Un amico per Ted Landon – ep I.2

febbraio 18, 2001 in il Traspiratore da Redazione

Riassunto della puntata precedente.

Stringendo fra le braccia il corpo esanime del Giudice Mascherato, alias Mortimer Morton, suo vecchio amico, Ted Landon ricorda le situazioni che hanno portato Mortimer, giudice nella vita reale che indossa i panni del supereroe, a prendersi una pallottola in pieno petto al posto del detective. Mortimer Morton era stato il giudice che aveva condannato Ted nel processo per “l’affare Stend”, ordito a suo danno dal famigerato Tom “lo scacchista”. A causa di quella condanna che aveva gettato fango sulla sua reputazione, Landon aveva abbandonato per sempre gli Stati Uniti, venendo a vivere in Italia. Adesso Morton era in città. E come presto l’ispettore Scannacani avrebbe rivelato a Landon, anche “lo scacchista”!

Uscito dall’ufficio di Joe, vagai per qualche ora per le strade della città. Ci sono momenti in cui un uomo deve dimostrare di essere uomo. Momenti in cui deve stringere i denti tanto da sentire scricchiolare le mascelle. Momenti in cui la gola è tanto riarsa che il Gran Canyon risulta un luogo piacevole e rinfrescante. Momenti in cui un uomo vero tiene lo sguardo alto e pensa fra sé: “Dovevo ascoltare la mamma e fare l’assicuratore!” Sì, proprio così. Con queste cose per la testa giunsi sulla porta del mio ufficio. Sarà stato per il mio infallibile fiuto che odorai subito il pericolo nell’aria? Sarà stato per la mia abitudine al rischio che mi aspettavo una mossa dallo “scacchista”? Oppure sarà stato il biglietto piantato sullo stipite della mia porta con un pugnale di infima marca, a suggerirmi che qualcosa stava per minare la mia tranquillità?

Immagino che quel biglietto possa aver contribuito. Sì, proprio così! Staccai con un gesto deciso il pugnale lanciandomelo alle spalle. Presi il biglietto e varcai la soglia del mio ufficio. Il biglietto diceva: “Non ti servirà a nulla l’esserti rintanato in questo angolo sperduto del pianeta. Ti ho trovato. E adesso nulla mi impedirà di schiacciarti peggio di una sardina in un barattolo sovraffollato! Tuo affezionatissimo, Tom lo scacchista”

Leggendo quelle parole, inarcai le sopracciglia, mentre un sospetto si faceva strada nella mia mente: probabilmente quel tizio non mi voleva molto bene! Una cosa, però era certa: il suo linguaggio era alquanto fiorito! Sì, proprio così!

Inoltre, notai un post scriptum: “Dimenticavo, ti aspetto questa sera negli scantinati di “Da Gigi, specialità genovesi!” Vieni solo!”

Ormai il tempo era volato e soltanto in quel momento mi accorsi che si erano già fatte le 20:30. Dovevo sbrigarmi: “Da Gigi” si trovava dall’altra parte della città. Precipitandomi fuori della porta, non mi ero neanche accorto di aver lasciato il biglietto di Tom in bella vista sulla scrivania. E non avevo neanche visto Mortimer Morton che era entrato dietro di me, tenendo fra le mani una ventiquattrore dalla quale spuntava il manico del pugnale di cui mi ero sbarazzato poco prima. Strana la vita: a volte si scopre come sono utili al giorno d’oggi le ventiquattrore … Sì, proprio così!

“E’ stato in quel momento che hai scoperto dove stavo andando e perché, vero, vecchio furfante?” dissi al Giudice Mascherato, cercando di farlo tornare in sé. Ma inutilmente. Ritornai ai miei ricordi.

Il bar “Da Gigi” era il luogo d’incontro dei duri più duri della città. E, si sa, quando il gioco si fa più duro, i più duri cominciano a farsela addosso. O qualcosa di simile. Sì, proprio così!

La cameriera mi venne incontro. “Ehi, bel tomo! Cosa ci fai qui? Vuoi ordinare il solito?”

“No, pupa. Voglio la chiave dello scantinato.”

“E’ già stata presa. Comunque vai pure. La porta è in fondo al locale a destra. Ci fate un simposio, là sotto, questa sera?”

“Sì, proprio così!”

“Beh, vedete di non sparare troppo, ché mi sporcate il pavimento!”

Dopo quel rapido scambio di frecciate, mi avviai verso la porta indicatami. “Non fare un passo di più”, mi intimò una voce alle mie spalle. La riconobbi anche troppo bene: era Tom lo scacchista.

Mi voltai verso di lui: avevo capito il suo gioco. Mi aveva dato appuntamento nello scantinato per potermi prendere alle spalle una volta che mi fossi diretto in quella direzione! “Ehi!- urlò la cameriera -E questo chi sarebbe? Non voglio sparatorie nel mio locale!”

“Chiudi il becco! – Le ordinò Tom. Poi, si rivolse a me – A noi due, Landon.”

Tese di più il braccio per prendere meglio la mira. “Questo è scacco matto”, ghignò.

“Al contrario!”, esclamò una voce, mentre la porta dello scantinato si spalancava rumorosamente.

“La mia porta!”, piagnucolò la cameriera, mentre una nuvola di fumo si propagava per tutto il locale. Dalla nebbia, ad un disorientato Tom si presentò una sagoma nera. Il click di un walkman fece partire una musichetta da film d’azione e il Giudice Mascherato esordì con la sua frase d’entrata ad effetto. “Sono la gomma che cancella l’errore del crimine! Sono il tuo incubo peggiore! Chi sono?”

“Chi se ne frega! Levati dai piedi!”, sibilò lo scacchista.

“Risposta sbagliata! Dai, fai un altro tentativo!”

“E lascialo perdere, ché ha un’arma!”, ribattè la cameriera.

“No! E’ una questione di principio!- disse il Giudice Mascherato, avanzando verso Tom – Dai, è facile! Indosso una toga e una maschera … sulla toga c’è una grossa G gialla … sono il …”

Vidi Tom grondare di sudore. Il dito che teneva premuto sul grilletto, tremava. “Se vuoi, rispondo io per lui …”, azzardai.

“No! Troppo facile così! Deve dirlo lui!”, e dicendo questo, Morton fece un altro passo verso Tom.

La tensione era troppa. Un colpo partì dalla pistola dello scacchista. Poi ci fu soltanto la nebbia. Quando il locale ritornò completamente visibile e la nebbia fumogena del Giudice Mascherato si era diradata completamente, Mortimer era steso a terra. Privo di sensi. Si era messo in mezzo fra me e la mia morte. La pallottola che era destinata a me, adesso era nel suo petto… Passò un tempo incalcolabile.

“Dov’è lo scacchista?”, sibilò Morton, riaprendo le palpebre.

“È fuggito! Ma la cosa non finisce qui!”, risposi.

Il mio amico aprì con fatica la bocca, per parlare ancora. Stavo per impedirglielo, per non fargli sprecare le forze, ma lui fu più veloce. “Mi devi promettere una cosa …”

Deglutii a vuoto. “Dimmi”

“Promettimi che quando sarà finita tutta questa storia…”, un colpo di tosse spezzò la frase.

Strinsi le labbra, aspettando che si riprendesse. Infine lo fece.

“Promettimi che farai una cosa per me!”

“Certo. Che cosa?”

“Mi impedirai di andare dal solito sarto a farmi ricucire la Giu-toga imbottita di Giu-giubbetto antiproiettile! Il suo taglio è così fuori moda!”

Detto questo, si alzò con l’agilità di un grillo, lasciando me stupefatto. Quando mi ripresi, lui si era già allontanato in una nuova nube di gas.

Ero sicuro che lo avrei incontrato presto. Tom lo scacchista era fuggito, stavolta. Era un criminale abile e senza scrupoli. Ma aveva fatto un grosso errore: non aveva calcolato un fattore nella sua equazione. Un fattore che da solo poteva vincere questa partita, perché non era legato ad interessi personali. Né alla vendetta. Qualcosa di forte. E di bello. Tom lo scacchista non aveva tenuto conto di una cosa. L’amicizia. Per questo avrebbe presto perso non solo questa battaglia. Sì, proprio così.

 

[Continueranno nei prossimi numeri le avventure di Ted Landon e del Giudice Mascherato, in una trilogia che sarà presto disponibile anche sul sito Inventa.]

Il Traspiratore – Numero 25-26

di Andrea Savio