Un Capriccio per il Regio

ottobre 6, 2002 in Spettacoli da Stefano Mola

32045(1)Martedì 8 ottobre si alza il sipario sulla stagione 2002-2003 del Teatro regio di Torino. Una festosa sequenza di debutti: per Mario Tutino, alla sua prima stagione come come direttore artistico del teatro torinese; per Jeffrey Tate, per la prima volta sul podio del Regio (anche se il maestro inglese è stato direttore ospite proprio a Torino della sinfonica RAI); ma soprattutto, prima volta a Torino per l’ultima opera di Richard Strass.

“Si può lasciare un solo testamento”, disse il grande compositore tedesco a Clemens Krauss (co-autore insieme a Strass del libretto di “Capriccio”) quando quest’ultimo, in seguito al grande successo dell’opera, cercava di convincerlo a comporne un’altra. Un testamento di grandissima raffinatezza formale: si prendano il sestetto d’archi d’apertura, i tre ottetti vocali, la grandezza melodica dello Strauss liederista trasferita nella parte della Contessa. Un’opera pienamente novecentesca, non solo per il linguaggio serenamente tonale, ma anche per l’argomento, per i suoi risvolti parodistici, per la sua dimensione di teatro nel teatro.

Brevemente, ecco di che cosa si tratta: in un castello presso Parigi, intorno al 1775, è prossimo il compleanno della vedova contessa Madeleine. Si trovano con lei il compositore Flamand, che ha scritto un sestetto d’archi in suo onore, il poeta Olivier, che ha scritto un dramma per l’occasione, e il direttore del teatro La Roche, che lo metterà in scena. C’è anche il Contefratello della contessa, che reciterà nel dramma perché innamorato dell’attrice parigina Clairon, che ha appena lasciato Olivier. Tra discussioni sulla prevalenza della musica sulla parola o viceversa, cantanti italiani, sonetti composti e musicati, Flamand e Oliver dichiarano entrambi il proprio amore alla contessa. Chi sceglierà la contessa, sospesa tra musica e poesia? Nella scena finale, dopo una lunga indecisione, la contessa si guarda allo specchio e capisce che non saprà risolvere il suo dilemma: entra il maggiordomo e annuncia che la cena è servita (potete trovare una descrizione più dettagliata della trama sia nel sito del Teatro Regio che nel sito del Met , quest’ultimo in inglese)

Detto di Jeffrey Tate, il direttore, vediamo gli altri protagonisti dello spettacolo. Il regista è Jonathan Miller, regista da molti considerato scandaloso (curiosità: sia Tate che Miller sono baronetti e laureati in medicina). Gli interpreti: Elizabeth Whitehouse nel ruolo della Contessa Madeleine; Olaf Bär è il Conte, Jonas Kaufmann, il compositore Flamand, Claudio Otelli il poeta Olivier; Doris Soffel l’attrice Clairon e Franz Hawlata è La Roche, il direttore del teatro. Completano il cast Peter Keller, Lillian Watson, Valeryi Serkin e Michael Busch. Le scene per il nuovo allestimento realizzato dal Teatro Regio sono di Peter Davison, i costumi di Sue Willmington.

Ecco di seguito alcuni link per approfondire:

Notizie bibliografiche su Jeffrey Tate

di Stefano Mola