Un’altra donna condannata a morte

febbraio 10, 2002 in Medley da Stefano Mola

Abok Alfa Akok è una giovane donna di 18 anni. È incinta. Vive in Sudan. L’otto dicembre del 2001, è stata condannata alla lapidazione per aver avuto una relazione extra-coniugale, secondo i dettami della charia, la legge islamica.

Abok Alfa Akok è di religione cristiana. Non comprende l’arabo, lingua in cui si è tenuto tutto il processo. Non è stata assistita né da un’interprete, né da un avvocato. L’uomo con cui avrebbe avuto la relazione non è stato processato (pare non ci fossero sufficienti prove a suo carico…).

Il capo di stato sudanese, Omar Hassan El Bashir, ha ratificato nel Marzo del 1986 l’International Covenant on Civil and Political Rights (ICCPR). L’articolo 6 di questo trattato proibisce l’esecuzione capitale per una donna incinta.

Il primo febbraio, l’organizzazione Human Rigths Watch ha mandato una lettera al capo di stato sudanese per chiedere la sospensione della pena, oltreché di altre violazioni di diritti umani. Potete trovare qui il testo della lettera.

Non sappiamo perché questo caso non riceva la stessa attenzione che giustamente ha avuto la nigeriana Safiya. Traspi.net non ha particolari meriti: abbiamo letto su La Stampa di Sabato 8 Febbraio un articolo di Pierluigi Battista intitolato appunto “Due pesi, due lapidazioni”.

Ci è sembrato il caso di provare a diffondere la notizia. È chiaro che per ogni ingiustizia che si cerca di mettere in evidenza, se ne tacciono moltissime altre. Se qualcuno tra i lettori avesse altre notizie su questo caso, o su altri casi, vi preghiamo di segnalarle. Ci piacerebbe chiudere con i versi che aprono la poesia “Musée des Beaux Arts”, del poeta W. H. Auden:

In tema di sofferenza, non sbagliavano mai

i Vecchi Maestri: come intendevano bene

la sua posizione fra gli umani; come essa abbia luogo

mentre qualcun altro mangia o apre la finestra o semplicemente passeggia lento per lì

( potete trovare la poesia completa qui )

di Stefano Mola