alla Mole Antonelliana

gennaio 7, 2005 in il Traspiratore da Cinzia Modena

Numero 51-52Sto vivendo un incubo? Dove sono i miei giochi? Dov’è finita la mia stanza il mio regno i miei amici peluches? Dormivo, la voce dei miei genitori mi cullava: un dialogo dai toni bassi, fatto di pause, brevi battute. Non capivo di cosa parlassero così sorridevo ai passanti, agitavo le braccia ma nessuno mi rispondeva. Voci basse, volti che appaiono e scompaiono prima che li si possa afferrare, la fatica di stare ferma nel passeggino: ho guardato Elsa e ho avuto un’idea forte e chiara, dormire. Forse è stata una pessima idea. Mi sono svegliata e con me c’era solo Elsa. Tutto attorno era buio, penombra, suoni strani, voci lontane ed i miei genitori scomparsi. Elsa non parlava eppure io la guardavo fissa ed interrogativa. “Fai silenzio!” mi ha solo detto quando stavo per parlare. Io fare silenzio? Ho una bellissima voce e sono onorata di poterla farla ascoltare al mondo intero quindi urlo: “ Ma dove mi hai portato? DOVE ci troviamo?”

Lei mi indica un punto, un vetro con della luce dentro e… sembra muoversi qualcosa dentro! E’ una torta con dei fori, sarà una ciambella appena sfornata perché ha ancora la mascherina che le dà la forma, la usa anche la mamma! La mascherina della mamma però normalmente non ruota, questa sì. Elsa, guarda, se osservi nel foro la torta è trasparente e… e c’è qualcuno dentro la torta, e si muove, balla! Che torta strana, quando si accende la luce nel vetro allora appare un omino, quando invece si spegne tutto ci sono solo tante figure disordinate. Elsa è molto più in gamba di me. Mi indica altre torte e mi spiega che siamo in un posto dove si fanno incantesimi muovendo velocemente degli oggetti o figure. La torta è uno dei primi trucchi che sono stati ideati. Quando era più piccola ne aveva imparati alcuni: bastava prendere della carta, tagliarla in un certo modo, disegnarvi sopra delle figure che la tata indicava e poi metterla su un rullo e girarlo. I fogli di carta prendevano sembianze diverse, come quel signore che non riesce a stare in piedi sulla palla e cade sempre! Poi quando è cresciuta non disegnava più ma guardava le opere di amici o spasimanti nei loro salotti. La torta era diventata una macchina di legno alta e stretta oppure un apparecchio rumoroso che pitturava su una parete tutta bianca delle illusioni, e sembravano esser vere! Elsa guardava quelle immagini e sognava ad occhi aperti di vivere in Oriente o di visitare città quali Parigi, Roma o Napoli. Una volta nelle case non mancava mai chi sapesse suonare uno strumento musicale, così che l’incanto aumentava ascoltando le note romantiche di quei posti lontani. Io guardavo quegli oggetti che sembravano tornati dal suo passato eppure erano proprio davanti a me e tanti adulti, quasi come allora, appiccicavano il naso al vetro o alle macchine curiosi come bambini.

Questo posto sembra il castello delle fiabe con i labirinti e la principessa da salvare. Elsa, al contrario di me, è sicura della strada da fare come se ci fosse nata. Mi tiene per mano e mi fa passare da un incantesimo all’altro, stile Luna Park. Devo solo fidarmi del suo intuito.

Dopo gradini e spazi senza luce un posto senza fine né fondo si apre davanti ai miei occhi. Sospesa nell’aria, cammino grazie all’aiuto di qualcuno che mette una mano sotto i miei piedi ad ogni passo. Senza saper come ma solo voltandomi, son uscite delle rocce e davanti a me si è parata una tv con i miei cartoni preferiti! Le storie non sono intere: trame ed eroi si alternano, muoiono e ritornano. Certi personaggi sono strani, lunghi, alti, neri ed assomigliano alle copertine dei libri di mamma, che fa l’archeologa. Ad Elsa non piace l’archeologia, le fa pensare all’età che avanza e lei non vuole invecchiare. Usciamo dalla stanza senza fine né fondo ed inizia un’avventura. Un labirinto deve aver incrociato la sua strada con la nostra perché l’illusionista padrone del castello ha fatto tanti incantesimi per deviarci. Le sue sale cambiano continuamente aspetto: salotti di casa, stanze tutte bianche con fotografie sparse ovunque, il bar che piace al nonno, quello della domenica mattina (ma come fa il padrone di casa a conoscerlo e a sapere che ci va MIO nonno?), bagni senza lavandini e con un frigorifero al posto della porta, e poi… la mia camera: grande grande, tutta rosa, con un letto a baldacchino a forma di cuore ed i cuscini rossi!

Elsa ed io vi siam saltate sopra e ci siam coricate felici come principesse. Mancava solo un particolare: il principe. Forse perché siamo principesse moderne? Adoro i miei ricci biondi e, quando la mamma non c’è, prendo i suoi trucchi e metto le sue scarpe alte. Trattengo il respiro e mi vedo attrice. Elsa mi ha guardato torva: “Sei troppo viziata”! Senza poter dire nulla mi son trovata dentro un ascensore senza pareti. Ed è lì che mi son vista! Tante immagini mi ritraevano con splendidi attori. Noi salivamo e le locandine scendevano, passavano davanti ai miei occhi, attraversavano la sala tra luci ed ombre che si rincorrevano. Chissà, forse sarò stata un’attrice meteora morta giovane come James Dean… Il viaggio dentro il tubo catodico trasparente sembrava non finire mai ed alle luci dalle forme irregolari si son aggiunti suoni d’oltretomba, echi e suoni di strada. Ma… siamo finite in strada, sul tetto della strada! Secondo Elsa siamo nella torre. La mia vanità deve aver dato fastidio al padrone del castello che con un incantesimo ci ha portate via dal labirinto e sollevate fin quassù al freddo ed al vento: solo il sole e la luna ci potranno consolare! I cavalli alati non esistono più, solo aerei oramai ma qui non possono atterrare. Siamo spacciate?

Il Traspiratore – Numero 51 – 52

di C. Modena