Un tipico caso di “colpo di genio”

febbraio 25, 2001 in il Traspiratore da Redazione

Il 13 luglio 1999, alle ore dieci e trenta circa, il signor Tamburini Alfonso, di anni quarantasei, arrancava quasi a passo di gallina lungo la stradina “del Sabbione”, in località Mires.

A quanto m’è dato a sapere, mancava poco più d’una manciata di giorni alla fine della montana villeggiatura del tizio in questione.

Vacanza, quell’anno, particolarmente sospirata; onde per cui, di lì a poco, un frullare scomposto di scatole – come si suol dire – avrebbe potuto essere prevedibilissimo, se non scontato. Dico “avrebbe potuto essere” poiché, incredibilmente, non si verificò affatto.

Giunto che fu al bar “Da Gigi”, pidocchiosa quanto stranamente accogliente caffetteria stile “Pulp Fiction”, ordinò seduta stante un bel caffè doppio. Corretto alla Sambuca, per la precisione.

[A volte i particolari più insignificanti – com’è solito affermare quel simpaticone perennemente in impermeabile, rispondente alla definizione di Tenente Colombo – sono spesso, sul serio, d’importanza a dir poco strategica; d’altra parte, quand’anche non lo fossero, almeno riempiono un po’.]

Pochi secondi dopo aver battuto un tizio grigiobaffuto (pelato, sui cinquanta) nella specialità denominata “presa del giornale”, il Tamburini si trovò finalmente bello spaparanzato non lontano dal bancone, con in mano il suo quotidiano preferito, o quasi.

Finito che ebbe la calda bevanda – vuoi per la leggerissima azione psicòtropa della stessa, vuoi per il particolare momento epifanico, vuoi per la bellissima giornata concessagli in questo bellissimo pianeta, non dimenticando che si trova in questo bellissimo grappolo stellare, denominato Ximirgy dalla stirpe dei Nasoni circa 14.500 equinozi or sono – ecco che accadde… qualcosa.

Per non tirarla troppo alla lunga mi permetto d’arrivare subito al punto. Il colpo di genio fu il seguente:

QUALCOSA DEVE PUR ESSERCI!

Detto così, di primo acchito, pare proprio un’evidente… cretinata? Giusto per non dire “cazzata”, se proprio non vogliamo arrivare al turpiloquio.

Tuttavia… tuttavia… Bah! Per il momento mi limiterò a riferire, sintetizzando al massimo (ovviamente), il “ragionamento” che portò il Tamburini, una mattina di luglio, a veleggiare per qualche minuto nell’empireo d’una presunta quanto aurea consapevolezza totale-globale, o quasi.

Egli immagina che la Terra scompaia, come pure il sistema stellare denominato Solare, insieme all’intera galassia denominata Galassia.

Ora, reiterando l’annullante pensiero, cancella dalla sua mente tutte le altre galassie, note e sconosciute, tutti i pianeti e le stelle e le nebulose, poi l’intero universo. Poi tutti gli altri universi, se ve mai ve ne fossero. Tutte le dimensioni, gli orbitali atomici, i tempi, gli spazi, gli esseri. Tutte le forme d’energia, tutte le particelle, reali o virtuali o puramente equazionali. Alla fine dice fra sé: “Anch’io voglio annullarmi, anch’io”. [Bel tipo, eh?]

Immagina di riuscirvi, anche se non ne è affatto sicuro. Poi… poi intuisce che forse il nulla assoluto è impossibile.

Qualcosa deve pur esserci, per l’appunto. Se lo bisbiglia più volte, da solo, nell’orecchio. Aggiungendo, a mo’ di “conclusione”, che il nome Essere, che molti diedero, danno e daranno a questo Qualcosa, forse, non è poi così lontano dalla verità.

Dopodichè, naturalmente, l’Alfonso paga e se ne va, dubitando, però, d’esser stato per l’ennesima volta vittima di quella fin troppo astuta servitrice-padrona chiamata “mente”.

Il Traspiratore – Numero 28

di Enzo G. Specchio