Annie Lennox per Traspi.net

giugno 22, 2003 in Musica da Gino Steiner Strippoli

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“Un boccone amaro da ingoiare, come faccio a sopportare il sapore della furia e della rabbia che mi bruciano dentro”.

Ad un certo punto della vita uomini e donne arrivano al cosiddetto bivio della maturità, magari dopo una crisi amorosa che porta alla riflessione e a guardarsi allo specchio, mettendosi a nudo, tra rabbia e speranza. Questo Annie Lennox è riuscita a farlo attraverso il suo ultimo disco “Bare” (BMG), dove la musica e la poesia sono stati il suo specchio di riflessione per poi raccontare a tutti questo momento particolare della sua vita.

La 48 enne Annie ritorna, dopo 12 anni dall’uscita del suo “Diva”, album che vendette ben 12 milioni di copie, con un lavoro carico di soul, tra rabbia e delusioni, ma anche tanta voglia di vivere nella felicità e nella gioia “Wonderfull”: “Ma io mi sento meravigliosamente, sì mi sento meravigliosamente… voglio averti perché sei tutto quello che ho… Dio, divento cosi triste, ogni volta che penso a te… Tutto il calore del mio desiderio manda come un fuoco impazzito, non vedi che ho il cuore che brucia…”.

La Lennox di “Bare” si scopre cantautrice, tant’è che ha scritto tutte le 11 canzoni presenti, con una vena poetica che guarda all’amore e al dolore della vita di tutti i giorni. Le sonorità molto soul rendono la voce di Annie ancora più raffinata e più bella che mai. Ci sono poi molti riferimenti ai suoi amori, come Stevie Wonder nella struggente “The Hurting Time” (Il tempo del dolore), una ballad intensa, dal sapore molto black, con una fisarmonica a bocca che accompagna la voce dell’artista che si racconta. “…per tutto il tempo c’è uno scopo, per ogni filo d’erba, per ogni foglia su ogni albero, ogni essere vivente di sicuro verrà a mancare e quello che sarà sarà, è allora inizia il tempo del dolore…”.

Non manca nemmeno il legame con il suo vero mito (Aretha Franklin): l’accostamento è sensibile nell’ascolto di “Pavements Cracks” (Le crepe dei marciapiedi). I ritmi sono dappertutto molto raffinati, anche se poi incontrano anche esplosioni soul, come in “Bitter Pill”, davvero accattivante per una dance. E che dire dell’aggressività emanata in “Erased”?

34967Piuttosto questa canzone parla di cose che scompaiono, come è nata?

E’ nata dai ricordi di quando, a 11 anni, una zia morì ed io accompagnai i miei genitori a pulire la casa. Tutto era in ordine come al solito, le sedie, il sofà, il tavolo, ma tutto improvvisamente sembrava un set teatrale perché lei non c’era più. Cancellata appunto. Questo succede sempre nella nostra vita. Le situazioni più permanenti improvvisamente si alterano. Le circostanze cambiano. La gente scompare dalla nostra vita.

In questo album, “Bare”, parli molto di dolore, di sofferenza. C’è molto di te stessa?

Non posso definirlo autobiografico, ma è ovvio che nasce da me e dalle corde della mia anima. Le canzoni che ho scritto sono molto personali, ma sono fittizie e reali allo stesso tempo, in quanto sono metaforiche e applicabili a situazioni diverse. Scrivo nella speranza che la gente riesca a personalizzare le mie canzoni fino a farle diventare parte di se stessa.

La musica accompagna tutta la nostra vita: nascite, morti, matrimoni, feste… La musica nella nostra vita è sempre presente, ci tiene informati su noi stessi e i nostri stati d’animo. Credo che questo album inviterà la gente a riflettere, si tratta di un lavoro molto introspettivo.

Un disco, comunque, molto influenzato dal nero-soul…

La meraviglia della musica è che trascende da ogni barriera razziale e culturale, parla a tutti. Quando ero ragazzina ascoltai una musica nella quale mi identificavo, ma che non aveva nulla a che fare con la mia cultura. Era la musica dei neri d’America, la musica soul. Mi toccò profondamente: è in quella musica che trovai la mia voce e il mio spazio. Quando canto, ho la sensazione di toccare una parte di me che trascende il colore della pelle.

In Wonderfull, lo dici tu, sei meravigliosamente meravigliosa.

E’ una canzone sul desiderio di stare con qualcuno, è una canzone sull’Eros e, come sappiamo, il desiderio è tossico, da assuefazione. Va molto al di là del razionale. Puoi sapere che la persona che ti attrae è quella sbagliata, ma questo può fermarti?

Vero, poi però quando trovi chi ti piace e che ami e, ad un certo punto, perdi la comunicabilità, come canti in “Twisted”, diventa tutto ancora più difficile.

Vero, è sempre bello quando tu ami una persona e la comunicazione esiste. Lui parla e tu ascolti. Parli e lui ascolta. Ma quando le cose vanno male tutto impazzisce. All’improvviso è come parlare due lingue differenti. Ogni tentativo per farsi capire non fa che peggiorare le cose. E’ la frustrazione più grande che esista.

In questo disco hai anche “pregato”, “Oh God”.

E’ una preghiera, da parte di una persona che crede veramente in Dio, e che quindi è poco convinta che qualcuno la stia veramente ascoltando. Ma il fatto che stia cercando un benefattore rappresenta un fatto positivo, un passaggio da pensieri molto negativi a pensieri più positivi.

di Gino Steiner Strippoli