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giugno 11, 2002 in Libri da Stefano Mola

Alfredo Bryce Echenique, “La tonsillite di Tarzan”, Guanda, pag. 243, Euro 12,91

31093(1)C’è l’amore: una parola ingombrante, più facile da dire che da sperimentare, con le sue pretese di assolutismo, di eternità, col suo carico di attese astratte. E poi, appena usciti dalla platonica caverna, incontriamo la contingenza, nelle sue multiformi incarnazioni, tutte quelle che la realtà riesce a creare. Ad esempio le persone vere invece di quelle sognate. Oppure le persone giuste incontrate nel momento sbagliato, perché ovviamente nella realtà il tempo gioca sovrano e capriccioso. Oppure la materialità della vita, nella sua dimensione più duramente economica, la precarietà del lavoro. Le distanze continentali, al tempo stesso rimediabili (gli aerei) e irrimediabili (gli aerei costano). E poi le parole scritte sotto forma di lettere come elastici che accorciano e allungano le distanze.

Tutte queste cose e molte altre animano il romanzo dello scrittore peruviano Alfredo Bryce Echenique. Juan Manuel Carpo è un cantautore peruviano, a Parigi per sfondare. Ovviamente, senza un soldo. Ha una moglie, Luisa, che ama moltissimo e con cui è felice. Il 13 giugno del 1967 si alza da Parigi il volo 1313, destinazione Lima. A bordo: Luisa (improvvisamente, inaspettatamente soltanto lei). Juan Manuel è disperato. Scrive canzoni bellissime e tristissime che parlano del suo amore spezzato. È in questo momento che compare Fernanda María de la Trinidad del Monte Montes, una salvadoregna con alle spalle studi ed educazione molto come si deve, e per il momento anche soldi. Scoppia un amore tormentatissimo, che comprende fin dall’inizio troppi personaggi. Gli attori di questo amore infatti non sono purtroppo mai soltanto due. All’inizio Luisa è ancora un’ombra troppo grande. Poi un tradimento di Fernanda contro il fantasma di Luisa, la fuga di lei e la comparsa di Enrique, da cui Fernanda avrà due figli. Enrique, fotografo cileno, grande talento dissipato nell’alcool e nell’autocompatimento. Enrique padre tenerissimo e nelle sbronze marito violento.

Juan Manuel Carpio resta l’amore vivo attraverso le lettere e poche settimane di incroci, e relativa passione travolgente. Poco alla volta è chiaro che Enrique non sarà che il padre dei figli di Fernanda. In mezzo, spesso distanze troppo grandi: Juan Manuel tra Parigi e Maiorca, Fernanda tra il Salvador della guerra civile, gli Stati Uniti, il Cile, Londra, con difficoltà economiche enormi, affannose ricerche di un lavoro, traslochi, l’educazione dei figli, il trasferimento di Enrique in Cile…

Non vorrei raccontare proprio tutto, e anche questo riassunto non rende sicuramente giustizia dello sviluppo di questo rapporto amoroso, di questa drammatica assenza di contemporaneità. Durante il secondo incontro di Fernanda e Juan Manuel, Parigi, casa con vista sulla Senna, amici, Frank Sinatra canta in sottofondo appunto “It’s the wrong time and the wrong place”. È l’epigrafe da incidere sul loro amore. “Entrambi abbiamo sempre rispettato tutto in modo incredibile. Non ci siamo mai permessi di fare pressioni uno sull’altro. […] in momenti in cui forse un leggero peso avrebbe fatto pendere la bilancia a nostro favore. Né tu né io ci siamo mai azzardati a essere quel peso” (pagg 150-151). Ecco quello che scrive Fernanda in una delle sue numerose lettere.

Bryce Echenique sceglie di raccontare questo amore bellissimo principalmente attraverso le lettere che i protagonisti si scambiano per tutta una vita. Soprattutto quelle di lei, perché nella finzione delle lettere di Juan Manuel Carpio non restano che poche frasi, da Fernanda trascritte fedelmente su un quaderno. Digressioni con qualche passaggio in prima persona di Juan Manuel condiscono il resto. Questa scelta è estremamente funzionale alla descrizione di un rapporto che appunto vive di buchi, assenze fisiche, parole. Assenze soltanto fisiche, perché per ognuno dei due protagonisti l’altro è una presenza mentale ininterrotta. Passare da una lettera all’altra permette di calarsi a poco a poco nella storia di Juan Manuel e Fernanda così come devono averla vissuta. E di pensare, tra una lettera e l’altra, a tutte le nostre storie, ai momenti in cui qualcosa sarebbe potuto essere e non è stato, a tutte le occasioni in cui, appunto, ci siamo trovati con la persona giusta ma nel luogo e nel tempo sbagliati.

di Stefano Mola