Babel al cinema

febbraio 23, 2007 in Cinema da Marcella Trapani

Una babele dei sentimenti per il nuovo film del regista messicano A. Gonzales Inãrrutu

BabelIl nuovo film di A. Gonzales Inãrrutu, Babel, è in lizza per la notte degli Oscar a Hollywood, pur essendo un film oscuro e a tratti francamente anti-hollywoodiano.

Si tratta di quattro storie le cui fila si intrecciano dietro la traiettoria di una pallottola che, per gioco, due bambini marocchini sparano contro un pullman di turisti americani nel deserto, non lontano da Tangeri. Una turista, interpretata da C. Blanchett, viene ferita a una spalla e trasportata in un villaggio vicino. Qui, assistita dal marito (uno splendido, invecchiato B. Pitt), con cui era in crisi, aspetterà per giorni l’arrivo di un’ambulanza marocchina prima e di un elicottero americano poi, sussistendo sospetti di un attentato terroristico ai danni del bus.

Nel frattempo i loro due figlioletti restano a casa, assistiti dalla fedele tata messicana (A. Barraza) la quale, dopo giorni di attesa vana dei suoi datori di lavoro bloccati in Marocco e non avendo nessuno a cui lasciare i bambini, decide di portarli con sé in Messico al matrimonio del figlio. Decisione che le costerà il rimpatrio forzato perché la notte, dopo una bella festa di matrimonio, il nipote (G. Gael Bernard) con cui aveva attraversato in auto il confine di stato, la abbandonerà in pieno deserto messicano insieme ai due piccoli. Ritrovata dalla polizia statunitense, verrà rispedita in Messico per il suo comportamento irresponsabile verso i due bambini affidatile che, per fortuna, vengono ritrovati sani e salvi.

La pallottola vagante nel deserto è partita da un fucile regalato a un marocchino da un cacciatore giapponese (R. Yakusho). Seguiamo allora le vicende di questo ricco giapponese, la cui giovanissima figlia sordomuta e traumatizzata dal suicidio della madre, è alla disperata ricerca dell’amore nell’asettica realtà giapponese.

Il film, già premiato a Cannes per la miglior regia e il miglior montaggio, chiude la “trilogia dei sentimenti” iniziata da Inãrrutu con Amores perros e 21 grammi. Ai sentimenti, in particolare al tema dell’incomunicabilità, si aggiungono quelli dell’immigrazione, delle differenze culturali, dell’amore paterno, della solitudine, della tolleranza. Quattro episodi-limite di solitudine e dolore, quattro zone geografiche in cui i protagonisti sono o si sentono stranieri, quattro lingue più una (quella dei segni dei sordomuti) per un film-manifesto della cultura globalizzata.

Tanti argomenti su cui riflettere e senza la minima traccia di trionfalismo o di auotcompiacimento, ma piuttosto con un occhio empatico a ciascuno dei personaggi.

di Marcella Trapani