AMMMERICA – Atto decimo

giugno 17, 2011 in Viaggi e Turismo da Meno Pelnaso

Supponiamo che siate in un terminal di uno sterminato aeroporto americano trascinando il trolley con una mano e sostenendo faticosamente un barile di frullato con l’altra (occhio alle dimensioni … tutto qui in America è gigante!)

Passeggiate guardando la merce esposta nei vari shop del terminal: oggetti ricordo, riviste, magliette ricordo, merende, cappellini ricordo, bevande, poster ricordo, cibo di vario genere, … oggetti ricordo, riviste, magliette ricordo, merende, cappellini ricordo, bevande, poster ricordo, cibo di vario genere, … oggetti ricordo, riviste, magliette ricordo, merende, cappellini ricordo, bevande, poster ricordo, cibo di vario genere, … oggetti ricordo, riviste, magliette ricordo, merende, cappellini ricordo, bevande, poster ricordo, cibo di vario genere, …

… insomma ci siamo capiti …

… avete cercato di passare le vostre quattro ore di attesa vagabondando per un terminal smisurato vedendo sempre le stesse cose al punto da farvi dubitare di aver girato in tondo come un criceto!

Alla fine esausti vi sedete al gate di partenza del vostro ultimo volo della giornata … ma …

… vi cade l’occhio sul tabellone delle partenze e non è indicata la vostra destinazione!

Nonostante la stanchezza, vi catapultate al tabellone riassuntivo delle partenze per scoprire che il vostro volo è stato semplicemente spostato su un latro gate, che però si trova a diverse centinaia di metri da dove vi trovate ora.

Poco male, avete ancora tempo, quindi vi avviate al nuovo gate.

Quando arrivate al gate però la vostra destinazione non è segnata.

Vi accalcate al banco assieme agli altri passeggeri per scoprire che l’aereo a voi destinato non è arrivato, per colpa dei tornado, e dovete aspettare un po’ di tempo per essere imbarcati su un nuovo volo.

Così voi ed i vostri colleghi di sventura, ciascuno col suo passo strascicato, rimorchiando ciascuno il suo bagaglio, tenendo in mano il solito bidone di liquido ormai solo “quasi” commestibile, vi spargete per cercare un posto nelle vicinanze per sedervi e meditare sulla sfiga.

Passa il tempo ed ogni tanto, qualcuno si schioda faticosamente dal sedile per andare a leggere o a chiedere quando è previsto il nuovo volo.

Li riconoscete perché si avvicinano ai tabelloni con un’aria mista tra lo speranzoso ed il rassegnato (la rabbia ormai si è sciolta nella poltiglia di ciò che era rimasto nel bicchiere in dotazione al passeggero medio) per poi allontanarsi ancor più rassegnati e mesti.

Voi non lo sapete, ma la fortuna vi ha riservato un ruolo molto importante questa sera.

Infatti dopo circa nove ore di viaggio, quattro ore di attesa, oltre due ore di ritardo, sarete voi a scoprire che hanno cambiato nuovamente gate e, dopo aver avvertito gli zombie riversi sulle panchine, dovrete tornare in gregge sui vostri passi, per centinaia di metri, per raggiungere, in meno di mezzora, il nuovo gate, …

… quando si dice culo!

Arrivate trafelati ad un gate completamente deserto, se non per una povera hostess che vi guarda con sorpresa per il vostro evidente stato di profughi.

Con il fiatone chiedete informazioni, ma lei scuote la testa e vi fa notare che, mentre voi caracollavate per i corridoi, il gate era cambiato nuovamente … ma …, visto che è il vostro giorno fortunato, il nuovo gate non è molto distante e lo potete raggiungere in soli venti o trenta metri.

Vi precipitate nella direzione indicatavi, seguiti da un’armata Brancaleone di giovani ed anziani con la camicia fuori dai pantaloni e la lingua a penzoloni, ma …

… quando arrivate al gate …

… stanno imbarcando un altro volo per un’altra destinazione.

Controllate sui tabelloni e la vostra destinazione non è proprio più contemplata!

NOOOOOO!!!!!!

… CAVOLI!!! … (… o altro a vostra scelta e nella lingua a voi più congeniale!)

Chiedete informazioni, ma nessuno vi sa dire dove è finito il vostro volo.

La tensione sale e le hostess cercano freneticamente di avere notizie prima che l’armata dei passeggeri assetati di sangue salti loro alla giugulare.

Finalmente sul tabellone compare il nuovo gate … è al piano di sotto!

Un’orda di barbari urlanti si precipita per i corridoi travolgendo e trascinando con se tutto ciò che incontra sulla sua strada.

Lo tsunami umano si riversa sulle scale e precipita al piano inferiore scrosciando sul banco del gate.

Uno steward stupito, con la cornetta in mano vi guarda.

Poi, come se tutto fosse normale, prende il microfono e con una voce calda e paterna avverte che il vostro volo sta arrivando e voi potete accomodarvi tranquillamente sulle sedie della sala d’attesa, lui vi avvertirà di ogni eventuale cambiamento!

Non ne saprete più nulla per almeno un’altra ora.

Ormai sono passate quasi diciotto ore da quando avete lasciato la vostra casa e non avete dormito molto.

Poi come se nulla fosse il vostro volo viene finalmente chiamato, ma con l’avvertenza che prima di voi potranno salire i passeggeri degli altri due voli, naturalmente precedenti al vostro, che si erano già accumulati sullo stesso gate!

Inoltre coloro che non riusciranno a salire su questo volo avranno la possibilità di prendere il prossimo!!!

A questo punto ribellarvi non serve a nulla e non ne avreste neppure più la forza.

Alcuni dei vostri compagni si abbandonano nuovamente sulle sedie lasciando al destino la responsabilità di decidere cosa farne delle loro carcasse.

Voi invece, perché siete italiani e la vita vi ha insegnato a non darvi mai per vinti, lasciate sfilare un po’ di persone dei voli precedenti, …. poi vi accodate … e, con un’aria assassina che neppure il pirata Barbanera poteva vantare di sfoggiare, passate davanti allo steward fissandolo negli occhi con una leggera aria assatanata e un po’ di bava alla bocca.

Lui vi osserva, … guarda il vostro biglietto, … vi guarda ancora negli occhi iniettati di sangue, … poi passa il biglietto sulla macchina di controllo, vi sorride e …

– Fate buon viaggio signore e grazie per aver scelto di viaggiare con noi.

– … ma vedi di andare un po’ a … (in italiano nel testo originale)

Affettuosamente Vostro

Meno Pelnaso

di Meno Pelnaso