Tour de France 2000

febbraio 18, 2001 in il Traspiratore da Federico Danesi

Venti squadre per 3630 chilometri, 5 tappe di montagna, tre cronometro di cui una a squadre, uno sconfinamento in Svizzera, due giorni di riposo e una platea televisiva che lo pone tra i 5 eventi sportivi più visti al mondo: questo è il Tour de France 2000, un’edizione che si annuncia, ora più che mai, combattutissima. Perché se è vero che il Giro d’Italia appena concluso non ha tradito le attese, incerto com’è stato sino alla penultima tappa, è altrettanto vero che in Francia ci saranno proprio tutti e il pronostico è quanto mai aperto.

Il campo dei partenti è il meglio che il ciclismo professionistico possa offrire: da Lance Armstrong, dominatore un anno fa con una storia che commosse tutto il mondo, a Marco Pantani, che torna sulle strade di Francia a due anni dall’ultima grande vittoria e sarà senza dubbio più in forma del Giro. Da Jan Ullrich che nelle ultime settimane ha perso i chili in eccesso e dovrebbe presentarsi in condizioni accettabili, a Stefano Garzelli, fresco vincitore della Corsa Rosa e solo 32esimo un anno fa al Tour a un’ora dal vincitore. E poi, ancora, l’eterno Alex Zulle, gli scalatori spagnoli Escartin e Jimenez, in gran forma, Olano, che al Tour ha sempre tradito le attese, Dufaux, uomo di punta dell’italiana Saeco, Virenque, che ritrova tranquillità sulle strade di casa. E tra gli italiani che possono fare classifica ci sono anche Francesco Casagrande, battuto con molte recriminazioni al Giro, Alberto Elli e Paolo Lanfranchi. Il percorso è quello classico, con qualche variazione sul tema: si parte il 1° luglio da una località ormai classica per il Tour, Futuroscope, con un cronoprologo abbastanza lungo, 16 chilometri. Due tappe in linea per velocisti e al quarto giorno il ritorno della crono-squadre che mancava da 5 anni: 69 chilometri da Nantes a St. Nazaire, ma tutto sommato le squadre migliori saranno tutte insieme. Poi una settimana tranquilla sino alla prima vera tappa di montagna, la 10ª (Dax – Lourdes Hautacam) con l’arrivo divenuto consueto nelle ultime edizioni: i corridori dovranno affrontare il Marie Blanque (9 chilometri con medie del 7,7%), l’Aubisque (16 chilometri, media 7,2%), il Soulor (2 chilometri al 4,2%) e l’erta finale di 13 chilometri all’8,5%; insomma una frazione pirenaica che farà selezione.

Due giorni dopo, passato il primo riposo, altro traguardo classico: il Mont Ventoux, tanto temuto e terribile, teatro nel ‘67 della tragica morte di Tony Simpson, 21 chilometri di muro con una media del 7,6%. Ma le montagne, nell’astruso disegno degli organizzatori, non finiscono lì. Dopo una tappa di “trasferimento”, il 15 luglio c’è la Draguignan-Briançon con il Col d’Allos, il Vars (10 chilometri al 6,8%) e l’Izoard, già affrontato al Giro (14 chilometri al 7,2 %). Altro traguardo alpino a Courchevel, in Savoia, con, nell’ordine, Lautaret, Galibier, Tèlègraphe, Madeleine e l’ascesa finale alla località montana francese. Infine, dopo il secondo riposo, 196 chilometri da Courchevel a Morzine: la salita più dura è in fondo, il Col de Joux-Plane. Sconfinamento per due giorni in Svizzera e, due giorni prima della fine, l’ultima crono, 59 chilometri da Friburgo a Mulhouse, prima della consueta passerella finale a Parigi. Insomma, ci sarà spazio per tutti e soprattutto ci sarà da divertirsi.

Il Traspiratore – Numero 25-26

di Federico Danesi