Un torinese guida la Colombia

ottobre 5, 2001 in Sport da Federico Danesi

Con la crisi di “vocazioni” ciclistiche che attraversa la nostra città e la nostra provincia, ai Mondiali di ciclismo su strada della settimana prossima in terra portoghese ci dovremo accontentare di Gianni Savio. Il vulcanico team manager torinese della Selle Italia Pacific è stato infatti ingaggiato come commissario tecnico della nazionale colombiana.

Si tratta di una novità assoluta per lui, anche se da molti anni è vicino ai corridori colombiani, molti dei quali militano nella sua squadra: “Ho cominciato con il Venezuela, quando portai in Italia Leonardo Sierra (vincitore di una tappa del Giro all’Aprica, n.d.r.) e fui ct ai Mondiali dal ’91 al ’93. Successivamente con l’aiuto della Selle Italia ho organizzato la nazionale colombiana, anche se in macchina sono sempre andati altri. Conosco quell’ambiente da anni anche perché è stato amore a prima vista; da Cacaito Rodriguez (il piccolo scalatore che vinse anche a Val Thorens, al Tour, n.d.r.) a Buenahora e Fredy Gonzalez le soddisfazioni sono state sempre molte e non sono pentito della mia scelta”.

E’ stato facile formare la squadra? “Relativamente. La Colombia non ne può portare più di quattro e quindi negli ultimi mesi, quando mi è stata fatta questa proposta dal presidente Ettore Sangiovanni, un miliardario di origini calabresi che lavora nel settore del caffè, ho sentito i corridori e ho trovato piena disponibilità”.

Una formazione omogenea: Botero, che quest’anno ha deluso al Tour ma ha vinto due tappe alla Vuelta, Cardenas, vincitore della tappa di Plateu de Bonascre al Tour, il tuo Fredy Gonzalez, che di recente ha trionfato nel Trofeo dello Scalatore, e Marlon Perez, l’unico a correre in patria con la Orbitel. Che tattica pensi di adottare? “Sicuramente non potremo essere noi a fare la corsa visto che siamo così in pochi. Perez dovrà cercare di inserirsi nelle fughe da lontano, mentre Fredy Gonzalez, che ha lo spunto migliorare, resterà coperto. Per quel che riguarda Botero e Cardenas dovrò valutare la loro condizione, anche perché il primo (insieme a Perez, n.d.r.) farà anche la crono, che contrariamente al solito sarà molto dura. Lo stesso si può dire della gara su strada; vincerà sicuramente un corridore completo”.

Alla partenza tu comunque il campione del mondo ce l’hai già. Vainsteins, che ora è alla Domo, l’hai portato tu in Italia… “E’ vero, è stata una soddisfazione enorme lo scorso anno a Plouay. Pensa che io ero talmente convinto delle sue possibilità che un’ora prima che la corsa partisse ho incontrato Nicola Cecere, fotografo di ‘Ciclismo’ e gli ho detto di venire con me a fotografare il nuovo campione del mondo. Quando l’ho portato allo stand della Lettonia da Romans mi ha preso in giro; poi tutti hanno visto come è andata la corsa”.

L’Italia parte ancora una volta favorita? “E’ sicuramente la squadra da battere, anche se Ballerini dovrà cercare di eliminare le possibili rivalità tra i capitani. Attenzione comunque a Ullrich e Boogerd”.

Mancherà Pantani. Tu credi in una sua resurrezione? “Marco è un grande talento, ma per tornare quello di un tempo dovrebbe pensare solo a fare il ciclista. Da quello che leggo, invece, sembra che il prossimo anno voglia occuparsi anche dell’organizzazione della squadra e credo sia un dispendio di energie notevole. In più gli manca un punto di riferimento come sono stati Luciano Pezzi e Felice Gimondi”.

I programmi futuri della tua squadra? “Siamo stati invitati come wild-card al Giro di Lombardia. E’ una gara di Coppa del Mondo, non possiamo mancare e potremo chiudere in bellezza una stagione da incorniciare”.

di Federico Danesi