Una bella giornata di sole

febbraio 1, 2002 in il Traspiratore da Meno Pelnaso

Cari amici, è una bella giornata di sole, tranquillità e silenzio.

Potrebbe essere una Pasquetta, un primo Maggio, un 15 di Agosto, uno di quei giorni insomma in cui si scopre, piacevolmente sorpresi, che sotto la pesante coltre di smog, le strombazzate degli autobus, le urla esasperate dei proprietari delle auto bloccate dalle macchine in seconda fila, gli spernacchiamenti arroganti dei motorini, la vostra città, una qualsiasi, decidete voi, è proprio bella da vivere.

Palazzi, monumenti, fontane, chiese, giardini, ma anche vicoletti, acciottolati, ponti, lampioni, portoni si riappropriano improvvisamente del fascino che avevano malinconicamente perso in mezzo al trambusto frettoloso della vita quotidiana. Inaspettatamente vi sembra di vivere non nella solita città, ma in quella che, qualche secolo fa, consentiva ai passanti annoiati di ammirare panchine, cornicioni, fregi, stemmi, balconate di palazzi che, veri e propri monumenti architettonici, abbellivano strade e piazze. Diciamo la verità, ve la state proprio godendo.

Immersi nel silenzio e crogiolati dal sole di questa giornata di festa, vi sedete su una panchina ad osservare i pochi passanti che, come voi, hanno preferito guardare le vetrine spente invece di intrufolarsi in una spiaggia gremita, tra una sudaticcia coscia cellulitica, un quarto di lardo coperto da una canottiera macchiata di sugo dalla quale spunta un rigoglioso e unto cespuglio nero, un pargolo dall’ugola straziante miscelato alla gracchiante descrizione dell’unghia incarnita del bomber di turno.

Siete proprio soddisfatti, rappacificati col mondo e, forse, capaci anche di dimenticare la settimana d’inferno che vi siete lasciati alle spalle. Voi sì! Ma loro?

Sì, proprio loro.

Quelle persone che, esattamente nello stesso istante, camminano nervosamente come in un qualsiasi giorno della settimana. Non guardano le vetrine, ma scrutano l’orizzonte ansiose alla ricerca di qualche cosa. Non vanno costantemente nella stessa direzione, ma ogni tanto, repentinamente, invertono la rotta o scartano improvvisamente a destra o a sinistra.

Attraversano di corsa la strada deserta e poi tornano sui propri passi. Entrano in una via laterale e rispuntano dalla successiva.

Malati di frenesia feriale? Schizofrenici con manie di persecuzione? Nevrotici spendaccioni in crisi d’astinenza? Smog-dipendenti alla caccia di un auto da cui fare un “tiro”?

No!

Osservateli bene.

Il loro girovagare è scomposto, scattante e flessuoso allo stesso tempo. La loro espressione è angosciata. Nel loro sguardo c’è la speranza di chi cerca ciò di cui non può fare a meno.

Ora, seguite il loro sguardo.

Non guardano le vetrine, piuttosto scrutano le insegne e spiano dietro gli angoli. Preferiscono percorrere le vie centrali e le piazze piuttosto che le viuzze laterali.

Adesso osservateli quando, smarriti e stremati, si fermano agli incroci ruotando su se stessi per avere una completa panoramica delle insegne lungo le vie: alcuni di loro si azzardano ad effettuare l’osservazione direttamente dal centro dell’incrocio, incuranti del rischio di essere travolti dall’unico maniaco motorizzato rimasto in città.

Che cosa cercano?

Vi sembra normale come stringono le gambe ed accavallano i piedi nonostante sia evidente che non si fermeranno per fare quattro chiacchiere?

Non possono farlo!

Infatti ormai è questione di vita o di… pantaloni.

In tutto il tempo in cui vi siete soffermati ad osservarli hanno ormai esaurito le proprie risorse e stanno per “mollare”!

Da qualche minuto hanno rinunciato a mantenere un dignitoso atteggiamento di ansiosa ricerca ed ora sarebbero disposti a darvi tutto quello che hanno nel portafoglio se poteste indicare loro un bar aperto o un vespasiano.

Probabilmente si accontenterebbero anche di un folto cespuglio.

Non siate severi nei vostri giudizi, è facile farlo da asciutti (!), purtroppo è stata la città deserta e le disposizioni comunali perbeniste che li hanno traditi e condannati.

Improvvisamente spariscono alla vostra vista e difficilmente li rincontrerete.

Arrivati all’ultimo stadio, questi poveri derelitti, si perdono dietro i pilastri dei portici, nei portoni, dietro alle piante normalmente utilizzate dai maniaci sessuali per spiare le coppiette, o si accucciano tra le macchine nei parcheggi, nelle scale di accesso ai posteggi sotterranei, dietro ai cassonetti dei rifiuti.

I più fortunati, superata una rapida crisi, rispuntano dai propri nascondigli e riprendono, un po’ imbarazzati, la passeggiata, ma cercando accuratamente di evitare le vie percorse in precedenza. Gli altri, coloro che non ce l’hanno fatta, non li rivedrete più, almeno fino al prossimo fine settimana, quando si saranno assicurati che in zona ci siano bar aperti.

Non biasimateli e ricordatevi che tra loro, un giorno, potreste esserci anche voi!!!

di M. Pelnaso