AMMMERICA – Atto quinto

giugno 13, 2011 in Viaggi e Turismo da Meno Pelnaso

Finalmente siamo atterrati.

Tutti si stiracchiano.

Siamo accartocciati come pacchetti di caramelle.

Le giunture scricchiolano quando si cerca di mettersi in piedi.

Tutti si distendono dal torpore e si alzano in buon ordine lasciando sfilare i primi …

… lui no!

Lui, il maniaco settantenne che mi siede di fianco, si agita, cerca di alzarsi senza slacciarsi la cintura.

Il mio animo criminale lo guarda divertito senza fare un solo movimento per aiutarlo.

Mi hai rovesciato addosso un mezzo bicchiere di vodka, puzzo come un ubriacone e spero di non doverlo spiegare all’immigrazione, qui negli Stati Uniti sono molto severi in fatto di alcoolisti.

Mi hai rotto le palle per tutto il viaggio riuscendo persino ad ascoltare musica Rap con le cuffie ad un volume tale che superava il rombo dei motori.

Ora mi godo lo spettacolo.

Più lui si agita più fa pasticci.

Mi alzo per evitare di venire coinvolto nella sua lotta contro tutto ciò che lo circonda.

Si divincola e combatte contro la cintura di sicurezza, la coperta, il cuscino, il tavolino (che dopo essere stato tormentato per tutto il viaggio, ora si vendica aprendosi tutte le volte che lui cerca di alzarsi), gli occhiali (rischia di calpestarli più volte), i biglietti, il foglio verde della dogana (sono sicuro che lo perderà), i giornali, i braccioli, i bicchieri vuoti (che si è ostinato a tenere anziché darli alle hostess), le briciole di cui si è ricoperto, …

Alla fine si riesce ad alzare.

Cerca di raccogliere tutto ciò che nel frattempo ha disseminato nello spazio angusto, ma per una cosa che raccoglie, due gliene cadono di mano.

Non trova le scarpe, calpesta la custodia degli occhiali (fortunatamente sono appesi al collo), strappa i fogli dei giornali, inciampa nella coperta, la getta rabbiosamente sul sedile, ci si siede sopra (sotto ci sono i biglietti), …

La cosa va avanti così per un po’, nel frattempo osservo la gente che sfila ordinata, proprio come alle fermate degli autobus a Londra …

… che bello non vedere la frenesia che invece prende tutti da noi …

… cappelliere che ti si aprono improvvisamente sul naso, bagagli che cadono, … telefoni che suonano …

… “ciao, si sono arrivato …”

… “buongiorno, sono in ritardo …”

… “tua madre è ancora a casa nostra? …”

… “è stato un viaggio impossibile, non c’era neppure lo champagne …”

… “quello di fianco puzzava di cipolla …”



… improvvisamente qualche cosa mi spinge da dietro.

Il maniaco si è liberato dalla coperta e, con le scarpe in mano, mi spinge per uscire.

Anche volendo non è possibile, il flusso è continuo.

Lui insiste.

Cerco di fagli notare che c’è gente davanti e non è possibile.

Lui si appoggia a me e mi spinge col suo corpo … È TROPPO!

Ora lo prendo per le orecchie e lo scaravento fuori dal portello!

Una signora capisce la situazione e si ferma facendomi segno di passare per liberarmi di lui.

Mi sposto e lui riesce a darle una gomitata nel fianco, calpestare i piedi al marito, sbatterle la valigia sulla testa, mentre la tira fuori dalla cappelliera, e trafelato a …

… bloccarsi dietro la fila ferma in attesa di uscire.

Naturalmente!

Le hostess lo tengono d’occhio e chiedono scusa alla signora che ora lo guarda indecisa se averne paura o farlo a polpette.

Finalmente si toglie dai piedi e, dopo aver fatto passare la signora ed il marito, prendo la mia borsa e mi avvio stancamente verso l’uscita.

Una hostess mi sorride e, con aria complice, mi porge un bicchiere di succo d’arancia:

“Rilassati, … ora devi passare l’immigrazione e la dogana!”

Non so come prendere questo annuncio, ma sono troppo stanco, devo ancora prendere un aereo prima di arrivare a destinazione.

Poi penso al maniaco.

È poco davanti a me, lo seguo, non voglio perdermi lo spettacolo del suo linciaggio alla dogana!

Affettuosamente Vostro

Meno Pelnaso

di Meno Pelnaso