Cannibali

febbraio 15, 2002 in il Traspiratore da Simona Margarino

25433In quell’enorme villaggio globale che è il mondo contemporaneo, la diffusione di innovazioni può arrecare nella vita quotidiana del fruitore moderno alterazioni o modifiche di ingente portata, sia positive sia negative, pur senza suscitare grossi echi di meraviglia. L’abitudine a scoperte e ritrovati si è per così dire radicata e consolidata a tal punto da non sconvolgere ormai più la società di oggi.

Se, invece, ripensiamo agli albori della storia, quando la civiltà divenne tale proprio in virtù delle nuove tecnologie e tecniche di controllo sulla natura e le sue risorse, introdotte con grande fatica, lo scenario deve apparire inevitabilmente diverso. Lo stupore dei nostri antenati è esattamente ciò che ha tentato di rievocare, con una forte vena ironica, Roy Lewis (già giornalista per il Times e l’Economist) in “Il più grande uomo scimmia del Pleistocene”, pubblicato in Italia da Adelphi (1992).

L’opera, edita per la prima volta nel 1960 e successivamente ristampata in varie vesti e con titoli differenti, ambientata in un’Africa antica di belve feroci, caverne e sangue, tratteggia le vicende di una curiosa famiglia preistorica alle prese con le più esaltanti scoperte del tempo: la lancia di selce, il fuoco, la cottura, la cultura, il corteggiamento, il matrimonio, il linguaggio, il disegno, inizialmente considerato come una pericolosissima sottrazione all’uomo della sua ombra. La comicità dell’autore permette di affrontare un tema da sempre trattato soltanto in modo scientifico con innegabile humour, pur rimanendo nei limiti di una corretta visione del passato e della sua evoluzione.

Nella conclusione Lewis mostra sarcasticamente come l’incrollabile fede nel futuro e nel progresso possa dare i suoi frutti, di qualunque genere essi siano: l’epilogo coincide, infatti, con la morte del primo sperimentatore/pioniere, Edward, per mano dei figli, preoccupati che la sua ennesima invenzione, l’arco, potesse segnare la fine della destrezza e dell’abilità nell’arte della caccia, annullando ogni sano spirito sportivo di competizione.

La sua uccisione e il banchetto finale col suo corpo, per assicurarne la sopravvivenza all’interno della famiglia, altro non sono se non il gesto estremo che anticipa e forgia le ‘fondamentali istituzioni sociali dell’omicidio e della patrifagia’ (da pater = padre e phagìa, drv. di phagèin = mangiare), capaci da sole di garantire continuità all’individuo e alla comunità intera!

Il Traspiratore – Numero 34

di S. Margarino