Welcome Euro

febbraio 1, 2002 in il Traspiratore da Redazione

I padri dell’Europa Unita, illuminati rappresentanti di stato ed illustri intellettuali, concepirono la reale possibilità di un’unione del Vecchio Continente al termine del secondo conflitto mondiale. Le atrocità, la lunghezza, le perdite umane, legate al diffondersi di una nuova cultura, sempre più ‘umanista’ (nel senso di aperta ai problemi dell’umanità e non solo alle conquiste per il benessere di pochi), imposero una scelta di pace salda nei principi e nelle regole. Una maggiore coscienza sociale sicuramente ha segnato il secolo passato che, mi risulta, sia ancora ‘da definire’, dopo un ‘700 illuminista ed un ‘800 romantico.

Ed allora, scientifico?, umanista? Non ho idea, sono però certo che tanti proclami sono seguiti dai fatti importanti, pietre miliari nello sviluppo futuro. L’Euro è sicuramente uno di questi.

Le monete, dopo le lingue e ben più dei tratti somatici (in un’epoca di continui interscambi) segnano profondamente le differenze tra le persone. Ora in trecento milioni abbiamo deciso di abbattere una barriera scegliendo di essere più uniti, meno distanti. Lasciamo perdere tutte le implicazioni economiche e commerciali e puntiamo l’indice sui sentimenti. Lira, Franco, Peseta diventeranno nell’immaginario collettivo delle nuove generazioni ricordi sfumati, alla stregua, per noi, di Doblone, Marengo, Baiocco, termini sinonimi di un retaggio di epoche oscure e sicuramente meno libere, giuste e civili. All’Euro, anche in maniera semiseria, è dedicato questo numero, nella convinzione che il progresso sia una costruzione di infinita altezza alla quale ognuno di noi può contribuire.

Alla prossima.

Il Traspiratore – Numero 33

di editoriale