Arrestatemi, ho usato l’Euro

febbraio 1, 2002 in il Traspiratore da Redazione

Dicembre 2001: già circola la nuova moneta, ma ancora non si potrebbe usarla…

Siamo ormai a pochi giorni da una svolta epocale e forse ancora stentiamo a rendercene conto. Tante parole, tanti sforzi informativi e di sensibilizzazione, ma spesso sfugge l’enormità dell’atto. Pochi di noi (forse nessuno dei lettori) hanno vissuto un’esperienza del genere, sperimentando il cambio dalla lira leggera a quella pesante. Le implicazioni dell’evento prossimo venturo però sono ancor più travolgenti di qualsiasi operazione monetaria del passato.

Centinaia di milioni di persone devono reimparare a misurarsi con il valore delle cose. Oggi un bene di consumo costa una certa quantità di lire e solo grazie a questo transfer oggetto-valuta si riesce a stabilire se una cosa è più o meno cara, troppo o giustamente costosa. Se un giornale costa meno di un panino, in lire, la cosa ci sembra normale. Si può dire lo stesso ragionando in euro? Certo, dirà qualcuno. Questo qualcuno però starà sicuramente facendo ricorso ad una sana conversione 1 euro = quasi 2000 lire.

Il problema invece deve essere risolto diversamente. Quando andiamo in banca a prendere il mini-kit o quando tra qualche giorno riceveremo il resto in centesimi dobbiamo renderci conto che stiamo dicendo addio a quei volti di personaggi famosi, a quegli usurati pezzi di carta. Non andiamo in banca a cambiare parte dei nostri averi per un viaggio all’estero, consci che potremo riconvertire il rimanente al nostro ritorno. Questo è uno di quei viaggi senza ritorno di retorica memoria. Quando ci separiamo dalla Montessori, da Volta o da Caravaggio lo facciamo per poi non rivederli mai più.

Questo gesto materiale ha dei significati quasi filosofici. Se la lira non esiste più, che senso logico ha continuare ad assegnare alle merci il valore tramite una conversione euro-lira? Bisogna da subito buttarsi a capofitto nel mondo della moneta unita. Come in un’immersione in acqua, perderemo subito i punti di riferimento (e potrebbe essere traumatico!) per poi tornare a galla e vedere di nuovo le boe e gli scogli. Anzi, questo perdersi nel mondo dei prezzi potrebbe essere l’occasione buona per rivalutare il valore che si attribuisce alle merci. Succederà forse che la casalinga poco avvezza ai poteri della globalizzazione possa decidere che alcune cose costano troppo e ritenga di non comprarle più con la leggerezza di prima.

Tutto ciò dopo il 1° gennaio; ma restiamo ad oggi, scampolo del 2001. Le poste e le banche hanno distribuito i primi kit. L’ignoranza e la confusione degli italiani è ancora evidente, ad iniziare dai giornalisti. In televisione non si sentono altro che espressioni errate. Parlando dei sacchettini di monete i verbi più usati sono «comprare», «costare», «pagare». Si tratta la valuta come mele od albicocche, dimenticando che si sta parlando di moneta. Cari giornalisti, gli italiani stanno andando a «cambiare» una certa somma di lire per una equivalente contropartita di euro.

Qualcuno potrebbe obbiettare che è normale dire comprare o vendere valuta straniera. Qui si tratta però della stessa valuta (e non straniera) che viene rimpiazzata; in più ciò avviene senza costi aggiuntivi, come invece capita quando si paga l’operatore che si fa carico dell’onere del cambio.

Il confine resta oscuro anche sull’utilizzo che in questi quindici giorni si può fare degli euro conquistati dopo le code agli sportelli. Si dice che essi non possano essere utilizzati fino a gennaio. Le nonne e le zie stanno già facendone merce da regalo in questo Natale al risparmio. Noi siamo andati in giro per supermercati e l’abbiamo utilizzato. Non per pagare alla cassa, ma come moneta per prelevare il carrello.

A rigor di logica si dovrebbe usare il 2 euro, conforme come misure al 500 lire. In realtà si tratterebbe di ipotecare una cifra otto volte maggiore dell’attuale, con rischi di furto altissimi (pensabile un’assicurazione sul carrello?). Quindi le società produttrici hanno deciso di abilitare il meccanismo di sgancio per tagli più modesti. In questo periodo di doppia circolazione è possibile, in alcuni supermercati, utilizzare sia il 500 lire, sia l’1 euro, sia il 50 cent. Così, tirato fuori il portamonete e cercato lungamente l’obolo adeguato, abbiamo infilato il luccicante 50 cent nella fessura.

Giubilo, questo euro è una realtà: funziona. Poi abbiamo voluto provare l’unità intera; anch’essa ha dato le auspicate soddisfazioni. Quindi siamo andati sul logico, il 2 euro. Pur non essendo indicato come moneta adatta a liberare il veicolo commerciale, il 2 euro ha sortito lo stesso risultato. Il mito del carrello intelligente, già vacillante all’inserimento del 2 euro, è infine crollato con l’ultima prova effettuata con successo: il 200 lire. In pratica, per rendere universale l’alloggiamento della moneta, ora è possibile infilarci qualsiasi disco metallico. Non è merito dell’euro. In compenso ora abbiamo una multa discretamente salata da pagare: uso illegale di una moneta falsa. Certo, falsa; ma non ridete di noi e guardatevi nelle tasche. Siamo a dicembre 2001; e che data di conio riportano i vostri intonsi euro? 2002!! Benvenuti nell’euro-confusione.

Il Traspiratore – Numero 33

di D. Cirio