Ted Landon e la paura di fine millennio

febbraio 15, 2001 in il Traspiratore da Redazione

“Questa scena l’ho già vista!” esclamai a denti stretti, quel gelido giorno di fine novembre.

“Non mi avrete mai vivo!” stava urlando un tipetto basso e magro, stempiato, con due sparuti ciuffi bruni poco sopra le orecchie ed un paio di spesse lenti da miope. L’uomo si riparava dietro un’automobile parcheggiata lungo il marciapiede.

Anche quell’uomo l’avevo già visto. Io e l’ispettore di polizia Joe Scannacani lo avevamo arrestato nel mese di agosto in quella stessa via, per le medesime ragioni. Primo, urlava in mezzo alla strada. Secondo, impugnava una pistola. Terzo, anche stavolta puntava l’arma contro l’automobile di Joe, dietro la quale eravamo riparati. Sì, proprio così.

Alle parole dell’ometto, un lampo di ricordi illuminò lo sguardo del mio amico.

“Se quel tizio si azzarda a fare un solo minuscolo graffio alla mia macchina…”

“Stai calmo.” feci io, frugandomi nelle tasche alla ricerca spasmodica delle mie liquirizie. Stavo cercando di pensare. E quando volevo pensare, cercavo sempre le mie liquirizie. Purtroppo, quel giorno le avevo finite. Grosso errore. Prima regola del bravo investigatore privato: mai uscire di casa senza liquirizie. Sì, proprio così.

“Come mai, quell’uomo è di nuovo in libertà?” domandai a Joe.

“Il suo avvocato gli ha ottenuto la libertà vigilata col pretesto dell’infermità mentale del suo assistito.”

“Già, ricordo che si era fatto prendere dal panico per via dell’eclisse! – continuai io – Questa volta, che cosa lo avrà spaventato?”

“La fine del millennio è vicina! Moriremo tutti!” gridò il tipetto in tutta risposta, sparando due colpi di pistola verso il cielo.

“Mamma, la voglio anch’io una pistola come quel signore!”

“No, Carletto! Quella è una cosa brutta! Potresti far del male a qualcuno!”

“Qualcuno ha detto che moriremo tutti?”

“Sì, quel signore dietro la macchina. Laggiù, davanti alla tabaccheria.”

“Beh, ditegli che ho una ditta di pompe funebri! Anzi, visto che la cosa è di interesse comune, accetto prenotazioni da tutti i presenti!”

“È finito il millennio! Marta, te l’avevo detto di comprarne dell’altro!”

“Ma Arturo! Sei tu che dovevi guardare in dispensa, stamattina!”

“Come sarà il nuovo millennio? Si accettano scommesse, avanti, signori, non fate i timidi!”

“Ricordate gente: pompe funebri “da Gigi s.r.l.”!”

“Mamma! Voglio anch’io una s.r.l!”

“No, Carletto! Ti ho già comprato le patatine! Adesso stai buono e andiamo a casa!”

A quel punto, vidi l’ometto abbassare il capo. L’arma gli cadde dalle mani, finendo con un tonfo sordo sull’asfalto. Joe approfittò dell’occasione per avvicinarglisi. Mentre lo ammanettava, il poveretto mugolava.

“Ma perché non mi ascolta mai nessuno?”

Joe si voltò verso di me, inarcando le sopracciglia come per sottolineare tacitamente quelle parole. Effettivamente, già l’altra volta avevamo catturato quell’uomo per sfinimento. Sì, proprio così.

“Io lo porto alla centrale. Che fai, vieni anche tu?”

Scossi il capo.

“Penso che farò due passi.” risposi.

Rimasi ad osservare la volante della polizia allontanarsi in quella gelida giornata di fine novembre. Poi entrai nella tabaccheria ed acquistai una scatoletta di liquirizie. Mentre m’incamminavo fra la gente, uno fra tanti, in una fra le tante affollate strade di questa affollata città, mi misi a pensare. Pensai a ciò che aveva detto quel tizio. Cosa ci attendeva allo scadere del millennio? Mi rigirai in bocca la liquirizia. Ed un’unica risposta si delineò nella mia mente: boh?

“Il domani fa sempre paura – esclamai fra me – Quante volte anch’io passo il tempo a preoccuparmi del futuro? Tutto tempo perso! È già tanto cercare di comportarsi bene ed affrontare i problemi di ogni giorno.”

“Non dirlo a me, amico! – esclamò alle mie spalle qualcuno con la voce impastata. – Questa sera viene a cena da me mia suocera!”

Barcollando, l’ubriaco mi oltrepassò e scomparve dietro un angolo. Mi apprestai a seguirlo. Dietro a quell’angolo, verso un nuovo secolo, lungo la tortuosa strada della vita. Promettendo a me stesso di preoccuparmi giorno per giorno. Di vivere attimo per attimo. Di assaporare ogni singolo momento, bello o brutto che sia.

E di cercare di comportarmi verso il mio prossimo nel modo migliore: per questo, se in città qualcuno ha bisogno di me, può sempre chiamare Ted Landon, l’investigatore privato. Io accorrerò immediatamente: ho comprato una bici! Sì, proprio così!

Il Traspiratore – Numero 22

di Andrea Savio