Attenzione, pericolo!

giugno 6, 2002 in il Traspiratore da Meno Pelnaso

Cari amici, è finalmente tornato il sole primaverile e tutti ne approfittano per fare qualche passeggiata. La città rinasce con i colori più intensi, i fiori che sbocciano alle finestre e gli uccellini che cinguettano.

Le mamme portano i pargoli nei giardini per farli sfogare, tra un pianto per il gelato caduto sulle scarpe e il pallone finito in mezzo ai rami dei platani. Le signore in capellino possono tornare a sfoggiare scollature e spacchi vertiginosi mentre fanno shopping e portano a spasso i propri fedeli ed imperturbabili amici a quattro zampe.

Gli anziani si siedono sulle panchine al sole tempestate da cacche di piccione e ricordano i bei tempi andati, le mezze stagioni, come si stava meglio quando si stava peggio, le curve delle ragazze del ’15, che non sono più quelle di una volta (né le curve né le ragazze), etc, etc, etc.

Beh, effettivamente qualche differenza rispetto all’epoca della loro gioventù oggi la si riscontra. C’erano meno centri commerciali, meno strade, meno case, meno fabbriche, meno traffico, meno rumore, più verde, più panchine, più odori (oggi sono coperti da quello dei gas di scarico).

Ai loro tempi molte strade non erano asfaltate e la gente camminava sul terreno nudo, che diventava fango alle prime gocce di pioggia. Non c’erano molte macchine, ma cavalli che scoreggiavano, s’imbizzarrivano e si lanciavano al trotto scomposto, trascinandosi appresso carretto e carrettiere e spargendo verdura di stagione e suppellettili. Se non s’imbizzarrivano, seminavano comunque disinvoltamente il resto dei loro pasti in montagnole fumanti qui e là.

Bisogna quindi ammettere che le differenze ci sono e sono molto evidenti. Ma forse c’è qualche cosa che non è cambiata troppo, anzi è persino peggiorata. Infatti, allora si tornava a casa con le scarpe impiastricciate di fango e, se non si stava attenti quando si attraversava la strada, anche di escrementi di cavallo; oggi, anche se si sta attenti, si torna a casa con le scarpe insozzate di cacca di cane.

Allora la necessità: il cavallo era il più frequente mezzo di locomozione, imponeva di sopportare le conseguenze dei mezzi di trasporto animali. Ma oggi, che necessità c’è per dover sopportare le conseguenze dello spargimento indiscriminato di cacche di cane sui marciapiedi?

Non nego che, per uno studioso di gastroenterologia animale, l’opportunità di studiare da vicino escrementi di ogni dimensione e colore, senza dover andare lontano dalla propria abitazione, sia un notevole risparmio di tempo. Ma perché gli altri si devono cimentare in slalom da coppa del mondo tra torri di cacca da un quintale, lasciate da non so quale gigantesco incrocio tra un cane ed un elefante africano, e un mare di merda di un topo da compagnia con la diarrea perché la padrona gli ha dato da mangiare chissà quale intruglio radioattivo?

I nostri amici pelosi però non ne hanno colpa. Provate voi a fare i vostri bisognini sul tappeto persiano in salotto e qualcuno vi farà certamente capire, rapidamente e con ragione, perché non si deve fare! Inoltre, se provaste a resistere un giorno intero chiusi in casa e con il bagno inagibile, poi la fareste anche voi in mezzo all’incrocio, sotto il semaforo, durante l’ora di punta.

A coloro però che vogliono giustificare a tutti i costi una piastrellatura uniforme di cacca sui marciapiedi, chiediamo perché non se la portano a casa e se la spalmano sulle pareti della camera da letto!

Per favore, non diteci che non la eliminano, come richiesto alla legge, perché hanno dimenticato la paletta ed il sacchettino! Possono sempre prenderla con le mani e mettersela in tasca o nella borsetta di coccodrillo, in fondo è tutta roba di loro proprietà, prodotta nella loro cucina e, dopo un lungo processo di trasformazione, restituita dal culetto santo dei loro beniamini.

Oltretutto, in certi casi particolarmente sfortunati, la paletta non basta, e forse non sarebbe sufficiente neppure una ruspa! Ma cosa danno da mangiare a certi cani? Topi morti? I rifiuti del condominio? Carcasse di mucche pazze? I resti di cetacei alla deriva in avanzato stato di decomposizione?

Soprattutto, che intestini hanno certi animali? E pensare che la scienza ci ha sempre infinocchiato affermando che i produttori di escrementi delle dimensioni di un’utilitaria erano estinti da milioni di anni. Forse esistono ancora, negli oscuri recessi delle nostre città, produttori di cacca a ciclo continuo, come le linee industriali?

Infine non abbiamo ancora capito perché questi monumentali escrementi non sono confinati in luoghi poco frequentati e, comunque, ai lati dei marciapiedi. Loro, i cani, istintivamente la scaverebbero anche una buca per depositarvi gli escrementi e per poi ricoprirli, ma con le unghie contro il l’asfalto si fa poco purtroppo. Ma allora, perché i loro padroncini, visto le dimensioni di certi rinoceronti da compagnia, non aprono un bel cantiere nell’aiuola condominiale e ci seppelliscono quella tonnellata di cacca che il loro Fuffy sparge quotidianamente per la pubblica via?

Già, al centro del marciapiede! Anzi no, un po’ qui e un po’ lì. Ben sparsa per tutta l’area calpestabile. E le zone in cui ancora si vedeva l’asfalto ed il cemento (bei tempi!), sono invece ricoperte di strisciate di cacca lasciate da qualche sfortunato pedone. Alcuni per pulirsi le suole, altri perché qui sono scivolati e là, qualche metro più avanti, sono pesantemente atterrati dopo inutili virtuosismi d’equilibrismo per rimanere in piedi, coprendosi naturalmente di merda fino alle orecchie. Devono ritenersi fortunati quando non è necessario l’intervento dei pompieri per tirarli fuori dalla montagna di cacca in cui sono affondati.

Se fosse vera la storiella che pestare una cacca è presagio di soldi in arrivo, messa in giro probabilmente da qualcuno che aveva dimenticato la paletta, oggi, con tutte quelle che abbiamo pestato (sai che fortuna!), dovremmo aver risolto da tempo il problema dell’indebitamento estero, …con buona pace dei NoGlobal!

Il Traspiratore – Numero 36

di M. Pelnaso