Superbowl, che sfida!

gennaio 25, 2003 in Sport da Federico Danesi

San Diego

C’è un giorno nel quale tutti gli States si fermano, è quello del Superbowl. Poco importa che soffino pesanti venti di guerra, perché domenica il ‘Qualcomm Stadium’ sarà tutto esaurito per la trentasettesima edizione della finale più attesa. Perché il football americano non ha ancora scalzato il baseball dal ruolo di sport nazionale, ma il Superbowl è uno degli eventi più seguiti (e trasmessi) al mondo, preceduto soltanto da Mondiali di calcio ed Olimpiadi.

Basta una sola cifra, quei 2 milioni di euro che ogni inserzionista pagherà per uno spot che dura soltanto trenta secondi. Un soffio che ha una quotazione impagabile, perché negli Usa quasi la metà della popolazione seguirà la partita (e annesse pubblicità). Spettacolo nello spettacolo saranno gli artisti che si esibiranno prima e durante la gara: il messicano Carlos Santana, le canadesi Celine Dion (che intonerà l’inno americano) e Shania Twain e i No Doubt, unici americani doc, nell’intervallo.

Quasi dimenticavamo… c’è anche una partita da giocare, che è anche una primizia assoluta. Gli Oakland Raiders hanno già vinto tre titoli, nel 1977, nel 1981 e nel 1984, quando però si erano trasferiti a Los Angeles. Quell’ultima finale si giocò a Tampa, in Florida, e per un curioso gioco del destino gli ultimi avversari sulla strada per l’anello saranno proprio i Tampa Bay Buccaneers, alla loro prima storica finale.

Uno degli attacchi più esplosivi ed entusiasmanti della Lega contro la difesa più forte, statisticamente parlando. Questo e molto altro nella sfida tra Bucs e Raiders, che alla vigilia vede solo leggermente favoriti i primi, anche se i bookmakers sono divisi. Da una parte, quella di Tampa, una squadra solida, che solo quest’anno ha trovato la quadratura: Brad Johnson in regia, la solidità di Mike Alstott per correre, le invenzioni di Keyshawn Johnson e McArdell in ricezione, difensori da Pro Bowl come Warren Sapp, Simeon Rice e John Rice. Oakland, invece, è la squadra dei vecchietti terribili. A partire dai 40 anni di Jerry Rice. E’ l’uomo che ha battuto tutti i record possibili per un ricevitore. Due stagioni fa San Francisco lo ha lasciato libero, dopo una carriera esaltante. Lui ha fatto soltanto una sessantina di chilometri attraversando la baia ed è tornato vincente, come prima, quasi meglio di prima. Con lui Tim Brown (36 primavere) e Bill Romanowski, che ha la stessa età e di anelli ne ha già vinti quattro con San Francisco e Denver. E ancora Rich Gannon che a 37 anni è stato eletto Mvp della stagione e punta a bissare in finale.

Sfida nella sfida quella tra i due allenatori. Da una parte, quella di Tampa, Jon Gruden, che sino allo scorso anno sedeva su quella di Oakland. Ha un anno in meno di Rice, è il tecnico emergente della Nfl. La dirigenza di Tampa l’ha pagato molto caro (due prime scelte nel 2002 più due seconde scelte e una barcata di milioni), ma la scelta ha (quasi) pagato. Sull’altra sponda Bill Callahan, che di Gruden era l’assistente. E’ partito malissimo e stava per essere licenziato dopo poche partite, ma ha avuto costanza e coraggio, ribaltando la stagione dei neroargento.

La partita sarà trasmessa in diretta da Tele+ Nero (inizio ore 00.15 della notte tra domenica e lunedì). Pronostico? Ci proviamo: 24-20 Raiders.

di Federico Danesi