Tradurre con il colore le strade della poesia

aprile 11, 2009 in Arte da Redazione

“Baciandola coll’anima sulle labbra, l’anima improvviso mi è fuggita.”

Ghigliano_IdaFrickeyA Mondovì, Cinzia Ghigliano ci racconta l’Antologia di Spoon River attraverso i sui pennelli e i suoi colori, partendo da Lee Master e passando attraverso Pavese, Pivano e Fenoglio.

Il termine antologia deriva dalla parola greca anthología, da anthos (fiore) e logos

(scelta, raccolta), “raccolta di fiori”. E’ uno strumento molto antico di raccolta di testi da opere più ampie. La più famosa è certamente l’”Antologia Palatina”, conservata nella Biblioteca Universitaria di Heidelberg, che raccoglie epigrammi furono organizzati nel I secolo a.C. e ampliata fino all’età bizantima.

Dalla lettura degli epigrammi sepolcrali dell’Antologia Palatina greca, nascono le storie provinciali di Spoon River che ruotano sull’incomprensione dei rapporti affettivi. Dalle lapidi di questa cittadina del Midwest, in forma di epitaffi, si ergono le affascinanti voci dei personaggi che non hanno capito e non sono riusciti a farsi capire. Sono voci che in modo spietato raccontano e si raccontano con brutale franchezza, un briciolo d’ironia e amarezza, senza ipocrisie e menzogne, fuori dagli schemi di un’orami inutile rispettabilità e con un tentativo di redenzione. Brandelli di esistenza che hanno un senso se estrapolati dal singolo e considerati in una prospettiva più ampia, che abbraccia l’intera umanità, in cui ogni singola vita ha un percorso determinato da una passione che diventa l’obiettivo della propria esistenza, in cui riconoscere il senso dell’esserci, nella vita. E allora diventa tutto “troppo” per una vita sola, “troppo poco” per morire. E quindi un ostinato aggrapparsi dei poveri resti a quell’intensità ammaliante che guardata attraverso le orbite vuote di vita, appare futile.

PresentazioneMostra Cinzia GhiglianoL’Antologia di Spoon River è una raccolta di poesie del poeta americano Edgar Lee Master pubblicate sul “Mirror” di St. Louis tra il 1984 e il 1915.

Fu pubblicata per la prima volta in Italia da Einaudi nel 1943, scoperta da Pavese e tradotta dalla Pivano.

Dell’Antologia Pavese diceva “Lee Masters guardò spietatamente alla “piccola America” del suo tempo e la giudicò e rappresentò in una formicolante commedia umana […]. Le spettrali, dolenti, terribili, sarcastiche voci di Spoon River ci hanno tutti commossi e toccati a fondo”.E ancora “Si direbbe che per Lee Masters la morte – la fine del tempo – è l’attimo decisivo che dalla selva dei simboli personali ne ha staccato uno con violenza, e l’ha saldato, inchiodato per sempre all’anima.”

Fernanda Pivano racconta: “Ero una ragazzina quando vidi per la prima volta l’Antologia di Spoon River: me l’aveva portata Cesare Pavese, una mattina che gli avevo chiesto che differenza c’è tra la lettura americana e quella inglese.Con l’Antologia di Spoon River fu un colpo di fulmine: “l’aprii proprio alla metà, e trovai una poesia che finiva così “mentre la baciavo con l’anima sulle labbra, l’anima d’improvviso mi fuggì”. Chissà perché questi versi mi mozzarono il fiato: è così difficile spiegare le reazioni degli adolescenti”

Nel 1971 Fabrizio De André pubblicò l’album “Non al denaro, non all’amore nè al cielo” utilizzando le traduzioni della Pivano. Scelse nove poesie e le trasformò in altrettante canzoni. Nelle note di copertina dell’album si trova un’intervista di Fernanda Pivano a Fabrizio. La stessa scrisse per l’album anche una pseudo intervista a Edgar Lee Masters.

Grande è la stima della Pivano per De Andrè e di lui disse“Fabrizio ha fatto un lavoro straordinario; lui ha praticamente riscritto queste poesie rendendole attuali, perché quelle di Masters erano legate ai problemi del suo tempo, cioè a molti decenni fa. Lui le ha fatte diventare attuali e naturalmente ha cambiato profondamente quello che era il testo originale; ma io sono contenta dei suoi cambiamenti e mi pare che lui abbia molto migliorato le poesie. Sono molto più belle quelle di Fabrizio, ci tengo a sottolinearlo. Sia Masters che Fabrizio sono due grandi poeti, tutti e due pacifisti, tutti e due anarchici libertari, tutti e due evocatori di quelli che sono stati i nostri sogni. Poi Fabrizio sarà sempre attuale, è un poeta di una tale levatura che scavalca i secoli.”

A tal proposito ci viene in mente un commento che Cervantes mette in bocca a Don Chisciotte : “Mi pare che il tradurre da una lingua in un’altra […] sia come quando si guarda le tappezzerie fiamminghe da rovescio. Le figure si vedon sempre bene, ma attraverso tanti fili che le confondono, e non appaiono così nitide e a vivi colori come da diritto. Il tradurre da lingue facili non è prova d’ingegno e di stile più grande che copiare un foglio da un altro; tuttavia non voglio dire che questo lavoro di traduzione non sia lodevole: ce ne sono anche dei peggiori e meno proficui.”

La traduzione è una rilettura e un’interpretazione che certamente lascia un’impronta molto personale. E’ proprio questo concetto che viene fuori da una recente e particolare traduzione dell’antologia di Spoon River dell’illustratrice Cinzia Ghigliano nella mostra “Tradurre con il colore”. Una traduzione originale perché, appunto, effettuata con il colore. Sedici grandi tele in acrilico, di cui quattro dedicate ad ogni singolo interprete – Pavese, Pivano, Fenoglio, De Andrè – si incrociano con le loro traduzioni, affiancate da schizzi e disegni dell’artista in un percorso che s’intreccia e si completa con le versioni originali delle poesie di Lee Masters. Nell’ambito della mostra sono inoltre esposte 22 opere di piccolo formato, interpretazioni delle suggestioni che l’Antologia ha suscitato nell’artista. E’ la parte più intima della mostra, il cuore, anche nell’allestimento.

In ogni tela è possibile individuare le caratteristiche del traduttore, come per esempio quelle di Pavese, le uniche in cui è presente il colore nero, a rappresentare la morte. Oppure quelle della Pivano, con i personaggi visti di spalle.

La mostra, proposta lo scorso autunno a Santo Stefano Belbo, nell’ambito delle celebrazioni per il Centenario dalla nascita di Cesare Pavese, è promosso dal Comune di Mondovì, con il patrocinio della Fondazione De Andrè, ed è curato da Monica Nucera Mantelli.

Il sito: www.ghiglianocinzia.com

Dove: Centro espositivo S.Stefano, Via s. Agostino 24, Mondovì Breo (Cn)

Quando: dal 21 marzo 2009 al 26 aprile 2009

Orario: dal martedì al venerdì, dalle ore 16 alle ore 19.30

sabato, domenica e festivi, dalle ore 10.00 alle ore 12.00; dalle ore 16 alle ore 19.30

Ingresso: libero

Informazioni: ufficio cultura 0174/559263

di Giusy Sculli