Antartide

ottobre 11, 2011 in Libri da Stefano Mola

Titolo: Antartide
Autore: Laura Pugno
Casa editrice: minimum fax
Prezzo: € 13,00
Pagine: 110

antartideAntartide vuol dire all’incirca 14 milioni di chilometri quadri, di cui il 98% ghiaccio. Curiosamente (o forse no, a pensarci bene) è un deserto (le piogge sono meno di 200 mm anno). Nella zona più calda la temperatura media annua è circa -25 °C. In questo immenso vuoto bianco, vivono dalle 1000 alle 4000 persone, a seconda delle stagioni.

Li possiamo immaginare: formiche infagottate che camminano alla cieca su una tovaglia bianca, zigzagando secondo logiche a noi ignote. Uno di loro l’ha immaginato anche Laura Pugno. Lo ha chiamato Matteo Bechis. Di quello che ha fatto nella stazione scientifica di Rothera poco ci dice e poco ci importa. Sappiamo che si è immerso sotto i ghiacci e che se non fosse stato per il collega e amico Nathaniel forse sarebbe rimasto congelato lì sotto.

Sappiamo che ha preso un aereo, che ha fatto una tappa a Londra, e che adesso, nelle prime pagine, è a Roma. A pagina 12 si addormenta sotto il sole in terrazza, nella casa dove vivevano i suoi genitori. Ma anche quella che è stata la sua città è ora uno spazio bianco e vuoto, dove le distanze tra le persone sono grandi e fredde. La moglie Sonia, insieme con la figlia Micòl, vive con un altro e non ha mai chiesto il divorzio.

Niccolò Bechis, il padre, è morto senza lasciare nulla in eredità a Matteo. Nemmeno la casa, quella con la terrazza: è destinata a una donna che Matteo non conosce, una certa Miriam, che gestisce una casa di riposo in Piemonte, in montagna, al confine con la Francia.

Inizia così la traiettoria della formica Matteo nel suo Antartide europeo. Inizia con una macchina in affitto che lo porta da Miriam. Per capire come mai il padre ha lasciato tutto a lei. Se avremo la pazienza di seguirlo scopriremo molto altro. Questo libro ci porterà al confine incerto tra la vita e la morte, dove a volte si vorrebbero compiere delle scelte, recuperare significati e libertà.

Un libro antartico negli spazi freddi tra le persone, e tra le persone e le cose. Un libro antartico nel linguaggio, ora levigato, ora che si impunta scabro in crepacci, incagliandosi nelle virgole.

di Stefano Mola