The Picture Of Dorian Gray all’Alfieri

dicembre 12, 2007 in Spettacoli da Barbara Novarese

dorian grayDice Tato Russo: “Il racconto mi ispirava atmosfere musicali di spessore gotico e la storia si è popolata di figure tragiche di una Londra vissuta tra saloni dell’alta aristocrazia e una Soho di bettole luride, di porti e angiporti. Dorian e solo lui costituisce il punto di incontro tra le due città, due strade, due mondi. Da una parte l’estetismo decadente delle classi dominanti, dall’altra il realismo delle classi sottoposte”. peccato

Un musical avvincente, liberamente tratto dall’omonimo romanzo di Oscar Wilde.

Il Dorian di Tato Russo è dolce, oltre che leggendariamente bellissimo, seducente, brillante e intelligente, tuttavia troppo influenzabile dalla sfera materiale della vita.

Legato al suo aspetto fisico, più per suggestione altrui che per propria volontà, si congela di fronte allo scorrere del tempo… lasciandosi trascinare da ogni sorta di vizio e depravazione.

La sua bellezza non risente degli anni che trascorrono inesorabili intorno a lui, nè sul suo volto compaiono rughe o segni della vecchiaia.

Un miracolo o una maledizione?

Una punizione, pare. Egli è costretto a convivere con l’insopportabile angoscia di una promessa estorta con l’inganno.

Che importanza può avere l’eterna giovinezza, se il prezzo da pagare è la propria anima?

Tante donne, tuttavia nessuna.

Tante feste, tuttavia solo solitudine.

Non sarà il patto con il diavolo a trasformarlo in un cinico individuo senza cuore, bensì la consapevolezza di camminare contro vento, lungo il sentiero della vita.

Come fermare l’atroce catena?

Un barlume di lucidità scuote ciò che resta della coscienza di Dorian. Si sveglia da un incubo e comprende che quell’incubo è la sua vita… adesso non ha più paura della morte, anzi: essa diventa l’unica porta verso la pace.

L’ostinata volontà di Dorian di non voler un figlio: “nessuno mi deve assomigliare”, lascia spazio a varie interpretazioni. Paura di un figlio che possa sostituirlo? Terrore che possa nascere un individuo similmente perverso? Volontà di risparmiare, ad un prossimo essere umano, inutili sofferenze, o le conseguenze di scelte sbagliate?

I brani musicali, firmati da Mario Ciervo e Tato Russo, sono ben orchestrati e adatti a ruoli e situazioni.

Di fronte al palco è stato steso un velo che rende la storia confusa, sfuggevole, con le caratteristiche simili a quelle di un sogno.

Non annoia ed alcune scene hanno il piacevole senso della sorpresa (l’ultima festa da ballo a casa di Aghata, la risata finale di Henry – Tato Russo… il diavolo?).

Prevale lo stesso stile decadente del romanzo da cui è tratto, in cui amore, crudeltà e angoscia s’intrecciamo magicamente, per riconfermare il successo di un musical già alla sua terza edizione.

Il personaggio di Dorian Gray è interpretatto da Michel Altieri, già protagonista de “I Promessi sposi” nel 2000, vincitore del Premio Sandro Massimini, dell’Italian Musical Theatre Award e del Rome-Europe Award come miglior attore; Irene Fargo interpreta con maestria il personaggio di Maryanne sia per la parte cantata che per quella recitata; Katia Terlizzi è Gladys, Priscilla Owens è Sybil Vane e Filippo Brunori è Basil Hallward. Le scene sono di Uberto Bertacca, i costumi di Giusi Giustino, le luci di Patrick Latronica. Coreografie di Aurelio Gatti, arrangiamenti e orchestrazione di Giovanni Giannini.

Liberamente tratto dal romanzo di Oscar Wilde

ideazione e libretto di TATO RUSSO

musiche di MARIO CIERVO e TATO RUSSO

arrangiamenti e orchestrazione GIOVANNI GIANNINI

scene UBERTO BERTACCA

costumi GIUSI GIUSTINO

coreografie AURELIO GATTI

virtual orchestra system ideato e programmato da MAURIZIO SANSONE

disegno luci PATRIK LATRONICA

aiuto-regia CHRISTINE GRIMANDI – TONINO ACCOLLA

assistenti alla regia Aurelio Laino – Franco Travaglio

di Barbara Novarese