AMMMERICA – Atto secondo

giugno 7, 2011 in Viaggi e Turismo da Meno Pelnaso

Sto andando in America.

“È solo una viaggetto di una settimana” …

… viaggetto …

… una settimana …

… in cinque giorni devo prendere dieci voli …

… affittare tre auto …

… fare sei riunioni …

… visitare tre stabilimenti …

… stilare i verbali …



… viaggetto …



… viaggetto un cazzo!

Già! … ma non c’era proprio un altro pirla per farlo?

No!

Grazie, …

… per il pirla!

Gerald, quello vestito da zoologo con la barba che sta alla mia destra, dormicchia composto.

Il “maniaco” alla mia sinistra, con le cuffie calate sulla zucca, continua a ballonzolare ascoltando Rap.

Mentre guarda fuori dal finestrino l’oceano sterminato, lo osservo meglio.

Mostra di essere un arzillo vecchietto di circa settant’anni.

Porta una camicia verdino evanescente metallizzato sulla quale, come un pugno in un occhio, brilla una cravatta rosa metallizzato con un ricamo rosso fuoco che ricorda una rosa.

I jeans sono sformati e consumati, le scarpe non le vedo …

… già non le vedo perché le ha calciate via ed i calzini sembrano molto consumati …

… il suo occhio rapace si posa con infallibile precisione sulle hostess ogni qualvolta passano in zona …

… e allunga il collo per cercarle dopo che sono uscite dal suo campo visivo.

L’insieme ricorda proprio quello di un maniaco sessuale in vacanza.

Ritmicamente batte con le dita sul tavolino che abbassa per poi rimetterlo a posto ogni cinque minuti.

Ha già provato ad espandersi oltre il mio limite di tolleranza e gli ho infilato delicatamente un gomito nelle costole, così, sbuffando, è tornato a rintanarsi fuori dal mio spazio vitale.

Non c’è nulla da fare, non riesco a dormire.

Fortuna che ci sono i film …

… ma quelli che m’interessavano gli ho già visti!

Passa la hostess che distribuisce le bibite.

È carina, bionda con la coda lunga e sorride.

Sta per chiedere a “Gerald” cosa desidera, ma il “maniaco” si protende impetuosamente, invadendo nuovamente il mio spazio vitale, per chiedere qualche cosa.

Lei lo ignora semplicemente e lui, imbronciato, si rimette a sedere composto …

… non lo sa, … ma lei gli ha salvato un’altra costola!

Quando viene finalmente il suo turno mi guarda spaesato perché non ha capito la domanda in inglese della hostess.

Non so di che nazionalità sia quindi gli ripeto la domanda in inglese scandendo le parole.

Lui mi guarda e fa spallucce per ribadire che non capisce.

La hostess ci riprova in tedesco, …

… in francese, …

… in spagnolo …

.. poi mi guarda anche lei disperata.

Provo in italiano, ma senza successo.

Finalmente lui spiccica alcune parole in una lingua incomprensibile …

… sembra russo, ma nessuno attorno parla russo.

Questa volta siamo noi a fare spallucce.

La hostess afflitta sta per allontanarsi a chiedere aiuto quando lui, con gli occhi grigi attraversati dalla luce del lampo di genio, urla:

“VODKA! …”

… “YES! VODKA!”

Beh, per ora abbiamo risolto il problema.

Affettuosamente Vostro

Meno Pelnaso

di Meno Pelnaso