César Brie e il Teatro De Los Andes

giugno 4, 2006 in Spettacoli da Stefania Martini

Cesar BrieIl Progetto Teatri dell’Abitare 2006: scene dalla città che cambia promosso e sostenuto dalla Città di Torino (Settore Periferie) e dall’Università di Torino (Facoltà di Scienze della Formazione), con il contributo di Regione Piemonte e Progetto Cantoregi, in collaborazione con il Master in Teatro Sociale e di Comunità, Progetto Università dell’Abitare, Progetto Teatro Comunità, (Settori Periferie, Eventi Culturali, Politiche Giovanili), Malafestival/Servi di Scena opus rt, si propone di intraprendere un “viaggio” oltre i confini tra l’esperienza del teatro di ricerca contemporaneo e quella del teatro politico e di “comunità” attraverso il vissuto e l’arte di una compagnia teatrale che si è assunta il rischio ricercare e ritrovare il profondo valore “sociale” del proprio “fare spettacolo” oggi.

Protagonista sul palcoscenico César Brie.

Esule dall’Argentina durante la dittatura militare, è oggi uno dei punti di riferimento del teatro europeo e sudamericano: ha fondato il Teatro De Los Andes nel 1991 in Bolivia, terra tanto in vista negli ultimi tempi per le controverse e audaci risoluzioni politiche, ha infatti sorpreso tutti i festival internazionali per il suo profondo lavoro sull’attore che riunisce raffinatezza espressiva e impegno civico.

A Racconigi il Teatro De Los Andes, presenterà nell’ambito del festival “La fabbrica delle idee” in Prima Regionale l’ultima produzione Otra vez Marcelo.

Uno spettacolo sul coraggio civico e sul tema dei desaparecidos.

Inizio ore 21.30 – ex ospedale psichiatrico di Racconigi (Cn), via Fiume 11. (0172.719624 347 9342022)

Il 7 Giugno, a Torino presso Officine Teatrali CAOS (Piazza Montale, 18) con lo spettacolo Il mare in tasca inizio ore 21.00, ingresso gratuito, César Brie affronta il tema dell’amore. Il protagonista è un attore che, svegliatosi, scopre di essere stato trasformato in un prete e ripercorre la sua esistenza.

Sono nato e cresciuto in un paese cattolico: L’Argentina. Mi sono allontanato dalla chiesa a sedici anni, ma ho potuto riflettere su questo rifiuto soltanto molti anni dopo, quando sono stato in grado di rivedere il mio passato. Nell’abbandonare la religione, avevo coscienza di dover percorrere un’ altra strada.

Mi sono dedicato al teatro e ho formato parte di quel movimento teatrale in cui il lavoro artistico si mescolava all’impegno sociale.

Non sono religioso ma non ho messo una pietra sopra le mie esperienze dell’infanzia e dell’adolescenza.

Così davanti a un bivio nel mio cammino del teatro, trovo una tonaca appesa ad un albero.

La tonaca è quella di un prete.

Il bivio è stata la mia scelta di tornare a vivere e lavorare in America Latina, una terra così ricca da esportare caffè, mais, calciatori, scienziati, artisti, e così povera da non riuscire a tenerseli. L’albero dal quale pende la tonaca rappresenta questi anni di lavoro ostinato e di esilio volontario. I suoi frutti non sono soltanto le mie opere. Sono anche i miei errori, quello che ho distrutto, le fatiche inutili.

Sono il primo a stupirsi: i miei fallimenti hanno germogliato.

Con quella tonaca e questi frutti ho costruito quest’opera.

Per informazioni:

Ufficio Stampa Servi di Scena opus rt – 011/19707362

di Stefania Martini