degli studenti universitari che si aggiravano muniti di strumenti professionali cercando di cogliere con timide interviste le impressioni dei giornalisti che a loro volta facevano la stessa cosa.

Di un bel nero pece è risultata l’assenza di una pluralità nell’informazione televisiva dopo gli incontri con Marco Travaglio, Michele Santoro, Nando Dalla Chiesa, Curzio Maltese. Nei convegni, gremiti all’inverosimile, a cui hanno preso parte, si è sentito dire quello che gli schermi TV non diffondono.

Si può definire dorata l’accoglienza sulla Terrazza della Regione Piemonte, che ha smentito la fama della terra piemontese e del suo capoluogo di essere refrattaria all’ospitalità. Ma non erano certo armoniose le sfumature di costume di certi invitati, pronti all’assalto del rinfresco e alla protesta per la “lentezza e la disorganizzazione del servizio, che in fondo noi paghiamo” o di altri che con malagrazia occupavano le rosse poltroncine insieme a mogli, figli e parenti tutti. senza permettere un’alternarsi degli ospiti. Nel blu dominante dello spazio regionale spiccava la freschezza cromatico dei costumi arancio delle belle figliole assegnate alla postazione.

Un rosso dominante è stato quello a pois bianchi della pizza del famoso “spizzichino”, accompagnata dai copioso zampilli paglierini della birra: due buoni accostamenti cromatici nel più popolare punto di ristoro nei percorsi tracciate da tanti volumi. Due colori smorti: quello di un signore che con espressione grave e contrita si aggira ogni anno in prossimità degli uffici stampa cercando di piazzare nell’interesse collettivo una sua creazione letteraria di 2.500 pagine. Vi sono descritti i futuri sfracelli dell’umanità che si suicida. Altra tinta spenta è stato quella di alcune signore vittime della burla di una buontempona che ha assicurato che la grande foglia dorata che portava al collo era un regalo offerto dal padiglione del Canada in omaggio al suo simbolo nazionale. Era invece acceso il vermiglio delle rutilanti giubbe delle guardie canadesi. Nel padiglione azzurro, dove la Fiera si è inaugurata senza ufficialità, le loro belle divise hanno risistemato la par condicio di scalfariana memoria.

E a proposito di rosso e azzurro, chissà se Giorgio Gaber, ricordato con una serata affollatissima, avrebbe collocato a destra o a sinistra questa Fiera? Probabilmente anche l’ottimo artista avrebbe assicurato che la manifestazione sta al centro, al centro della vita culturale di una città che risponde sempre con entusiasmo al suo invito.

di Mirella Caveggia