Ultime gare: oro a Di Centa nei 50km e alla Svezia per l’hockey

febbraio 26, 2006 in Sport da Federico Danesi

Stupenda chiusura dei giochi olimpici: il fondo porta a cinque i nostri successi

PRAGELATO: SPLENDIDO DI CENTA

Basta passare da un Giorgio all’altro e cambia l’esito. E’ un segno del destino che l’Italia debba chiudere l’Olimpiade con un oro nella gara più massacrante: due anni fa era successo a Stefano Baldini ad Atene nella maratona; oggi tocca a Giorgio Di Centa nella 50 km di fondo. Ed è bellissimo poter chiudere così, cancellando d’un colpo processi e polemiche.

Aspettavamo Piller Cottrer, ha trionfato Di Centa e va benissimo così. Perché gli azzurri, come già successo nella prova ad Inseguimento che aveva aperto il programma olimpico, hanno fatto la gara dal primo all’ultimo dei 50.000 metri previsti e sarebbe stata una beffa lasciarla nelle mani di chi, come il russo Dementiev, ancora una volta ha provato a fare il furbo, uscendo solo sul rettilineo finale.

Perfetta la tattica preparata a tavolino, ma perfetta soprattutto la sua esecuzione. Nei primi tre giri italiani nella pancia del gruppo, a studiare gli avversari e a rispondere solo quando il ritmo cresceva. Poi la prima scrematura, con Di Centa e Valbusa a tirare, Piller Cottrer e Santus a curare i possibili inserimenti stranieri. Infine il forcing: ci ha provato due volte, ‘Killer’ Piller a fare selezione sulle ascese finali, ma non è riuscito a fare quel vuoto che voleva. Sono rimasti in troppi, compreso Di Centa sempre lì davanti, mentre Valbusa di staccava e Santus rimaneva leggermente attardato per la rottura di un bastoncino.

Quando è cominciato il rettilineo finale, Di Centa come due settimane fa si è ritrovato in testa. Ma ha imparato la lezione, tenendo duro e non permettendo a nessuno di passarlo. Ci hanno provato Dementiev e Botwinov, ma alla fine sono stati capaci di risucchiare solo Piller Cottrer, giunto quinto. Giorgino no, ha trionfato facendo il pugno e poi si è lasciato andare ad un liberatorio “Ora posso anche smettere di correre“.

Non lo farà, perché ora che il suo talento si è finalmente espresso e ha pagato il conto con quella sorte fino ad oggi sempre maligna, si può costruire una nuova carriera.

E’ successo quello che non avrei nemmeno sperato. Non ero il favorito, ma sono stato praticamente perfetto, non sprecando energie e ragionando quando sono arrivate le salite“.

Questo emozionantissimo finale lo racconta così: “Sono andato via credendo che comunque qualcuno prima a poi mi avrebbe affiancato. Invece non ho sentito il fruscio degli sci vicino ai miei e ho capito di essere solo“. La dedica è in primi alla sua famiglia, presente in massa a cominciare dalla moglie, le figlie, il fratello Andrea e naturalmente Manuela, fino ad oggi l’unica campionessa di casa. Un ringraziamento speciale allo staff: “Hanno sempre creduto in me. La squadra e i tecnici hanno avuto fiducia anche nei giorni bui e questo mi ha dato forza. Non so ancora cosa significhi questa vittoria, non me ne rendo conto“.

Alla gioia incontenibile di Giorgio Di Centa fa da contraltare l’amarezza di Piller Cottrer: “E’ andata così e alla fine va bene perché l’oro l’ha vinto Giorgio, uno che proprio se lo meritava. Peccato, perché finire dietro a due come quelli lì proprio non mi va, ma le gare sono anche così“. Il sappadino, senza troppi giri di parole, si riferisce a Dementiev, capace solo di succhiare le ruote come avviene solo nel ciclismo, e a Botwinov: ex russo, da anni passato in casa Austria, uno che a più riprese è stato chiacchierato per suoi presunti legami con le pratiche dopanti della squadra biancorossa. Ma non è tempo di polemiche, in casa Italia, solo di feste.

di Federico Danesi