Un tram che si chiama desiderio

marzo 19, 2003 in Spettacoli da Simona Margarino

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Portato in scena per la prima volta a San Francisco il 19 settembre 1998 (con Renée Fleming e Rodney Gilfrey nei ruoli principali), approda ora in Italia “A Streetcar Named Desire”, sul palcoscenico del Teatro Regio di Torino, ove sono previste repliche dal 18 al 30 marzo c.a.

Allestito sotto la regia di Giorgio Gallione, affida la direzione d’orchestra a Steven Mercurio e le scene e i costumi a Guido Fiorato. Commissionato espressamente da Lotfi Mansouri, manager della San Francisco Opera, ad André Previn, pianista, direttore e compositore americano già vincitore di 4 Oscar (1958 Gigi, 1959 Porgy and Bess, 1963 Irma la dolce, 1964 My Fair Lady) su libretto di Philip Littell (noto per The Dangerous Liasons), ricalca l’omonimo dramma di Tennessee Williams (vincitore del Pulitzer nel 1947). La novità interpretativa di quest’opera in tre atti ne fa un evento da non perdere, se non altro ai fini di compararne l’inusuale realizzazione con la popolare trasposizione sullo schermo nel film di Elia Kazan, con protagonisti gli indimenticabili Marlon Brando e Vivien Leigh.

L’ispirazione musicale di Previn, il suo amore per Britten, Sam Barber e Strauss -da lui stesso dichiarato- si rivela spesso nell’andamento del dramma che altalena tra suoni forti e arrabbiati di tube e trombe roboanti, melodie da lirico romanticismo, tristezze al limite del blues, momenti di quasi jazz fino ad arrivare, soprattutto nel finale, ad intermezzi di pianissimo. Il ritmo naturale dei recitativi da musical, gli slanci declamati, parlati, urlati, soprattutto degli amici del poker, ricreano bene l’America viva di New Orleans, così come l’uso della lingua Inglese, moderna e affatto “sillabica”, risultati tuttavia un po’ troppo dissonanti con lo stile di una vera opera agli orecchi Europei del pubblico, abituati a ben altri repertori.

Una scenografia minimalista all’eccesso si avvale di scale e miseri balconi in legno a riprodurre le due stanze di casa Kowalski e il degrado di un quartiere allo sfacelo, arricchendosi talora di lanterne d’atmosfera soffusa, necessarie tanto a nascondere i tratti più infimi di decadenza suburbana e l’avvizzimento della vecchiaia, quanto ad attenuare la violenza di alcune scene. È un ambiente chiuso, elementare, clustrofobico che, anziché realizzare i desideri promessi dal treno che porta in città, amplifica le ossessioni e le debolezze, la volgarità di Stanley, la vigliaccheria di Mitch, l’ipocrisia di Stella.

Così ne escono sconfitte le nevrosi di Blanche, che solo il puritanesimo degli anni Cinquanta non aveva il coraggio di chiamare “nevrastenia, ninfomania e alcolismo”. La sua presa di coscienza della malattia e la morte, la perdita della casa e, insieme ed essa, della propria identità borghese, l’accusa di aver approfittato di un alunno minorenne, la fragilità, il patetico tentativo di seduzione di un giovane (non tanto l’attore che lo impersona…) giornalaio, l’alienamento in un mondo di realtà fittizia (bella l’aria “I want magic”), il sogno di un matrimonio salvifico, lo stupro ultimo ad opera del marito della sorella sono il fulcro di una storia amarissima in cui l’ombra incombente del manicomio oscura persino l’imminenza di una nuova nascita.

Un tram che si chiama desiderio

(A Streetcar Named Desire)

  • Luogo: Teatro Regio di Torino

  • Opera in tre atti – Musica di André Previn – Prima esecuzione in Italia

  • Spettacoli

    Martedì 18 Marzo h 20.30 Turno A e Speciale Novecento

    Giovedì 20 Marzo h 15.00 Turno C

    Martedì 25 Marzo h 20.30 Turno D

    Giovedì 27 Marzo h 20.30 Turno E

    Domenica 30 Marzo h 15.00 Turno F

    di Simona Margarino