Cioccolato da leggere

novembre 29, 2005 in Libri da Gustare da Stefano Mola

Titolo: Cioccolato da leggere
Autore: Cetta Berardo
Casa editrice: L’ambaradan
Prezzo: € 14,00
Pagine: 126

cioccolato da leggere - smallProvate a pensare al libro più bello che avete letto. Quando vi sembrava che le parole non vi scivolassero semplicemente nella testa una dopo l’altra, ma si sciogliessero dentro di voi diventando, nel piacere, carne della vostra carne a partire dalla testa. Quando non riuscivate a staccarvi dalle sue pagine, finita una pronti a volare sull’altra, con il desiderio irresistibile di arrivare alla fine ripieno dell’inconfessata paura di voltare l’irrimediabile ultima pagina.

Tutto questo vi è familiare se avete nel DNA la golosità del leggere. Supponiamo per un istante che l’emozione della parola scritta non vi appartenga, perché il mondo è vario. Come è possibile farvela capire? Potremmo farvi questa altra domanda: nei vostri geni, qualcuno ha almeno scritto il piacere del cioccolato?

Se anche a questa domanda rispondete no, ebbene, forse siete nati a Sparta. Forse siete epigoni degli stiliti e passate il vostro tempo in piedi su una colonna, magari anche solo in senso figurato. Poiché non vogliamo sprofondare nella tristezza, facciamo come i matematici, un’ipotesi: che abbiate risposto si. Ovvero, che di fronte a un sacchetto di gianduiotti perdiate il senso del limite. Ebbene, se non siete dei lettori ma amate il cibo degli dei (ovvero, il theobroma cacao, questo il nome di battesimo che il sacerdote classificatorio Linneo gli diede, spia lampeggiante di una sicura passione), forse possiamo farvi approssimare quello che noi librofagi proviamo dicendovi semplicemente questo: pensate a che cosa si prova a mangiarsi un sacchetto di celestiali gianduiotti uno dopo l’altro.

In tal modo, abbiamo dimostrato che tra lettura e cioccolato esiste una relazione matematica. Proseguendo nel nostro teorema, deve dunque esistere nello spazio-tempo della biblioteca universale un libro che faccia da anello di congiunzione tra questi due piaceri: un trattato scientifico che descriva e cataloghi l’intersezione dei due insiemi, l’insieme libri e l’insieme cioccolato.

Questo libro esiste e si chiama, per l’appunto, Cioccolato da leggere. Lo ha scritto Cetta Berardo, scrittrice e giornalista braidese (città segnata dalla gola, sia per le sue specialità, sia per aver dato i natali a Slow Food). Avete presente quel gioco della settimana enigmistica, il bersaglio, dove di parola in parola si può passare da alabastro a pinocchio (per esempio)? Bene, il libro di Cetta è una funanbolica e al tempo stesso rigorosissima (apparato bibliografico ampio e completo) passeggiata tra i libri in cui il dolce alimento (sarebbe meglio dire droga) la fa da padrone, come il celeberrimo Chocolat oppure fa semplicemente capolino, come la cioccolata calda di giuda offerta alla futura Monaca di Monza nei Promessi sposi (riconoscerete anche voi che tra Joanne Harris e l’Alessandro Nazionale ci sono ben più che diciotto salti mortali carpiati).

Aprendo a caso, troviamo l’irriverente simil terzina dantesca di Riccardo Cassini:

Nel mezzo del cammin della mia vita

mi ritrovai con questa crema oscura

che la rosetta mia ne fu riempita

citato dal celeberrimo Nutella Nutellae, per essere sbalzati poi, ma sempre poeticamente, a un bacchettonissimo Francesco Arisi che condanna, tra 600 e 700, i protoconsumatori di gelato:

que’ svogliatissimi

che di giugno e di luglio

e i dì di canicola

il cioccolato ingozzano

gelato, gelatissimo

e in pezzetti di ghiaccio

con gusto se lo ingollano

In tanta insistenza si vede l’eco del moralismo da cartapesta che mentre proibisce, invidia. Perché al cioccolato (e questo libro ne è la prova) capitano tutte le cose che, nel bene e nel male, sperimentano le altre passioni. Inoltre, il capitolo finale, tanto per unire la pratica alla grammatica, è una piccola collezione di ricette. Rigorosamente al cacao.

Mentre voltate le pagine, tenete vicino a voi un sacchetto di gianduiotti. La carne, istigata dalla mente, è come sempre debole.

di Stefano Mola