Un cerchio perfetto

novembre 13, 2003 in Musica da Redazione

a perfect circleTool, Maynard, A Perfect Circle, Maynard, Tool, Maynard, A perfect Circle. Fatto, il cerchio è chiuso. Ed ora si può ricominciare. A scelta, con i Tool od i A Perfect Cirlce; sempre e comunque con la inconturnabile e ossessionante voce di Maynard James Keenan.

Quando tre anni fa il cantante della band californiana Tool, tanto osannato dai conoscitori quanto misconosciuto dai più, prese parte al progetto musicale di Billy Howerdel, membro dei Nine Inch Nails (anche questi, chi sono, n’est-ce pas?), tutti pensarono si trattasse di una simpatica diversione di artisti che poi avrebbero ripreso la loro strada, ognuno nel rispettivo gruppo. Ed invece ci si dovette ricredere nel giro di una settimana: la classifica del “Billboard”, Bibbia della musica statunitense, li vide piazzarsi da «new entry» direttamente al 12° posto, battendo qualsiasi record. Nessun artista al primo disco ha mai fatto meglio nella storia della musica: non i Metallica, non i Beatles, non Shakira o Breatney Spears, neanche Micheal Jackson uscito dai Jakson Five; o i Nirvana; o Eminem…. insomma, nessuno.

Seguirono i concerti, e poi l’immobilità del gruppo. Pochi mesi dopo l’uscita dell’album “Mer de noms”, ed a cinque anni dal precedente, uscì anche il nuovo disco dei Tool, banda principale del cantante Keenan, il quale partì per la tournée live. Così A perfect Circle tornava quello che era sembrato essere all’inizio, e ciò che era raffigurato nel logo del gruppo: una parentesi aperta e subito richiusa, nelle rispettive carriere dei suoi componenti. La bassista entrò in pianta stabile negli Zwan, il batterista continuò con le decine di collaborazioni personali, l’evanescente cantante lontano sulle scene di mezzo mondo. Ma Howerdel, che era anche il produttore, proseguì nell’opera di creazione, ed attese il ritorno dell’indiscusso leader.

Così, un po’ inaspettatamente per chi non legge riviste specialistiche, a settembre è uscito il nuovo album del gruppo californiano: “Thirteenth step”. Basta dilungarsi sul passato, veniamo al presente. Mentre Tool e Nine Inch Nails, padri spirituali di questa nuova avanguardia rock che è A Perfect Circle, sono band dalla sonorità decisamente pesante, con atmosfere al limite del lugubre e soprattutto suoni aggressivi, il Cerchio Perfetto resta molto più leggero e melodico. Non che si vedano molti raggi di sole uscire dal compact disc: anche qui gli accordi in minore la fanno da padrone. Ma, se dovessimo paragonare la musica al clima, potremmo dire che ci troviamo in presenza di un cielo coperto di nuvole, e cariche di pioggia, mentre con i Tool siamo in piena tempesta. Tra una serie di suoni appuntiti ed una voce straziata, si trovano maggioritarie note rotonde e concilianti, con l’ugola di Maynard che riesce a farsi sottile e pertinace, accompagnando i singulti della chitarra di Howerdel.

I violini, più presenti nel primo capitolo del gruppo, sono ora solo in due canzoni, melodiose e melanconiche. Per il resto a caratterizzare la tessitura musicale sono i suoni pieni di riverbero delle chitarre e la ritmica irregolare della batteria. Il tutto ben legato, con voce e basso, fino ad ottenere un insieme indissolubile, una specie di colonna sonora. Un disco che anche i neofiti o coloro che hanno difficoltà ad apprezzare la musica più «estrema» possono degustare. Chissà che poi ciò non li prepari per esperienze più perigliose (le composizioni da otto minuti degli Utensili o l’elettronica angosciante degli Artigli da 23 Centimetri). Senza dimenticare l’allettante prezzo del cd: 16,61 euro per 12 canzoni (era da anni che non si vedeva).

di Diego DID Sirio