8 Gallery

maggio 5, 2002 in Attualità da Redazione

30635Pensate ad una fabbrica di inizio Novecento, piena di fumi e di rumore. Pensate ad un’azienda di auto, dallo schema fordista, uomini e donne che per 12, 14 ore al giorno ripetono meccanicamente lo stesso gesto, con il gusto amarognolo di lubrificante in bocca. Pensate ora allo stabilimento di via Nizza della Fiat, il capolavoro supremo della catena di montaggio, con auto che pian piano nascevano attorno all’albero motore ed agli assi delle auto, salendo di piano, fino ad arrivare al tetto, dove venivano direttamente collaudate sulla pista di prova.

Difficilmente le tute blu della prima metà del XX secolo avrebbero potuto immaginare che oggi, dove loro si spaccavano schiena e mani, qualcuno si sarebbe potuto baciare guardando un film d’amore o ridere seduto sotto un tetto trasparente, sorseggiando una bibita, od ancora comprarsi un vestito con quello che loro non guadagnavano in un mese di patimento. Ed invece è proprio così, il Lingotto rinasce, ancora una volta e definitivamente, nel grande progetto di servizi integrati di Renzo Piano.

Quando nell’84 l’architetto Piano sognava di far vivere la storica ed abbandonata fabbrica 24 ore al giorno, con un insieme di attività molto diverse fra loro, sembrava un visionario schiavo del so stesso capolavoro Pompidou. Nacquero negli anni Novanta il centro fieristico e quello congressuale, seguiti dall’albergo Le Meridien e dalla passeggiata di negozi I Portici. Il Lingotto Fiere si è trovato a subire i capricci del mercato torinese, con saloni che oggi ci sono e domani non si sa, con cambi di nome delle manifestazioni e la concorrenza di Torino Esposizioni e, soprattutto, di Milano. I Portici invece non sono mai decollati, facendo supporre più volte una loro chiusura definitiva: troppo scomodo per i residenti arrivarvi, ancor di più per i non residenti.

Dopo anni di fermento silenzioso, reindirizzo delle strategie e ricerca di fondi, oggi è conclusa la terza fase di rilancio del Lingotto, e nasce anche 8 Gallery. Il piano commerciale diventa una lunga passeggiata coperta, con strutture hi-tech in vetro e metallo, dotata di quattro corti in cui soffermarsi. Molti sono i negozi, soprattutto di settori medio alti di mercato, che si affacciano sulle due ali della galleria, ma a spiccare sono due istituzioni: una è il multiplex della francese Pathè, undici sale pronte a fagocitare spettatori ad ogni ora della giornata; l’altra è il Feltrinelli Village, un luogo dove è possibile «respirare i libri e sentire la musica», per dirla con Inge Feltrinelli.

Oltre al piano degli esercizi, trovano spazio nel nuovo Lingotto un supermercato Pam, uffici di importanti società di servizi, la sede del Toroc (il comitato preposto all’attrezzamento dei giochi olimpici del 2006), l’ampliamento dell’albergo Le Meridien. Manca ancora un tassello all’opera, ed è quella pinacoteca promessa dalla famiglia Agnelli per la città qualche mese fa (apertura prevista dal sindaco Chiamparino: 21 settembre). Intanto è possibile soffermarsi sulla rampa da cui scendevano le macchine completate e collaudate, passeggiando spensierati a testa in su, immersi nel bagliore dei vetroni e dei chiari colori, ben diversi da quello che doveva essere in origine l’aspetto dell’ala nord dello stabilimento Lingotto.

di Diego DID Cirio