A tavola con Mario Monicelli

novembre 21, 2002 in 006 da Redazione

32607(1)Insieme a Bertolucci, era uno dei grandi ospiti attesi al Torino Film Festival. La speranza era principalmente quella di incrociarlo nelle sale del Pathé, per poterlo seguire da lontano, scrutarne ogni piccolo movimento, conoscere i suoi spostamenti e le proiezioni da lui scelte. E invece…eccolo materializzarsi al ristorante dell’ hotel Le Meridien: Mario Monicelli.

L’ottantasettenne regista toscano (autore tra gli altri di: I soliti ignoti, i Compagni, l’Armata Brancaleone, Amici miei, Parenti Serpenti…) entra solitario nella sala, si guarda intorno, nota un posto libero al tavolo della redazione del daily (per il quale io devo la mia presenza full-time al Festival) e si siede. Emozione generale: davvero l’ambizione non avrebbe potuto essere tanta. Calmo e metodico, assaggia il lardo presentato in una ricetta valdese e degusta del vino dell’Alta Val Susa, confrontando questi prodotti con salumi e vini della sua terra.

Gli rivolgiamo battute banali, ancora attoniti per la presenza del nostro illustre commensale, trattenendoci a stento dal ricoprirlo di domande. Deformazione professionale. Ma a me il taccuino sotto il tovagliolo scappa, e furtiva annoto ogni sua parola. Dopo aver chiacchierato sulla realizzazione del daily, sul programma odierno del Festival, il discorso si sposta su Torino: che strana la nuova ubicazione del Festival!

L’ultima volta che era venuto, un paio di anni fa, il Festival era itinerante nei cinema del centro e già allora Monicelli si era alquanto stupito della realtà della nostra città: verde, recupero di piazze e strade…una città bella e piacevole. Non come ai tempi de I Compagni: la sua pellicola del 1963 era ambientata a Torino ma in realtà, il degrado di molte zone e quella città piccola e contrastata negli anni dell’immigrazione e del boom economico avevano fatto sì che il film fosse stato girato in minima parte nella capitale sabauda. Monicelli aveva provato a filmare a Cuneo e poi a Roma.

Ma poi il lavoro è stato realizzato soprattutto grazie alle riprese a Zagabria. Stupore generale: e chi se lo sarebbe mai aspettato? Proviamo ad azzardare: le riprese fuori dal Piemonte riguardano le scene di interno? Sorride. Assolutamente no: parecchie vedute di piazze notturne appartengono in realtà a Zagabria, e neanche i torinesi se ne sono accorti. In ogni caso, ora la città gli piace: domenica sera ha avuto modo di vedere by night lo spettacolo di “Luci d’artista”, dopo aver cenato sotto la Mole e aver incontrato, in giornata, il direttore musicale del Teatro Regio per discutere di un’opera da realizzarsi in un paio d’anni.

Dopo un’oretta scarsa, il regista controlla l’orologio: l’ora della partenza si sta avvicinando. Saluta, ringrazia della compagnia e fa per alzarsi; si avvicina una donna, con penna e programma del Festival, chiede un autografo, lui accetta, le chiede il nome per la dedica e poi aggiunge: “perché si chiama così? C’è sempre un perché. Io mi chiamo Mario perché a mio padre piacevano i nomi latini, i miei fratelli si chiamano infatti Furio e Camillo”.

di Agente Eleonora Palermo