AMERICA! Storie di pittura dal Nuovo Mondo

marzo 23, 2008 in Medley da Gabriella Grea

Kaaterskill_Falls_(1826,_olio_su_tela,_cm_64,1_x_92,2)_Thomas_ColePer introdurre il visitatore alla mostra “non resta che richiamarmi allo studio dei magici poteri dell’atmosfera, mezzo interposto tra l’occhio umano e tutti gli oggetti visibili” (A.B. Durand, 1796-1886). Proprio grazie alla maestria di Marco Goldin -ideatore e curatore del progetto- e dei suoi collaboratori, la suggestione creata negli spazi espositivi ci rende esploratori dell’America ottocentesca, rivisitata dai grandi pittori d’oltreoceano; inoltre i videodocumentari tra le sezioni consentono una maggiore adesione al contesto storico e sociale che ha influenzato le produzioni artistiche.

Secondo Thomas Cole (1801-1848), il più importante pittore paesaggista americano della prima metà del XIX secolo, la natura è il luogo dove l’uomo consuma la sua eternità, il suo essere transitorio: “immortalare” un fenomeno naturale equivale ad evocarne la potenza, la forza e il mistero. Le sue Kaaterskill Falls (1826, olio su tela, cm 64,1 x 92,2), tra gli scorci più suggestivi del nord-est degli Stati Uniti, sono riprodotte da un punto di vista inusuale, dall’interno di una caverna davanti a cui si apre un anfiteatro naturale di rocce, gravato da un cielo plumbeo; al centro del dipinto un indiano ammira sprezzante del pericolo il precipizio sottostante. La caverna non è solo archetipo dell’arte del costruire, l’affermazione dell’uomo sulla natura, ma anche luogo di nascita, di rigenerazione e l’accedervi significa per estensione comprendere le cose nascoste, il mistero appunto.

Nella seconda metà dell’800 dalla Wilderness di Cole e Church (1826-1900) l’attenzione si sposta ai paesaggi addomesticati dall’uomo, perché, commenta sardonico Alexis de Tocqueville, “si può dire che gli americani non percepiscano le imponenti foreste che li circondano fino a quando non le colpiscono con l’accetta”; le coste non più misteriose e selvagge, ma evocatrici di atmosfere contemplativa e intimista, solo le paludi restano un ecosistema che sfugge al controllo dell’uomo.

Contemporaneamente si fanno più pressanti le influenze europee, ne I Notturni di J. A. Mc Neil Whistler (1834-1903) risuona l’eco delle sonate di Debussy e Ravel ed si evidenzia l’eseprienza estetica dell’arte giapponese, conosciuta dall’artista durante il suo soggiorno a Parigi.

Nascono anche movimenti letterari e artistici autoctoni: il trascendentalismo che ha dominato la cultura del New England della seconda metà del XIX secolo si traduce in ambito pittorico con una sensibilità verso gli effetti luminosi dei cambi atmosferici, evidenziata da una qualità cromatica ricca e ricercata e da una resa pittorica particolareggiata, definita successivamente “luminismo”. Ne è testimonianza la Pioggia primaverile (1869, olio su tela, cm 36,5 x 76,8) di M.J.Heade (1819-1904). Questa luminosa ed evocativa veduta della campagna del Connecticut esprime l’attenzione dell’artista intorno agli effetti atmosferici, ne evidenzia la capacità di catturare le sottigliezze tonali e i repentini mutamenti luminosi del paesaggio.

Notturno,_lo_stretto_di_Solent,_1866,_J._A._Mc_Neil_WhistlerPurtroppo la prima guerra moderna, per numero di morti, di arruolati, di vittime civili, per innovazione delle tecnologie mortifere, influenza profondamente lo stato d’animo degli artisti. E. Johnson (1824-1906) in Confidenze (1877, olio su tavola, cm 53,8 x 30,8) riproduce un soggetto quotidiano, permeato di atmosfera intimista e malinconica, dedicato alla fanciullezza – lieta e spensierata -, proposta come antidoto al dramma della guerra civile appena conclusa. Si suggerisce al contempo che la serena semplicità della vita rurale è una dimensione ormai definitivamente perduta, sostituita dall’anonimo inurbarsi degli sfollati nelle città industriali.

Tele maestose, paesaggi esotici, città fumose e mandrie di bufali vi accompagneranno nella visita alla scoperta di che cosa “c’era una volta in America!”.

La fotografia: una mostra nella mostra

60 fotografie originali del XIX secolo, provenienti dal Museum of Fine Arts di Boston e dalla Huffman Collection del Buffalo Bill Historical Center di Cody, offriranno un’occasione straordinaria per un approfondimento sui soggetti e sull’ osservazione del paesaggio che caratterizzarono la produzione fotografica dell’ America dell’Ottocento, la cui armonia tra elementi paesaggistici e taglio compositivo saranno non di rado fonte di ispirazione per la contemporanea corrente pittorica. La ricca selezione di 38 fotografie proveniente da Boston ci darà modo di indagare più da vicino cinque temi fondamentali della produzione fotografica dell’epoca: le città, la costa orientale,lLe cascate del Niagara, i ritratti e i paesaggi dell’ Ovest.

Mr. Cody, ovvero Buffalo Bill

In mostra le testimonianze di un uomo-mito

La sezione della mostra dedicata alla pittura western non poteva non comprendere un approfondimento su William Frederick Cody, leggendaria figura del West americano, universalmente conosciuto con il soprannome di “Buffalo Bill”. Nato il 26 febbraio 1846 in una fattoria di LeClaire, nell’Iowa , visse un’esistenza intensa che lo vide partecipare in prima persona ai grandi avvenimenti che fecero dell’America del XIX secolo una leggenda che perdura fino ai giorni nostri. Buffalo Bill, figura amata in quanto manifestazione dei valori positivi di coraggio e ingegno che l’America ha incarnato nella sua corsa al progresso, ma nel contempo odiata per gli aspetti negativi di tale sviluppo, quali il colonialismo e lo sterminio dei bisonti e delle popolazioni indiane, rimase lungo tutto il corso della sua vita, ma anche e soprattutto dopo la sua scomparsa avvenuta nel 1917, l’ultima reale leggenda di quel favoloso West, da sempre scolpito nel nostro immaginario.

Per informazioni e prenotazioni

AMERICA!

Storie di pittura dal Nuovo Mondo

Brescia, Museo di Santa Giulia

Fino al 4 maggio 2008

0422.429999

[email protected]

www.lineadombra.it

di Gabriella Grea